«Timete Deum et date Illi honorem» (Temete Dio e dateGli onore)

Di ✠ 𝖆 ☧ 𝖓 ✠

Sono duemila anni che la Sposa di Cristo ci insegna, ci prepara, ci consola, ci indica la strada giusta. Una strada spesso difficile, incomprensibile agli uomini, ma sempre chiara e limpida. Una strada, una Via, una Verità, una Vita. Questa strada porta alla Morte. Ma la morte porta ad una nuova nascita. In Cristo.

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me».

Innumerevoli sono i passaggi nelle Sacre Scritture dove Nostro Signore ci rassicura, ci avvisa, ci consola, ci mette in guardia sulla più grande delle prove che dovremo affrontare, prima o poi tutti. Il più grande dei misteri. La Morte. Una prova che Egli stesso, proprio per confermare il Suo infinito Amore potente, affrontò, scegliendo la via più difficile, tormentata e distruttiva. La Via della Croce.

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Per secoli la Madre Chiesa ci ha accompagnato dalle nostre prime luci fino alla fine, usando la Parola, la Tradizione, l’Iconografia, l’architettura. I riti e le benedizioni, le orazioni e le devozioni. Ogni cosa era rivolta alla salvezza delle nostre anime. E dove ciò non bastava i Santi Padri della Chiesa, i cardinali, i vescovi, i preti hanno tuonato con le loro encicliche, con le loro lettere, con le loro parole e con le loro azioni, contro tutto ciò che metteva a rischio la nostra Anima. La Terribile Industria del Peccato, che mai si ferma.

Tutto ciò è incredibile ai nostri occhi, non abbiamo parole per descrivere questa invisibile minaccia che silenziosamente si diffonde nelle nostre vite ormai tiepide e lontane da Dio. Tutte le strade si stanno svuotando e la desolazione della notte piano piano si insinua anche durante le luci del giorno. Dispersi ed erranti ci accingiamo a proseguire le nostre vite normalmente, anche se più passano i giorni, più ci accorgiamo di non poter più nascondere le nostre ansie e perplessità.

L’Uomo ha sempre avuto paura di ciò che non vede. Di ciò che non conosce. Dell’ignoto.  Ecco perché abbiamo scelto e quando abbiamo potuto abbiamo cercato di sconfiggere il buio con le nostre luci artificiali. Abbiamo creato le strade illuminate, le città splendenti, gli specchi giganteschi. Sciocchi noi, vanitose piccole creature, che pensano che le stelle nel cielo possano essere coperte dalle nostre candele, dai nostri fari, dai nostri lampioni di luce, prima gialla, poi bianca. L’Uomo più si allontanava da Dio e più cercava di sostituire i riti, le formule, le processioni, le devozioni, con nuove terrene consolazioni. Non abbiamo più pazienza di stare in ginocchio per pregare il santo rosario, ma possiamo stare ore in piedi ad aspettare di entrare in ambienti chiusi e oscuri dove girano luci, e dimenticare tutto e non pensare, oppure acquistare col vil denaro aggeggi elettronici che non fanno altro che attirare i nostri sguardi lontano dagli alberi, lontano dalla Creazione.

foto dell’Autore

E ora, lentamente ci ritroviamo, secondo le leggi del mondo, da un giorno all’altro chiusi nelle nostre dimore, a guardare ciò che è rimasto del nostro cuore riempito di futili sentimenti. Impossibile non avere paura, dubbi, perplessità, perché così ci ha cresciuto questa terra. Perché è esattamente ciò che vuole il Principe di questo mondo.

Dove sono le consolazioni quotidiane? Dove sono le nostre gioie, i nostri possedimenti terreni, i nostri soldi? Dove sono le letture ingannevoli della falsa speranza? Dove sono le ore e ore di meditazione secondo gli idoli del lontano Oriente che altro non sono che demoni dell’aria? Cosa ce ne faremo delle grandi invenzioni? Delle macchine metalliche che nulla hanno a che vedere con la perfetta architettura degli alberi, delle montagne, delle nuvole?

I capi sono stati impiccati dalle loro mani, i volti degli anziani non sono stati rispettati.
I giovani han girato la mola; i ragazzi son caduti sotto il peso della legna.
Gli anziani hanno disertato la porta, i giovani i loro strumenti a corda.
La gioia si è spenta nei nostri cuori, si è mutata in lutto la nostra danza.
E’ caduta la corona dalla nostra testa; guai a noi, perché abbiamo peccato!

Eppure, non bisogna disperare, siamo in Quaresima, non possiamo e non dobbiamo scoraggiarci, ma affidarci totalmente a Nostro Signore ed amarlo e pregarLo tanto, pregarLo forte, pregarLo meglio. “Non si muove foglia che Dio non voglia”. Così come invisibilmente si è manifestata la minaccia, così se ne andrà. Noi però dobbiamo essere pronti, perché non sappiamo l’ora della nostra morte. Dobbiamo raccoglierci ad amare forte, ad amare il Giusto, ad avere Fede. Dobbiamo ritornare a vivere come la Sposa di Cristo ci ha sempre insegnato in questi secoli. La nostra Fede, l’unica vera fede, ci ha pazientemente ed amorevolmente insegnato a vivere bene, per poter morire meglio. Dobbiamo puntare al Cielo e ritrovarci lì e godere in Eterno della Visione beatifica di Dio.

Accumuliamo i nostri tesori in Cielo, dove né il tarlo né la ruggine consumano.
Perché, dov’è il nostro tesoro, là sarà anche il nostro cuore.















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