da ilgiornale.it

Sulla piattaforma “Obiezione respinta” le attiviste pro-aborto pubblicano l’elenco dei nominativi dei medici obiettori e delle strutture dove non è possibile praticare l’interruzione di gravidanza a causa dell’emergenza sanitaria. FdI: “Chiediamo oscuramento immediato”

foto dalla pagina Facebook di Obiezione Respinta

L’emergenza coronavirus ha messo in ginocchio la sanità italiana. I reparti degli ospedali sono stati ridisegnati per fronteggiarla e le prestazioni sanitarie non urgenti sono state sospese.
È una situazione che non ha precedenti. È il prezzo per sconfiggere il virus. E così anche per le donne che scelgono di ricorrere all’interruzione di gravidanza le cose si complicano. Lo denunciano le attiviste pro-choice di Non una di meno sulla piattaforma “Obiezione respinta”. “Già di norma, in Italia, non è facile abortire. L’emergenza sanitaria in corso aggrava la situazione: alcuni ospedali hanno dovuto ridurre gli accessi e ci sono stati segnalati ospedali in cui il servizio di interruzione volontaria di gravidanza è stato ridotto o trasferito”.
Nasce da qui l’idea di “monitorare lo stato del servizio” per “fornire punti di riferimento e aiuto a chi intende abortire”. Come? Mettendo il rete le segnalazioni delle donne che sono riuscite o meno a praticare l’interruzione della gravidanza. Un modo per aiutare le utenti ad orientarsi o una caccia alle streghe? Entrambe le cose. Nella mappa di “Obiezione respinta” i servizi vengono contrassegnati con un bollino. Verde: adeguato. Rosso: non adeguato. L’aggiornamento avviene in tempo reale attraverso le segnalazioni via Telegram delle utenti. Il risultato è una specie di lista di proscrizione delle strutture dove l’aborto farmacologico è stato sospeso o dove quello chirurgico non è garantito. Delle farmacie dove non è stato possibile acquistare la pillola del giorno dopo. E soprattutto dei nominativi dei medici obiettori.
Ogni voce è corredata dal commento di chi ha effettuato la segnalazione. Sul conto di un medico obiettore di Varese si legge: “Obiettore di coscienza che mi ha fatto passare un’orrenda giornata”. E ancora, a proposito di una dottoressa di Ferrara: “Ha iniziato una paternale infinita sull’aborto e ribadito più volte di essere molto religiosa e un’obiettrice di coscienza”. Di una dottoressa di Milano scrivono: “Mi sono rivolta a lei in seguito alla rottura del preservativo quando avevo vent’anni, cioè quindici anni fa: prima di indirizzarmi al pronto soccorso mi ha fatto la classica ramanzina ed è stato bruttissimo perdere tempo prezioso sentendosi giudicare da una donna più grande”.
C’è poi la sezione dedicata ai consultori, alcuni classificati con il bollino rosso solo perché la prescrizione della pillola del giorno dopo è arrivata “dopo una lunga sgridata e l’insistenza sull’utilizzo di anticoncezionali ormonali”. Oppure perché la ginecologa ha fatto “le solite ramanzine sulla contraccezione, sulle scelte e sulle alternative all’interruzione della gravidanza”. Sulla questione è intervenuta la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli: “È vergognoso che in un momento di emergenza come questo ci siano siti che schedano con nomi e cognomi i medici obiettori e le strutture che hanno sospeso le interruzioni di gravidanza per far fronte all’emergenza coronavirus”.
“I medici scesi in trincea – continua la parlamentare – hanno bisogno di tutto il nostro sostegno, non di vedersi sbattuti su di un sito come mostri disumani”. La deputata ha segnalato l’iniziativa sia al Ministero della Salute che a quello dell’Interno, chiedendo che “questo sito della vergogna venga oscurato quanto prima”. “Siamo stanchi – conclude – di questo femminismo pericoloso ed antistorico”.