Il poeta che ispirò Tolkien: la vita avventurosa di Roy Campbell tra cattolicesimo e fascismo

di Luca Fumagalli

Il poeta sudafricano Roy Campbell

Pochi scrittori sono riusciti nella loro vita a sollevare più polemiche e controversie di quanto fece Roy Campbell. Amato da tanti e odiato da molti altri, il sudafricano era di certo un poeta talentuoso, ma il suo carattere ondivago, perennemente in oscillazione tra la cordialità e la guerra senza quartiere, non gli rese facile il rapporto con gli altri.  Durante gli anni Venti, dopo la pubblicazione del poema The Flaming Terrapin, venne lodato come uno dei cantori più promettenti della nuova generazione. Alla lunga, però, i suoi versi al vetriolo gli alienarono la simpatia di una grande fetta dell’intellighenzia britannica. Del resto Campbell non era incline a lisciare il pelo alle ideologie allora in voga; al contrario, preferì indossare gli scomodi panni del ribelle, del genio anticonformista e reazionario, non perdendo occasione per scagliarsi contro il cinismo della modernità. A lungo andare un simile atteggiamento – corroborato dagli alti e bassi della vita – innescò in lui un cortocircuito esistenziale che lo portò infine ad abbracciare il cattolicesimo e a diventare uno dei più affascinanti campioni della causa “papista” in terra inglese.

Royston Dunnachie Campbell – il nome di Ignatius, in ossequio al santo fondatore dei gesuiti, venne aggiunto solo dopo la cresima – era nato nel 1901, a Durban, da una famiglia di origini scozzesi. Dal punto di vista culturale la sua infanzia fu caratterizzata da una curiosa ibridazione afro-celtica che lo rese particolarmente sensibile al tema della segregazione razziale. Estimatore della tradizione indigena, Campbell fu sempre contrario a qualsiasi forma di discriminazione operata dai colonizzatori. Più tardi, quando venne il momento di schierarsi contro l’apartheid, lo fece senza esitare, mosso però, al contrario di quasi tutti gli altri intellettuali, dal sincero amore per la cultura africana più che da un vago e paternalistico senso democratico. L’Africa era per lui l’immagine dell’innocenza, di una realtà pura e incorrotta, distante anni luce dalla pestilenziale cloaca morale del cosiddetto “mondo civilizzato”.

Roy e Mary nel 1921, l’anno del loro incontro

A Oxford, dove giunse nel 1919 per frequentare i corsi universitari, conobbe e divenne amico dei fratelli Sitwell, di Percy Wyndham Lewis, di Aldous Huxley, di Augustus John e di molti altri scrittori e artisti. Le sue giornate erano spensierate, spese il più delle volte fuori dalla stanza a divertirsi e a bere con gli amici. Lontano dalla rigida morale protestante della famiglia, Roy si diede alla pazza gioia, infiammato dal mito di Freud, di Darwin e di Nietzsche (tre idoli da cui si allontanerà progressivamente negli anni a venire, fino al loro definitivo abbattimento con la conversione al cristianesimo). La reputazione di ragazzo incorreggibile venuto dalle colonie gli valse il soprannome di “Zulu”, utilizzato anche da Wyndham Lewis per il personaggio di Zulu Blades – ispirato proprio a Campbell – che compare nel romanzo The Apes of God.

La scarsa disciplina, che presto costrinse Roy ad abbandonare gli studi, era controbilanciata da una viscerale passione per la letteratura, in particolare per Marlowe e i drammaturghi elisabettiani, associata a una non comune abilità nella scrittura. Decise quindi di tentare la carriera poetica, confermato nei suoi intenti dalle prime recensioni positive e dall’entusiasmo degli editori. George Russell, ad esempio, scrisse sulle colonne dello «Irish Statesman» parole inequivocabili: «È da molti anni che nessun poeta stimolava in me così tanto la voglia di speculare sul suo futuro, perché non ne conosco nessun altro che manifesti un tale barbaro splendore nell’uso degli epiteti o che possa legare la parola selvaggia in modo così appropriato con il pensiero selvaggio».

