I Dropkick Murphys in concerto con Chesterton

di Lorenzo Roselli

Gli amanti del punk contemporaneo non possono prescindere da un gruppo che ha saputo reinventare il genere con freschezza, vigore e un martellante incedere di cornamuse.
Parliamo ovviamente dei Dropkick Mruphys, gli alfieri statunitensi del celtic punk.
Interpreti di un punk rock rigorosamente popolare (che sin dal 1996, anno della loro fondazione, canta i temi della working class del Massachusetts come richiede la miglior ortodossia del genere) ancorato alla cultura e all’identità irlandese dei sette membri della band, i nostri non potevano nemmeno quest’anno rinunciare al loro tradizionale concerto per la Festa di San Patrizio.
E così, il 17 marzo, dalle 20:30, i Dropkick hanno trasmesso un elettrizzante concerto via streaming dalla loro Boston.
Chi ha seguito il live non ha potuto non sentirsi fisicamente lì: trascinato dall’appassionata esecuzione di quasi tutto il repertorio del gruppo con gli indimenticati capolavori delle origini come Worker’s Song, I’m Shipping Up to Boston, Rose Tatoo e i più riusciti brani dell’ultimo album (11 Short Stories of Pain & Glory) quali l’audace Blood e la commovente And You’ll Never Walk Alone che i nostri hanno dedicato all’Italia e alla sua battaglia contro l’epidemia del Covid 19.

Ma per quanto presi dal tentativo di cantare ogni singolo brano dei Dropkick a squarciagola nella propria cameretta, nessuno dei fan collegati avrà potuto ignorare il gigantesco volto che per tutto il concerto ha accompagnato la band (quasi un settimo membro), raffigurato nel centro della gran cassa della batteria.
Il volto di Gilbert Keith Chesterton.
Proprio così, l’apologeta e scrittore cattolico britannico, l’autore di Ortodossia, delle avventure di Padre Brown e teorico dell’alternativa distributista ha campeggiato in bella vista per tutta l’ora e mezza di concerto in streaming.

Una presenza che ha lasciato interdetti in molti.
Proviamo allora ad azzardare una spiegazione.
I Dropkick Murphys, nella loro franchezza proletaria irlandese-americana,  non hanno mai temuto di prendere posizioni “scomode”.
Oltre che terminare moltissimi concerti con un inequivocabile (e più volte ripetuto) Dio vi benedica, hanno avuto modo di esprimere il loro disappunto per la società occidentale odierna e i suoi (dis)valori:

Intervistato durante il loro concerto a Milano il 13 febbraio di quest’anno dalla rivista TuttoRock, il batterista Matt Kelly ha avuto modo di rispondere in questo modo alla seguente domanda di Maurizio Donini:


Donini: Voi evitate la politica, ma voi avete comunque una forte connotazione popolare e di sostegno alla classe lavoratrice, voi ritenete che nel 21° secolo il rock abbia ancora la forza e la funzione di innescare cambiamenti e portare le persone in strada come negli anni ’60 e ’70?”
Kelly: Spero di no. La “rivoluzione sessuale”, l ‘”amore libero” e tutta quella mer*a.
Hanno portato la civiltà sociale americana a un livello molto basso. Preferirei che la gente pensasse da sola piuttosto che seguire ogni parola che una band punk dice!


Sempre Matt Kelly ha avuto così modo di rispondere alla domanda (postagli nel 2014 da Jorge Figueroa Tapia, per la rivista sudamericana Summa Inferno) “Avete scritto un brano chiamato Hero. Tu hai un eroe nella tua vita?”

Kelly: Il mio eroe è G.K. Chesterton. Era un giornalista inglese che era conosciuto come “il maestro del paradosso” e che scriveva riguardo qualsiasi tematica; dal contenuto di una borsetta, alla storia dell’arte, la teologia, l’economia, la politica fino all’assurdo. Poteva spiegare idee complesse attraverso un linguaggio molto saemplice. Fu d’ispirazione per C.S. Lewis, J.R.R. Tolkien, critico di Herbert George Wells e George Bernard Shaw, consigliere dell’economista Hilaire Belloc.
Chesterton è stato un uomo grandioso, di una volontà ferrea e di una morale solida a differenza di tanti opinionisti blasonati dei nostri giorni. Rispettava i suoi oppositori, anche quelli che avevano punti di vista diametralmente contrari.
Sembra che la Chiesa cattolica stia prendendo in considerazione la sua beatificazione.”

Svelato il mistero.
E del resto, non ci apparirebbe per nulla strano che anche Chesterton gradisca il celtic punk.
Perché nulla è mai stato tanto punk quanto l’Ortodossia di chesteroniana memoria.
Come ci insegna la storica voce dei CCCP – Fedeli alla Linea Giovanni Lindo Ferretti, il vero punk è sempre stato il Cattolicesimo.

Fonti: https://www.tuttorock.com/interviste/dropkick-murphys-intervista-a-matt-kelly/

Fonti: https://summainferno.com/las-experiencias-de-las-calles-nos-inspiran-para-la-musica-dropkick-murphys/

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