[DA LEGGERE] Il Cardinale Fabrizio Ruffo e l’armata della Santa Fede (1799)

Sintesi della 590° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano (la 589° è stata la seconda puntata audio de “L’Alabarda”), non tenuta in seguito alla chiusura dell’Ateneo causa epidemia di coronavirus. Relatore: Silvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso)

Ricordiamo che all’Eminentissimo Ruffo dedicammo già una puntata della rubrica “Vita est militia”: https://www.radiospada.org/2018/04/vita-est-militia-cardinale-fabrizio-ruffo/

Una ridente località della Calabria Citeriore, San Lucido, aveva dato i natali nel 1744 a Fabrizio Dionigi Ruffo, proveniente dal nobile lignaggio dei duchi di Bagnara e Baranello, futuro cardinale, nonché zelante amministratore del fisco della Santa Sede, uomo politico, fondatore nonché comandante dell’esercito della Santa Fede; non ometterò’ di ascrivere a suo merito un tenace ed indefesso impegno nell’amministrazione dell’Agro pontino, territorio paludoso di non facile gestione.

Timor di Dio, abnegazione, sacrificio contraddistinsero il suo esercizio di una serie di incarichi al servizio della Chiesa di Cristo Re:un incarico ricoprì come Tesoriere Generale presso la Camera Apostolica dal 1785 al1794, fu cardinale diacono presso Sant’Angelo in Pescheria dal 1794 al 1800, cardinale diacono presso Santa Maria in Cosmedin dal 1800 al1821, Gran Priore di Roma del sovrano militare dell’Ordine di Malta dal 1817 al 1827 (ricordiamo che il Gran Priorato di Roma era stato istituito per la “tuitio fidei et ossequium pauperum”, un istituto al servizio caritatevole per i più indigenti).

La carica di Camerlengo del Collegio cardinalizio ricoprì nel biennio 1819-20, il Camerlengo era un amministratore del Collegio preposto alle questioni finanziarie; nell’elenco del collegio detta carica comparve sino al al 1897 , dopo non vi fu più .Annovero infine nel suo curriculum le mansione di Cardinale Protodiacono (1821-1827), quella di Prefetto della Congregazione delle Acque, quella di Cardinale diacono in Santa Maria in via Leta (si trattava di una diaconia di lunga data, infatti papa Fabiano l’aveva istituita nel 250).

Di nobile discendenza, Fabrizio Ruffo fu figlio secondogenito di un aristocratico calabrese che rispondeva al nome di Litterio Ruffo e della di lui seconda moglie, Giustiniana Colonna, principessa di Spinoso, nonché marchesa di Guardia Perticara; a tal guisa, il giovane poteva vantare nobile

lignaggio, discendente la madre dalla nobile casata medievale dei Colonna e il padre da un ramo collaterale del calabrese casato dei Ruffo.

La carriera ecclesiastica aveva intrapreso a partire dal 1758, per quanto riguarda la sua formazione maturo’ notevole perizia non solo nel campo del diritto canonico, ma anche amministrativo e giuridico.

Il dottorato aveva conseguito brillantemente presso la Sapienza il 18 settembre 1767 in “utroque iure”per cui pote’ esercitare pratica come avvocato alle dipendenze di due avvocati romani, Antonio Bucci e Antonio Maria Gasparri.

Tutto sommato non ebbe il cardinale Ruffo una formazione settoriale, anzi tutt’altro, considerato che le sue conoscenze spaziavano dal campo del diritto canonico a quello economico (altresì sorprendente fu la sua conoscenza e capacità di applicazione pratica di teorie sociali ed economiche).

Di tanto livore critico da parte della pubblicistica di marca laicista che lo dipinge come bigotto, incompetente, oscurantista,di angusti orizzonti non vi è fondamento. Si pensi alla sua tenace e paziente opera di riporre ordine nell’ambito della cassa e dell’amministrazione dello Stato Pontificio…si pensi alla sua sollecitudine in una opera di equa imposizione fiscale, che a gravare sui più indigenti non andasse…si pensi ancora all’opera compiuta nel territorio dell’Agro Pontino, tramite l’applicazione di teorie agrarie, economiche, sociali che all’epoca suonavano ardite.

Non mancò in lui la passione per l’arte sacra, abbellì il territorio romano con il patrocinio di meravigliose costruzioni, la Chiesa del Crocifisso a Fiumicino, per citare una delle più note.