Roy (al centro) con William Plomer e Mary, incinta di Anna (1926)

Nel frattempo Campbell si era andato a infilare in un matrimonio turbolento con Mary German: nonostante i problemi economici, i continui traslochi – la coppia visse in Inghilterra, in Galles, in Provenza, in Spagna e in Portogallo – e i tradimenti, Roy e Mary rimasero insieme per tutta la vita. Dal loro amore nacquero pure due figlie, Teresa (soprannominata Tess) e Anna.

Se Campbell era stato accusato da Jacob Epstein di condurre un ménage à trois con Mary e sua sorella Kathleen, l’amicizia con lo scrittore William Plomer si concluse quando quest’ultimo confessò a Roy che la moglie aveva tentato di baciarlo mentre si trovavano su un taxi. Le assidue frequentazioni tra il sudafricano e Nina Hamnett fornirono un altro pretesto per dare adito a pettegolezzi, ma niente mise seriamente a repentaglio il matrimonio come la relazione clandestina che Mary ebbe con un’altra donna, la poetessa Vita Sackville-West, già amante di Virginia Woolf. La scabrosa vicenda, che ebbe inizio quando i Campbell si trovavano alloggiati presso la dimora della Sacville-West, a Long Barn, e che suscitò la gelosia della Woolf, si concluse quando Mary ritornò in lacrime dal marito, venendo perdonata. Questo strano triangolo amoroso si dimostrò uno dei propellenti creativi più importanti nella storia della letteratura, inspirando l’Orlando di Virginia Woolf, il King’s Daughter di Vita e il poema satirico The Georgiad, inteso da Campbell come un duro attacco all’universo radical chic del Bloomsbury Group, tutto arroganza e perversioni sessuali, da cui, almeno per un certo tempo, era stato anche lui attratto.

Roy e Mary in Provenza (1929)

Roy e Mary trovarono la tanto agognata pace solamente nella Fede cattolica. Furono battezzati con le figlie nel 1935, in Spagna, un anno prima dello scoppio di quella guerra fratricida che avrebbe devastato il paese. Campbell descrisse il proprio cammino di conversione in una serie di sonetti, raccolti successivamente in un volumetto intitolato Mithraic Emblems. I primi versi, composti durante il precedente soggiorno francese, sono ancora attraversati da un sentore pagano e irrazionale che rimanda a Mitra e al suo culto misterico, mentre nelle ultime poesie il sole non è più una divinità da adorare, ma diventa il simbolo di Cristo, l’unico vero Dio. Altro stimolo fondamentale fu l’incontro con la Spagna e la sua cultura, il cui effetto è ben sintetizzato dal sudafricano: «Fin dall’inizio mia moglie ed io comprendemmo il vero spirito della Spagna. Non potrebbe esserci alcun compromesso tra l’Oriente e l’Occidente, tra la superstizione e la Fede, tra un progresso irresponsabile e la tradizione, tra le emozioni (travestite da Ragione) e l’intelligenza».

Con lo scoppio della Guerra civile Campbell diede il via a nuove controversie schierandosi apertamente dalla parte di Franco. Si scontrò ripetutamente con Stephen Spender, W. H. Auden, Cecil Day-Lewis e altri giovani scrittori di sinistra che colsero la palla al balzo per liquidarlo come un vecchio retrogrado e un bigotto. In verità la posizione del sudafricano era più complessa, motivata da ragioni profonde legate alla sua nuova Fede. Come scrive Joseph Pearce, autore della più importante biografia del poeta, «il suo desiderio era quello di difendere la Spagna cattolica dai suoi nemici. In termini fondamentalmente politici, considerava la Chiesa come un baluardo a garanzia dell’integrità della famiglia contro quei “ribelli”, comunisti o anarchici, che volevano distruggerla» (il medesimo atteggiamento era condiviso dalla stragrande maggioranza dei cattolici britannici, a partire dal cardinale Arthur Hinsley).

Laurie Lee, Mary e Roy sul tetto della prima casa dei Campbell a Toledo. Dietro di loro si scorgono le torri dell’Alcazar.

