di Giuliano Zoroddu

Orotelli, piccolo centro della provincia di Nuoro, già sede vescovile nel XII secolo, custodisce all’interno della parrocchiale di San Giovanni Battista, pregevole esempio di romanico-pisano (su cui gravano purtroppo infausti interventi recenti), un tesoro. Un tesoro che certamente non è tale all’occhio umano, ma che si presenta di gran pregio all’occhio del fedele: l’Effigie della Santissima Vergine del Rosario di Pompei. Fu lo stesso Bartolo Longo, fondatore della Nuova Pompei e Apostolo del Rosario, a inviarla all’allora Parroco Mons. Antonio Meloni nel 1908. E dal 1908 un fiorire prodigioso di devozione del popolo verso la Madonna sotto questo glorioso titolo: “Da quel giorno fu un continuo progresso della nuova divozione tra il popolo orotellese e un continuo trionfo della Vergine di Pompei, onorata pubblicamente col Rosario e coi così detti “Quindici Sabati”, tanto che in pochi anni la festa di essa, che cade l’8 maggio, diventò la più devota e più simpatica di tutte le feste paesane, come la più solennemente celebrata per numero di messe di comunioni. Preceduta ogni anno da un ottavario di predicazione di buoni oratori, celebrata parecchi anni con pontificale o assistenza pontificale del Vescovo diocesano, con panegirico proprio, con comunioni sovente oltre il migliaio … Imponente e spettacolosa riesce ogni anno la protezione con la taumaturga immagine” [1]. Per ospitare la Taumaturga immagine nel 1913 fu eretto un primo altarino provvisorio, che fu poi sostituito tre anni dopo da un altare vero e proprio (oggi non più esistente perché distrutto negli anni Sessanta) [2].
Ed alla Taumaturga Effigie della Signora che dal trono di Pompei non cessa di elargir grazie e favori a chi l’invoca con fede ci si è rivolti anche in questo tempo calamitoso “di coronavirus”. Così il parroco don Franco Pala il 22 marzo scorso affidava la comunità alla Madonna di Pompei implorandone la materna e potentissima protezione:
O Regina del Santo Rosario di Pompei, Tu che da più di un secolo troneggi solenne in questo altare, che la devozione dei nostri padri ti hanno edificato, ascolta la nostra umile e accorata preghiera. Quante volte dinanzi a questo glorioso quadro, che porta impressa la tenerezza materna del tuo volto, i nostri antenati si sono inginocchiati con fede, o Madre carissima, e hanno implorato dal tuo Cuore Immacolato le sospirate grazie! Oggi, con la stessa devozione di chiediamo ancora una volta di venire in soccorso alla nostra comunità di Orotelli. In questo momento grave e doloroso ti supplichiamo: tieni lontano dalle nostre case e dalle nostre famiglie il flagello di questa terribile epidemia. E ora, come tuoi figli devoti, ti chiediamo di accordarci questa grazia, abbandonati alla Santa Volontà del tuo Figlio Gesù. Tu, degnissima Sposa dello Spirito Santo, intercedi per noi presso il trono dell’Altissimo, perché ogni membro di questa comunità sia salvo, e un giorno ritorni con cuore riconoscente a renderti grazie. Interceda presso di te, o Santa Madre di Dio, il nostro glorioso patrono San Giovanni Battista perché tenga lontano da tutti noi le insidie di questo male terribile. E tu Vergine Santissima, Regina del Santo Rosario di Pompei, sii benedetta ora e sempre in terra e in cielo con la Santissima Trinità. Amen“.
Voglia Maria “Sollievo dei miserabili, Conforto degli abbandonati, Consolazione degli afflitti … Speranza di chi dispera, grande Mediatrice tra l’uomo e Dio, potente nostra Avvocata presso il trono dell’Altissimo, Rifugio dei peccatori” esaudire questa supplica.




[1] Mons. Salvatore Merche, Orotelli. Monografia, Nuoro, 2005 (I edizione Cagliari, 1929), pp. 69-70.
[2] L’autore della citata monografia si augurava che questo altarino, che si trovava in un’angusta cappella laterale a lato della porta della sacrestia, venisse collocato in una cappella più luminosa e più rispondente alla importanza della devozione “salvo che in tempo non lontano non si voglia o possa compiere il miracolo di edificare una chiesa propria per la Madonna: quod est in votis“. La storia purtroppo è andata diversamente. Di recente l’Immagine è stata posta su un “altarino” ligneo che tuttavia manca della semplice bellezza dell’antico.