[VIA MATRIS] La fuga in Egitto

Siamo arrivati alla seconda stazione della Via Matris, al secondo dolore della nostra Corredentrice: la fuga della Sacra Famiglia nell’idolatra Egitto per scampare alla furia omicida del re Erode.

foto da qui

I Magi avvisati in sogno da Dio, tornarono da Betlemme in Oriente, senza passare per Gerusalemme. Erode allora vecchio ed inasprito da tanti disinganni, li aspetta invano secondo il convenuto. Presto si avvede che gliela hanno giocata, e montato in furore, studia il modo di venire a capo ad ogni costo del suo perfido disegno. Ma partiti appena i Magi. un Angelo del Signore appariste a Giuseppe di notte, dicendogli: Su, non c’è tempo da perdere, piglia il Fanciullo e la madre, e fuggi in Egitto, chè Erode sta per volerne la vita del Fanciullo medesimo!
Giuseppe si desta, desta anche la sua sposa, le manifesta l’intímo dell’Angelo con tutti i motivi, e la prega di mettersi subito in assetto di viaggio. Maria resta allibita, impallidisce e trema in tutta la persona, ma non perde la consapevolezza di sè: ciò rende il suo dolore più umano, ma più tormentoso. Il mio Figliolo cercato a morte!… minacciato da un tiranno così terribile! metterlo in salvo con la fuga in paese straniero, in Egitto, dove non sono mai stata, dove non conosco nessuno! Quali pericoli incontrerò nel viaggio? Chi ci guiderà, chi ci assisterà, chi avrà compassione del mio Piccino!? Oh povera me! E qui sentirsi stringere il cuore, mandar fuori lacrime in abbondanza!
Compatisci pure, anima mia, l’amorosa Madre di Gesù ridotta a queste angosce; ma guardati bene dal sospettare in lei alcunché d’impaziente, di nervoso, d’incosciente! Ella è afflitta, ma senza smarrirsi; piange, ma senza dare in ismanie; sente tutto il pericolo della sua situazione, chicchessia.
Quanto è superiore la virtù di Maria alla nostra, che nelle prove della vita ci viene a mancare quasi sempre! Impazienze, escandescenze, sfoghi di nervosismo e di rabbia, imprecazioni contro uomini e cose, lamenti e ribellioni contro la Provvidenza, che non vuol fare ‘a modo nostro. Né Maria, né Giuseppe si lamentano di Gesù, che essendo Dio non previene la crudeltà di Erode facendolo morire. Non dicono: Che bisogno c’è di fuggire lontano, di andare in Egitto! Manca forse modo al Figlio di Dio di salvare se stesso e noi? Nulla di questo passa per la mente dei santissimi Sposi; Maria approntate in fretta e furia le cose più indispensabili, si reca in collo il Fanciullo, ed affidandosi tutta fiduciosa alla prudente solerzia di Giuseppe, senza aspettare il giorno, esce di casa, dalla borgata e via per la stradella che va a mezzogiorno verso l’Egitto.
Accompagna col pensiero i fuggiaschi, anima mia, e potrai comprendere le pene del viaggio, la fame, la sete, la stanchezza tollerate dalla santissima Famiglia. Con questa prontezza e rassegnazione si ubbidisce al Signore, quando comanda qualche fuga dolorosa, ma necessaria! Fai tu così quando Dio ti comanda di fuggire dal mondo, dalle vanità, dalle occasioni di peccato, da te stesso male accostumato?
Quante esitazioni, dilazioni, pretesti per non dare. ascolto alla voce della coscienza che impone il taglio, la fuga, un po’ di disagio per mettere al sicuro la vita dell’anima! Quanta ignavia, quanta indecisione nel seguire il bene, e così si mette a repentaglio l’anima. Chi mi desse un po’ della vostra risolutezza, o Maria Addolorata, per uniformarmi ad ogni costo alla volontà di Dio! Oh quanto ne ho bisogno per sottrarmi alla morte dell’anima mia! Impetratemi voi, Vergine potente, un sincero amore a Gesù, che mi agiti continuamente, mi accenda a generose rinunzie, sì che io sfugga dalle mani d’un nemico peggiore di Erode, il diavolo, e conservi sempre fedele a Dio.
Rifletterò attentamente se mai mi trovi in qualche occasione pericolosa all’anima mia, e la troncherò senza dimora per amore di Dio.

ESEMPIO. Il beato Vincenzo Strambi, giovane sacerdote, rettore di seminario, e predicatore apprezzato, intese la vocazione divina ad uno stato più perfetto, all’Istituto che Paolo della Croce era in sul fondare nella Chiesa. Vincenzo non provava che vivissimo desiderio di seguir la chiamata, tanto consona alla sua austera pietà e grandezza d’animo, ma il suo Vescovo che l’apprezzava grandemente, il suo padre, che non aveva altro figlio, vi si opponevano decisamente. La terza Domenica di Settembre festa dell’Addolorata fu chiamato a predicare nella chiesa dei Serviti in Tolfa, e fece pianger l’uditorio parlando dei Dolori di Maria: finita la predica -invece di tornare a Civitavecchia, si recò a Capranica ove S. Paolo della Croce predicava una missione; secondo il convenuto a voce e per lettera, fu da questi accettato nell’Istituto, e partì subito per il Monte Argentaro, dove fu novizio, e professò i voti di Passionista. Non valsero a distoglierlo dalla sua risoluzione le premure del padre e del Vescovo, ma rimase fermo e perseverante, divenendo un gran missionario ed un Vescovo insigne, Così fanno i veri devoti di Maria Addolorata.

PREGHIERA. O dolcissima Madre mia Addolorata, cui l’anima mia costa tante lacrime, deh abbiate compassione della mia debolezza, che troppo attacco sente alle cose di questo mondo, e non ha l’animo di risolversi una buona volta a seguire Gesù da vicino. Ottenetemi da lui la grazia di riguardarmi come forestiero e pellegrino in questo mondo, e rintuzzare tutti quei carnali desideri che sono contrari alla salute dell’anima mia. Così sia.

OSSEQUIO. Fate per amor di Maria tre atti di mortificazione della vostra passione predominante.


(Meditazioni sopra i dolori della SS. Vergine Madre di Dio proposte alla devozione dei fedeli da un sacerdote passionista, Roma, Santuario della Scala Santa, 1938. da rosarioonline.altervista.org)


Primo Dolore: La profezia di Simeone

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