A New York si scavano nuove fosse comuni: breve cronaca dalla città del tramonto

Foto di Free-Photos da Pixabay

C’è chi nel campo dei moderni studi sociali ritiene che un consorzio umano vada valutato per come tratta i più deboli e i più indifesi.

Poco più di un anno fa, con sorriso beffardo, il pessimo Governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo firmava l’infame legge che permetteva di uccidere fino al nono mese i bambini nel grembo della madre, a deteminate condizioni ça va sans dire.

Ora, nello stesso Stato, con l’emergenza coronavirus torna in risalto un fatto non inedito: i poveri che da morti non possono permettersi un funerale e le persone il cui cadavere non è rivendicato da parenti sono destinati alle fosse comuni.

Hart Island, isoletta a largo del Bronx, ospita ormai un totale, accumulato nel corso degli anni di un milione di morti e oggi si vede il viavai dei detenuti, che scavano nuove sepolture collettive.

A darne notizia è, tra gli altri, Corriere.it:

Oggi Hart Island accoglie un numero senza precedenti di cadaveri, in bare chiare tutte uguali: sono i morti di Coronavirus e arrivano a 25 al giorno. E decine di detenuti della vicina prigione di Rikers Island sono stati assunti a contratto per scavare nuove fosse, per nuove grandi sepolture comuni.

Il ritmo «normale», a Hart Island, sarebbe di una ventina di bare alla settimana; ma oggi New York è la capitale mondiale del Covid, con più contagi che in qualunque altro Paese al mondo […]. Finire a Hart Island, per un newyorkese, è forse il più triste degli epiloghi: significa solitudine estrema, o povertà estrema, o tutte e due. Ma oggi la città non sa più dove mettere i suoi morti: le sepolture sono quadruplicate nelle ultime due settimane, e gli obitori straripano.


Per questi e per tutti i defunti:

Réquiem aetérnam dona eis, Dómine,
et lux perpétua lúceat eis.
Requiéscant in pace.

Croce Amen.

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