di Massimo Micaletti

“Pilatesco” è l’aggettivo che, facendo riferimento all’agire di Ponzio Pilato, indica il comportamento di chi non intende assumersi responsabilità dinanzi a una scelta cruciale questo lo sappiamo tutti. Pilato però fece anche peggio che lavarsi le mani del sangue di Nostro Signore.

In questi giorni di Quaresima, diviene ancor più profondo il senso della contemplazione dei Misteri dolorosi e tra questi si annovera la flagellazione di Gesù. Il flagello, anche questo ben sappiamo, era un supplizio atroce: era costituito da un fascio di fruste cui erano assicurati degli uncini cosicché, ogni volta che colpiva il malcapitato, strappava letteralmente via brandelli di pelle, aprendo lunghe ferite. Cristo subì la flagellazione alla colonna, perché fosse percosso sia frontalmente che alla schiena: dopo questo trattamento, doveva essere un unico pianto di sangue. Eppure, Pilato lo fece probabilmente con buone intenzioni.

Ripercorriamo i fatti: Pilato protesta dinanzi ai giudei inferociti che Gesù per lui è innocente; questi insistono perché sia messo a morte; egli replica che lo farà frustare e poi lo rilascerà; ma la folla chiede che sia crocifisso in luogo di Barabba; Pilato si lava le mani e fa flagellare Gesù per poi farLo crocifiggere. Perché il Magistrato fa flagellare Nostro Signore? I giudei non lo avevano chiesto, volevano che fosse messo in croce, non anche torturato. Leggiamo Giovanni, colui che, tra gli Evangelisti, descrive più dettagliatamente il fatto:

1 Allora Pilato prese Gesù e lo fece flagellare. 2 I soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, e gli misero addosso un manto di porpora; e s’accostavano a lui e dicevano: 3 «Salve, re dei Giudei!» E lo schiaffeggiavano. 4 Pilato uscì di nuovo, e disse loro: «Ecco, ve lo conduco fuori, affinché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa». 5 Gesù dunque uscì, portando la corona di spine e il manto di porpora. Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!» 6 Come dunque i capi dei sacerdoti e le guardie lo ebbero visto, gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!» Pilato disse loro: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; perché io non trovo in lui alcuna colpa» (Gv 19, 1-6)

Pilato, resosi conto dell’innocenza di Gesù, ha inteso fare un ultimo tentativo di placare la sete di sangue dei giudei, come del resto si era ripromesso: sperava che i sacerdoti e i loro accoliti, visto il corpo di Cristo martoriato dal flagello, desistessero dal chiederne la morte. Se questa speranza c’era, ebbene andò frustrata. Voleva salvare quell’uomo ingiustamente accusato e simultaneamente sperava di calmare i giudei, col solo risultato di rendere la condizione di Gesù ancor più penosa onde Nostro Signore dovette farsi carico della croce fin sul calvario, già ferito dappertutto dagli uncini del flagello. Immaginiamolo, col peso della croce, cosparso di ferite e tagli e squarci, coronato di spine, già colpito ovunque dalle percosse dei soldati.

Pilato ha tentato di percorrere la strada del compromesso, del male minore: la flagellazione è una brutta cosa, certo, ma sempre meglio della crocifissione, avrà pensato. “Sta’ a vedere che lo salvo”: e ha guadagnato per il Figlio di Dio sia la tortura che la morte. Questo accade anche oggi, ogni volta che, dinanzi alla verità della Fede e a ciò che essa comporta, si tenta la strada del compromesso, del “bene sostenibile”, dell’accordo col Male: pensiamo a quello che è successo, ad esempio, in tema di aborto o fecondazione artificiale, in cui norme gravemente compromissorie si sono rivelate la porta attraverso cui è passato e passa di tutto, anche peggio di quel che si poteva all’inizio prevedere; pensiamo a quel che sta accadendo in materia di Sacramenti, matrimonio ed Eucaristia in primis, in ordine ai quali si va caso per caso e all’offesa al Sacramento si accompagna l’incertezza nella prassi e nella morale. Pensiamo a quante volte, nella nostra vita, per paura di dire la verità tutta intera, abbiamo peggiorato la situazione aggiungendo male a male.

Il male minore è una tentazione forte, specie in chi si muove con le migliori intenzioni, e non sempre lo si sceglie per convenienza quanto piuttosto perché viene a mancare la speranza di arrivare al Bene con la perseveranza e si cade in un pragmatismo apparente, che non centra affatto l’obiettivo anzi lo allontana a volte irrimediabilmente. Ogni volta che ne siamo tentati, ripensiamo a Pilato e alla flagellazione di Cristo, alla sorte che riserviamo alla Verità ogni volta che cerchiamo di farla coesistere con l’errore o, peggio ancora, col Male.