Nel 1936, durante la battaglia di Toledo – passata alla storia per l’eroica resistenza dei nazionalisti assediati nella fortezza dell’Alcazar – i coniugi Campbell rischiarono seriamente di perdere la vita quando alcuni carmelitani, nascosti in casa loro, vennero trascinati in strada e uccisi a sangue freddo dai repubblicani. Per fortuna Roy riuscì a salvare almeno il prezioso archivio con le carte di San Giovanni della Croce che i frati gli avevano precedentemente affidato. Nel corso del conflitto morì anche padre Gregorio, il generoso parroco del piccolo villaggio di Altea che lo aveva accolto nella Chiesa. In un tale scenario di devastazione diffusa, i Campbell furono costretti a ricevere la cresima di nascosto, prima dell’alba, in una cerimonia clandestina condotta dall’arcivescovo Isidro Gomá y Tomás, primate di Spagna.

Nonostante le accuse di fascismo che lo perseguitarono per il resto dei suoi giorni, il poeta sudafricano aveva poco o nulla a che spartire con personaggi del calibro di Hitler o Mussolini. Se per un periodo sembrò possibilista nei confronti delle dittature di destra – reputate comunque meno pericolose del bolscevismo – con la firma del patto di non aggressione tra Germania e Unione Sovietica un disilluso Campbell si assestò definitivamente su posizioni libertarie, partecipando tra l’altro al Secondo conflitto mondiale in qualità di volontario dell’esercito inglese. L’atomica e la Guerra fredda non fecero altro che confermare le sue più oscure previsioni circa il destino tragico a cui l’umanità sarebbe andata incontro se avesse continuato a inseguire stupide ideologie, da lui accorpate sotto l’etichetta di “fasciodemonscevismo”.

In Spagna. Da sinistra: la madre del poeta, Roy, Mary, Tess e Anna (sull’asino con un’amica)

La poesia ispirata a Roy dalla conversione è paradossale tanto quanto la sua personalità. Dalla furia cieca di Flowering Rifle alla pace mistica della traduzione dei componimenti di San Giovanni della Croce, la sua lirica religiosa è attraente e provocatoria, parecchio apprezzata nel dopoguerra dal pupillo Dylan Thomas, da T. S Eliot, da Edith Sitwell, da C. S. Lewis – seppur dopo un’iniziale ostilità – e da J. R. R. Tolkien.

Con Eliot nacque una duratura amicizia, e a Oxford Campbell ebbe modo di incontrare di persona Lewis, Tolkien e il resto dei membri degli Inklings, il loro gruppo letterario (un aneddoto intrigante vorrebbe che l’autore del Signore degli Anelli si sia in parte ispirato allo stesso Roy per il personaggio di Aragorn) . Il rapporto più solido fu tuttavia quello che si creò con la Sitwell a cui, un po’ teatralmente, Campbell si propose nelle vesti del cavaliere, promettendo di difenderla dagli attacchi degli scrittori invidiosi e dei critici malevoli. La poetessa, che in seguito divenne cattolica grazie sopratutto alla benevola influenza di Roy e Mary, ricambiò il favore prendendosi cura dell’eredità letteraria del sudafricano: Campbell, infatti, morì tragicamente nel 1957 a seguito di un incidente automobilistico, proprio quando la sua carriera stava vivendo una seconda primavera grazie alla pubblicazione dei Collected Poems.

Le poesie di San Giovanni della Croce tradotte da Campbell

Idealista e uomo d’azione, Roy Campbell è stato uno dei più importanti poeti cattolici del Novecento, ed è perciò un peccato che la sua opera col tempo sia caduta nell’oblio. Se è vero che la virulenza della penna a volte compromette la bellezza del verso, la maggior parte dei suoi lavori testimonia un gusto quasi chestertoniano per l’esistenza, vissuta, al pari della Fede, con gioia e semplicità. Forse il sudafricano se ne andò troppo presto, e non c’è da dubitare che l’esperienza dell’età matura avrebbe potuto aggiungere un ulteriore tocco d’eleganza alle sue poesie. Ma tutto ciò, in fondo, conta poco; quello che importa è che Campbell sia riuscito a creare, con il proprio cammino spirituale, almeno un capolavoro imperituro, che nessuno potrà mai cancellare. 

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