I malumori nei suoi confronti provenivano proprio dalle cerchie dell’aristocrazia e del clero più conservatrici. Furono proprio i conservatori nel clero e nell’aristocrazia a remare contro di lui, a osteggiare la sua opera”socialmente avanzata”, che fecero l’impossibile affinché il Ruffo cadesse in disgrazia presso papa Pio VI….Alla fine vi riuscirono.

Roma non fu riconoscente verso il Ruffo….non serbò riconoscenza verso colui che pure ottimo servizio aveva prestato nella gestione del territorio pontificio e dell’Agro Pontino; eppure all’inizio aveva goduto di notevole popolarità, i semplici di cuore avevano apprezzato il suo tenace e indefesso operato, a i più indigenti aveva garantito minor penuria, meno tribolazioni; loro sì che riconoscenza avevano serbato al Ruffo.

I benpensanti invece costantemente lo avevano osteggiato sino a rendere lui la vita impossibile; intanto nel 1795 ottenne dal pontefice gli ordini minori e il diaconato, ma in quello stesso anno l’ amarezza e la delusione nell’animo avevano conseguito un livello tale, da indurlo a una decisione di cruciale importanza…. avrebbe lasciato la Roma ingrata per recarsi nel regno di Napoli, ove servizio avrebbe prestato presso re Ferdinando IV di Borbone.

Dunque nel 1795 il cardinale Ruffo lascio’ Roma per stabilirsi alle dipendenze di Ferdinando IV di Borbone, che onorerà e servirà fedelmente sino alla morte. il sovrano volle premiare la sua fedeltà con la concessione della Sovraintendenza dei reali domini di Caserta, della Colonia Manifattura di Leucio, della Commenda dell’abbazia di Santa Sofia.

La caduta del Regno di Napoli nel 1799 fu determinata da una mossa imprudente delle truppe borboniche; una volta che esse raggiunsero Roma per liberarla dall’invasione di guarnigioni francesi, furono adescate da truppe francesi (che pazientemente avevano atteso il loro ingresso nella città senza colpo ferire, rintanate a poca distanza ) e inseguite sino a Napoli, ivi sopraffatte.

Il cardinale Ruffo non indugiò e si precipitò a Palermo, ove rifugio aveva trovato la corte di Ferdinando IV; scrisse un proclama e lo consegnò al sovrano, in detto proclama aveva fatto presente che per sconfiggere i francesi urgevano cannoni; ottenne quindi dal sovrano una nave con uomini, poi in Calabria le forze sanfediste si infoltirono di molti miliziani, soprattutto contadini che avevano deciso di rispondere positivamente all’appello del sovrano. In tutto a Scilla e a Bagnara si raccolsero 25000 armati.

Il comandante generale del Re (questo era il titolo di cui Sua Maestà Ferdinando IV di Borbone aveva insignito il Ruffo) sconfisse l’empia e sovversiva Repubblica napoletana a capo della seconda coalizione antifrancese, restaurando la plena potestas del Trono e dell’Altare. Quindi istituì la Guardia di stato al fine di giudicare i collaborazionisti dei francesi.

Insomma era andato tutto bene….il sovrano Borbone trovava che egli fosse un comandante fedele, coraggioso, di grande perizia e intelligente strategia; nondimeno, tanto il cardinale Ruffo era nelle grazie del sovrano, quanto​ non era granché stimato dalla regina; ella preferiva a comando della coalizione antifrancese l’ammiraglio inglese Horatio Nelson, che’ secondo lei era molto più propenso alla strategia del bastone, poco propenso al compromesso.

La regina diffidava invece del cardinale Ruffo, a suo giudizio era poco deciso e troppo propenso alla strategia della carota con il nemico.

La regina fini per far prevalere il proprio parere e la guida delle operazioni passò all’ammiraglio….i francesi avrebbero smesso da allora di dormire sonni tranquilli.

Dalla corte borbonica di Palermo il cardinale Ruffo aveva ricevuto tassativo ordine di opporsi a qualsiasi richiesta di armistizio da parte del nemico; reputava evidentemente che il conflitto tra coalizione antifrancese e guarnigioni napoleoniche fosse stato troppo cruento, che esacerbare ulteriormente gli animi avrebbe arrecato nocumento, insomma egli era favorevole a una capitolazione generale. Dunque egli consentì ai collaborazionisti di seguire le guarnigioni francesi e di far ritorno in patria.

Ipso facto, l’ammiraglio Nelson si adirò, proclamò l’invalidità dell’armistizio concesso dal cardinale, interdisse ai collaborazionisti il rimpatrio; li fece catturare e sottoporre alla giustizia borbonica (centoventiquattro di loro furono poi giustiziati).

