đź”´ Sindaci e governatori italiani scrivono alla Germania: “Se UE non dimostrerĂ  di esistere, cesserĂ  di esistere”. Ecco il testo:

Una lettera aperta – trasversale rispetto agli schieramenti politici – inviata alla Frankfurter Allgemeine Zeitung da sindaci e governatori italiani: un testo che suona come un’ultima chiamata per tentare di scongiurare una rottura alle porte (“Oggi l’Unione europea non ha i mezzi per reagire alla crisi in modo unitario. E se non dimostrerĂ  di esistere, cesserĂ  di esistere“). Tra i firmatari: l’eurodeputato Carlo Calenda (Azione, gruppo S&D), Stefano Bonaccini (governatore dell’Emilia-Romagna), Giovanni Toti ( governatore della Liguria), il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, quelli di Genova Marco Bucci, di Milano Beppe Sala, di Bergamo Giorgio Gori, di Bologna Virginio Merola, di Brescia Emilio del Bono, di Padova Sergio Giordani e di Siracusa Francesco Italia.

Da AdnKronos ed altri, ecco alcuni estratti del testo con grassettature nostre:

“Cari amici tedeschi con il coronavirus la storia è tornata in Occidente. Dopo trent’anni in cui l’unica cosa rilevante è stata l’economia, oggi la sfida torna ad essere, come in passato, politica, culturale e umana. La prima sfida riguarda l’esistenza stessa dell’Unione Europea. Oggi l’Unione europea non ha i mezzi per reagire alla crisi in modo unitario. E se non dimostrerĂ  di esistere, cesserĂ  di esistere“.

“Per questo – continuano – nove Stati europei (tra cui Italia, Francia, Spagna e Belgio) hanno proposto l’emissione di Eurobond per far fronte alla crisi. Non si chiede la mutualizzazione dei debiti pubblici pregressi, ma di dotare l’Unione Europea di risorse sufficienti per un grande ‘rescue plan’ europeo, sanitario, economico e sociale, gestito dalle istituzioni europee”.

I firmatari puntano il dito contro L’Aja, la capitale che finora ha fatto da frontrunner del fronte ‘rigorista’: “L’Olanda – scrivono ancora – capeggia un gruppo di Paesi che si oppone a questa strategia e la Germania sembra volerla seguire. L’Olanda è il paese che attraverso un regime fiscale ‘agevolato’, sta sottraendo da anni risorse fiscali da tutti i grandi paesi europei. A farne le spese sono i nostri sistemi di welfare e dunque i nostri cittadini piĂą deboli. Quelli che oggi sono piĂą colpiti dalla crisi. L’atteggiamento dell’Olanda è a tutti gli effetti un esempio di mancanza di etica e solidarietĂ . SolidarietĂ  che molti Paesi europei vi hanno dimostrato dopo la guerra e fino alla riunificazione“.

“Il debito della Germania dopo il 1945 – ricordano – era di 29,7 miliardi di marchi di allora. La Germania non avrebbe mai potuto pagare. Nel 1953 a Londra, ventuno Paesi (tra cui Francia, Italia, Spagna e Belgio) consentirono alla Germania di dimezzare il debito e di dilazionare i pagamenti del debito restante. In questo modo, la Germania potĂ© evitare il default“.

“Di quella decisione dell’Italia – proseguono – siamo ancora oggi convinti e orgogliosi. Lo ripetiamo: in questo caso, con gli “Eurobond” dedicati al Coronavirus, non si cancelleranno o mutualizzeranno i debiti pregressi. Cari amici tedeschi, la memoria aiuta a prendere le decisioni giuste..Il vostro posto è con i grandi paesi europei. Il vostro posto è con l’Europa delle Istituzioni, dei valori di libertĂ  e solidarietĂ . Non al seguito di piccoli egoismi nazionali. Dimostriamo insieme che l’Europa è piĂą forte di chi la vuole debole”.

2 Commenti a "đź”´ Sindaci e governatori italiani scrivono alla Germania: “Se UE non dimostrerĂ  di esistere, cesserĂ  di esistere”. Ecco il testo:"

  1. #Aristarco De' Strigidi   31 Marzo 2020 at 2:22 pm

    Condivisibile, ma trasversale non direi proprio.
    Esiste purtroppo, una larga fetta del parlamento, elettorato, opinione pubblica, media, che piuttosto che rinunciare a questa stia di polli (o piuttosto capponi …) preferirebbe farseli tagliar via.
    Non che la cosa mi turberebbe piĂą di tanto, quanto piuttosto la amara circostanza che pretenderebbero a tener loro compagnia in questa operazione di autocastrazione anche chi fin dal principio (inizio anni 90, grossomodo) di ‘sta pagliacciata, Euro innanzitutto, non ne voleva proprio sapere.
    ChissĂ  se cambieranno idea quando (e non se) sarĂ  la Germania, in probabile compagnia della Francia, a saltar fuori lasciandoci con il cerino acceso in mano.
    Qualcosa mi dice di no.

