San Giuseppe, patrono della buona morte (2)

da Mons. Pierre Henry de Langalerie Vescovo di Belley, Il mese di s. Giuseppe esercizio per ciascun giorno del mese di marzo (Venezia, 1877). Testo raccolto da Giuliano Zoroddu.

QUI la prima meditazione.

Continuiamo a meditare sull’importante soggetto che ieri fermammo la nostra attenzione e vediamo sotto la protezione di san Giuseppe quali sarebbero i migliori mezzi per prepararci anticipatamente a una buona e santa morte.

I. Per ben morire convien essere in istato di ben confessarsi e ben comunicarsi – Si può dire che la miglior preparazione a una buona morte è una santa vita; si può dire che la divozione a san Giuseppe è una gran sicurtà per l’ultimo momento; si può dire infine che tutte le virtù tutte le pratiche di cui pel corso del mese facemmo menzione ai fedeli, aiutandoli a santamente vivere, li aiuteranno per ciò stesso a fare una felice e santa morte; tuttavia vi è una pratica salutare,un mezzo tra tutti il più acconcio di cui non parlammo ancora e che riservammo a questi ultimi giorni per colpire più vivamente la nostra attenzione e trovar i cuori meglio disposti. Io vo’ dire della confessione e della comunione. La più ordinaria preparazione per una buona morte è a quest’ultim’ora una confessione e una comunione ben fatta e se si è nell’impossibilità di confessarsi e di comunicarsi in questi estremi momenti l’anima deve essere disposta di tal maniera che possa ricevere l’uno e l’altro di questi sacramenti. Stiamo disposti sempre perché ogni istante possiamo morire. Il voto del sacramento cioè il desiderio di riceverlo supplisce al sacramento e tuttavia per la penitenza le disposizioni devono essere più perfette ancora nel caso in cui non potrà aver luogo l’assoluzione del sacerdote. Oh mio Dio, fatemi la grazia di ricevere nel momento della mia morte colle convenevoli disposizioni tutti i sacramenti della vostra santa Chiesa e quello in particolare dell’Estrema Unzione che è specialmente destinato agli infermi. Oh san Giuseppe ottenetemi questa grazia.

II. È buona cosa il confessarsi e comunicarsi di tempo in tempo – La Chiesa stabilisce un epoca dopo la quale la nostra negligenza, il nostro torpore diventa una colpa mortale. “Confesserai tutti i tuoi peccati per lo meno una volta all’anno”, ci dice ella e aggiunge: “Riceverai umilmente almeno a Pasqua il tuo Creatore”. Voi comprendete il valore e la forza di queste parole “almeno una volta all’anno”; esse indicano il desiderio che avrebbe la Chiesa di vederci approssimar più spesso ai Sacramenti della Penitenza e della Eucaristia. I primi fedeli si comunicavano tutti i giorni o almeno tutte le volte che assistevano al divin sacrifizio. La Chiesa bramerebbe che lo stesso si facesse oggidì; alla comunion frequente esorta le anime pie; vi ha ancora nel mondo persone che si comunicano quotidianamente; i sacerdoti hanno la gran ventura d’offrir ogni giorno il divin sacrifizio. E una cosa che attrista il veder parrocchie dove i fedeli se ne restano lontani dalla sacra mensa, dove la stessa domenica nessuno vi s’accosta. Il cangiamento di questo stato di cose è la più importante e desiderabile delle riforme. E perciò sopratutto che il santo Curato d’Ars operò la riforma della sua cara parrocchia; non bisogna lasciarsi forzare, a così dire, da un intimazione e da una minaccia a partecipare del corpo e del sangue di Gesù Cristo, ma bisogna che vi ci induca il cuore e la vera conoscenza delle nostre necessità. Quanto ci fa progredir nello spirito la comunione frequente! Ma sopratutto qual sicurezza, qual tranquillità pel momento della morte! Oh come gli ultimi sacramenti si ricevono meglio allorché si ebbe la santa e dolce abitudine di riceverli in vita! Confessiamoci dunque e comunichiamoci almeno qualche volta all’anno, alle feste più solenni, la prima domenica del mese, le feste della santa Vergine e de nostri santi Patroni, il giorno anniversario del nostro battesimo e della nostra prima comunione. Benché abbiamo adempiuto il dovere pasquale, confessiamoci e comunichiamoci ancora all’occasion del mese di san Giuseppe e de nostri pii esercizi.

III. È buona cosa il confessarsi e comunicarsi qualche volta come se si fosse all’ultima ora e al momento della morte – Adottiamo questa pratica per la comunione che coronerà questo bel mese di san Giuseppe. Sarà così più viva la contrizione delle nostre colpe, nulla ometteremo di ciò che è necessario alla perfetta integrità delle precedenti confessioni, ma quel che più monta riceveremo con sentimento più profondo di fede, di rispetto e d’amore la divina Eucaristia. Si dirà per avventura: Il pensare di comunicarsi per l’ultima volta cagiona apprensione e un segreto sgomento e perfino terrore. Ma no che è tutto il contrario, l’Eucaristia ci rende anzi dolce e sopportabile il pensiero della morte; sì, se non fossi disposto a comunicarmi e comunicarmi bene, la morte e più ancora il giudizio che le tien dietro dovrebbero riempirmi di spavento, ma se sono convenientemente disposto, se credo il mister,o se il direttore della mia coscienza mi licenzia e m incoraggia a comunicarmi, se io posso dunque contemplar, ricevere, benedire e amare il mio supremo giudice prima d’udire la mia sentenza; e non è questa la più sicura guarentigia di una sentenza favorevole? “Vo’ ad essere giudicato da colui che amo” così diceva nel momento del morire un pio vescovo [Mons de Quelen, morto arcivescovo di Parigi nel 1839]. Ogni persona che ha la divozione di comunicarsi a modo di viatico può ripetere la stessa parola.

PREGHIERA. O san Giuseppe, mio amato santo, voglio confessarmi e comunicarmi più spesso, voglio farlo in onor vostro l’ ultimo giorno di questo mese,voglio farlo come se fosse l’ultima confessione e l’ultima comunione di mia vita. Possa io partecipare a’ sentimenti di fede, di rispetto e d”amore che voi aveste pel divin Salvatore. Sì gran santo e glorioso protettore, ottenetemi la grazia di ricevere gli ultimi sacramenti avanti di morire, ottenetemi la grazia di riceverli co’ sentimenti che vi esprimo in questo stesso momento e che recherò alla confessione di stasera e alla comunione di domani. O san Giuseppe ottenetemi la grazia d una buona morte.

RISOLUZIONI. Ripetere di quando in quando l’invocazione: San  Giuseppe, protettore dei moribondi e patrono della buona morte, pregate per noi.

SACRIFIZI DA COMPIERE.
Spirito: Staccarsi da’ beni di questo mondo, fare una limosina oggi secondo questa intenzione.
Volontà: Sopportar più pazientemente il carattere degli altri.
Sensi: Far qualche mortificazione particolare affin d’onorare le sofferenze che Gesù Cristo ha tollerate per noi.

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.