Il cardinale Ruffo nel 1801 diede le dimissioni dalla​ mansione di Vicario del Re di Napoli e considerazioni di prudenza e moderazione lo indussero ad accettare il governo di Giuseppe Bonaparte;pur mantenendo sempre animosità antirivoluzionaria e antigiacobina, in questi anni la politica del Ruffo fu basata su una sorta di equilibrio:conserva relazione di notevole amicizia con Ferdinando IV di Borbone e al contempo evita eccessive tensioni con il Bonaparte, presso cui era allora ambasciatore a Parigi per conto dello stesso sovrano Borbone.

Il cardinale Ruffo avrebbe desiderato che Napoleone Bonaparte abbandonasse la sua politica di confronto violento nei confronti della Chiesa Apostolica Romana (ricordiamo che ben due papi egli aveva reso prigionieri, Pio VI e Pio VII) e instaurasse con essa migliori relazioni diplomatiche.

Infatti con piacere presenzio’ alle nozze tra l’imperatore francese e l’arciduchessa Maria Luisa d’Austria il 2 aprile 1810; unendosi alla casata degli Asburgo, paladini della Chiesa Apostolica Romana, quella dei Bonaparte avrebbe ridimensionato la propria politica giacobina e anticlericale. Di fatto , avendo il cardinale Ruffo testimoniato alle nozze tra l’imperatore francese e l’arciduchessa, non vi furono relazioni di indole polemica tra il cardinale e il Bonaparte…. anzi il Ruffo fu parte di una minoranza di cardinali che non furono osteggiati dall’imperatore e poterono così rivestire l’abito rosso cardinalizio (i cosiddetti “cardinali rossi”).

Il cardinale Ruffo aveva fatto ritorno a Roma ritornata libera nel maggio 1814, accolto con freddezza, con gelo d’animo tanto dal Collegio cardinalizio, quanto dalla popolazione. Tanta ingratitudine nei confronti di un cardinale e comandante a costante servizio della Chiesa di Cristo Re sconcerta.

Egli si era anche mostrato, prima di assumere la guida suprema dell’esercito della Santa Fede,un amministratore all’avanguardia. Se mai il suo animo si era acceso di rancore… ciò era avvenuto quando aveva visto le orde giacobine sovversive al servizio di Napoleone Bonaparte destabilizzare lo stato pontificio e il regno di Napoli, instaurandovi l’empia Repubblica napoletana, sostituendo la religione di Cristo Re con l'”albero della libertà”.

Con quale ardire la popolazione insipiente e lo stesso Collegio cardinalizio giudicarono inadeguata la politica di compromessi e di relativa moderazione del cardinale Ruffo?

Lo stesso pontefice Pio VII aveva compreso che la sua volontà di non inasprire le relazioni con l’imperatore francese era dettata da prudenza….non certo da vili compromessi. Intendeva forse la massa insipiente reputare il proprio giudizio superiore a quello del pontefice? Pio VII lo nominò dunque sovraintendente dell’Annona e della Gramscia l’8 febbraio 1815.

Dopo aver conseguito il titolo di Gran Priore dell’ordine di Malta per lo Stato Pontificio (10 maggio 1817) e Camerlengo del Sacro Collegio dei Cardinali per il biennio 1820_1821, darà ancora prova di prestigio nell’esercito della Santa Fede, reprimendo un moto giacobino nel 1821 contro gli Asburgo a Napoli e prodigandosi contro le insubordinazioni carbonare come membro del Consiglio provvisorio del Regno Borbonico.

Grato fu sempre il sovrano Borbone nei confronti del cardinale Ruffo, mentre nel territorio romano incontrò, segnatamente a partire dal 1814, un atteggiamento di freddezza ingiustificata, se non di aperta ostilità. Ma siamo certi che la sua fede intransigente non pregiudicò mai la clemenza; sicuramente avrà perdonato, pur nell’amarezza d’animo, tutti coloro che a Roma lo accolsero con distacco… analogamente, a differenza dello spietato ammiraglio Nelson, volle mostrarsi misericordioso verso gli insorti al servizio del Bonaparte, concedendo loro il rimpatrio.

Modesta consolazione per il cardinale Ruffo, dopo tanta delusione, è essersi addormentato nel nome del Signore il 13 dicembre 1827 nella verso di lui benevola Napoli, non già nell’ingrata Roma .Fu sepolto presso la cappella della sua famiglia, dedicata a Santa Caterina di Alessandria (il luogo era la basilica di San Domenico Maggiore a Napoli).

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