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  2. #shalom   1 Aprile 2020 at 10:08 am

    La Quaresima, per sua natura, non è un tempo di verifica e di conversione rivolto alla Società civile e agli stili di vita della convivenza. A questo fine sta già provvedendo il “coronavirus covid19”. La Quaresima è un “Tempo Liturgico” rivolto innanzitutto alla Chiesa e alla sua conversione. In primis, dei Pastori! Il Papa, dunque, dia per primo l’esempio, faccia un buon esame di coscienza, riconosca i “coronavirus ecclesiali” che in questi anni si sono insinuati poi diffusi nel Corpo della Chiesa e nelle sue Membra. Non tutti i Fedeli, certo, ma nemmeno pochi, perfino tra gli stessi Pastori, sono portatori ad esempio del “coronavirus dell’idolatria” (affidamento a una Madre Terra che non ha Creatore); o del “coronavirus liturgo-prandiale” (abusi sacrileghi di Chiese o “cene alla pizza” allestite nella Cattedrale con il Vescovo quale Capo Cameriere); o del “coronavirus dell’intercomunione” (la Messa Cattolica con l’Eucaristia accessibile a tutte le Confessioni Cristiane, comunque la credano); o del “coronavirus dell’interreligione” (condividere la fede in un Dio che, essendo “uno”, è anche “lo stesso” che tutte le religioni affermano di adorare, da cui, la Redenzione di Cristo non più necessaria a tutti gli uomini); il “coronavirus pansessuato” (grazie a “nuovi paradigmi interpretativi” i rapporti coniugali prematrimoniali diventano formazione alla paternità responsabile, l’accostarsi all’eucaristia conservando rapporti adulterini permette di santificarsi e di educare cristianamente i figli, benedire poi le convivenze omosessuali favorisce la reciproca fedeltà); e altro. Ciò che più preoccupa, per la verità, è che la mancata vigilanza dei Pastori che guardano altrove, o il loro incomprensibile silenzio anche davanti ai sacrilegi, o certi loro documenti e iniziative pastorali più “umanistiche” che “evangelizzatrici”, rivelano quanto essi stessi siano già “portatori e diffusori di contagio” verso i Fedeli…
    Torni, il Papa, ad ispirarsi alle “radici cristiane” della fede, della nostra splendida Italia e della stessa Europa: al sangue versato dai primi martiri, alle veritĂ  della fede affermate dai Padri della Chiesa e dai primi Concili, alla fioritura della CiviltĂ  Europea operata dal Monachesimo in genere e Benedettino in particolare (alfabetizzazione, rispetto delle lingue e confini nazionali, comune fede e liturgia, cultura classica, diritto e istituzioni civili, scienza e medicina, letteratura, architettura, arte, musica e canto, ecologia come collaborazione col Creatore…) e il rinnovamento della Chiesa portato dalla Riforma del Concilio Tridentino (riforma civile, morale, spirituale, sacramentale, ospedaliera, assistenziale, scolastica, ecc… attuata da Santi Fondatori e non certo con l’abolizione di Sacramenti e Vita Religiosa…)! Ritratti il culto idolatrico che ha riservato a Pachamama (prostrazioni, incensazioni, invocazioni, benedizioni) e smetta di proporla, proprio a noi, Italiani ed Europei, sostituendola a San Benedetto e agli straordinari Santi protettori dell’Europa che San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI gli hanno consegnato!!! E non dimentichi la missione che l’Europa cristiana ha ricevuto dalla Provvidenza divina di portare la fede e i valori cristiani al mondo e all’umanitĂ !!! Per questo, provveda piuttosto a “bonificare” (meglio se pubblicamente) i Giardini Vaticani, in Processione con i Cardinali, in fervorosa recita del Santo Rosario alla Madonna di Guadalupe!!! Una fede cristiana che non è piĂą identificabile con Cristo, Figlio di Dio, Nato dalla Vergine Maria, Crocifisso e Risorto, operante nei Sacramenti, ma inquinata dal dialogo accondiscendente col mondo e da progetti di una umanitĂ  nuova è una “fede morta”! Lo ricordi bene il Papa!

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