I Testimoni di Geova, una setta protestante radicale

di Andrea Forti

La recente ripubblicazione del libro “Il Re degli Anabattisti” di Reck-Malleckzewenn (Fede e Clutura, 2020) riporta all’attenzione pagine dimenticate del fosco e turbolento periodo della cosiddetta riforma protestante, periodo che non fu, come oramai è di moda sostenere, un fiorire di “buone intenzioni”, magari rovinate dalle ambizioni politiche di questo o quel principe tedescun ritorno di antiche eresie considerate morte e sepolte fin dai primi Concilii della Cristianità (prima fra tutte l’arianesimo).

Alla riforma “regia” degli anglicani e a quella luterana, che mantenevano (specialmente la prima) talune “forme” cattoliche, seppure svuotate di significato quando non sovvertite, fin da subito si contrappose quella più radicale di Calvino e dei suoi epigoni presbiteriani scozzesi e puritani inglesi, che intesero demolire dalle fondamenta i Sacramenti, a iniziare dall’Eucaristia, e quindi qualsiasi presenza residua di Liturgia e Gerarchia. A tutte e tre queste linee principali di riforma si contrapposero, con una ben nota dinamica di radicalizzazione rivoluzionaria, una pletora di piccoli movimenti, sette e gruppuscoli più radicali, che rimproveravano agli oramai istituzionalizzati anglicani, luterani o calvinisti di aver tradito lo “spirito della riforma” per assomigliare sempre più all’odiata Chiesa di Roma, identificata con la grande prostituta di Babilonia da molti di questi radicali.

In questa dinamica tipicamente rivoluzionaria il puritano accusava l’anglicano, già saccheggiatore di monasteri cattolici, di “papismo” (!) mentre il settario accusava a sua volta il puritano di eccessiva compromissione col Mondo o con il potere, specie quando lo stesso puritanesimo divenne forza di governo, anzi dittatura!, come nel Commonwealth britannico di Oliver Cromwell.

Una volta innestata la logica della ribellione non c’era più teoricamente una fine alla radicalizzazione della stessa, perché chiunque poteva appellarsi alle Scritture per fondare un proprio gruppo di “Veri Cristiani” e per delegittimare un qualsiasi tentativo di ricostruire un ordine politico e sociale anche solo vagamente “cristiano”; le Scritture, “liberate” infine dalla Tradizione e dal Magistero della Chiesa, garantito nella sua continuità dalla Successione Apostolica, finirono nelle mani di fanatici e volenti demagoghi, come il sopra citato “Re” anabattista di Münster, di ambiziosi dittatori come Cromwell o di un’infinita quantità di improvvisati fondatori di sette, di correnti e di conventicole che formarono il variegato mondo della “riforma radicale”.

All’interno di questi gruppi estremi era comprensibile che ritornassero in auge eresie ed errori già debellati nei primi secoli di Storia del Cristianesimo; fu quindi un ribollire di visioni messianiche e millenariste (come i Quinto-Monarchisti durante il Commonwealth cromwelliano), di suggestioni politiche comuniste (Thomas Müntzer, gli anabattisti di Münster o i Livellatori inglesi), e persino ritornò in auge la più importante e la più perniciosa di tutte le eresie storiche del Cristianesimo, quell’arianesimo sconfitto a Nicea ma ritornato in auge negli anni della “riforma” grazie ai seguaci di Lelio e Fausto Sozzini (due italiani, tanto per ricordarci che lo spirito della riforma non fu solamente una “questione da nordici”) e di Michele Serveto, quest’ultimo messo a morte non dall’Inquisizione cattolica ma nella Ginevra “riformata” di Calvino.

Tutti questi gruppi ed esponenti della “riforma radicale” furono sicuramente minoritari e spesso combattuti accanitamente anche dalle stesse “chiese” protestanti maggioritarie (luterane, anglicane o calviniste), ma contribuirono comunque ad alimentare e tenere vivo contro qualsiasi stabilizzazione quello che giustamente Hilaire Belloc ritenne il vero nucleo della “riforma”: non una precisa teologia, non una precisa forma ecclesiale ma un’atmosfera morale diffusa fatta di separatismo e di ribellione ad una qualsivoglia autorità spirituale unica e continua nel tempo (a meno che, beninteso, tale autorità non sia quella della setta, movimento o gruppo di riferimento).

L’eredità storica attuale di questi gruppi radicali è molteplice, come molteplice fu questo mondo; si va da comunità ferme nel tempo come gli Amish anabattisti della Pennsylvania alla piccola “Chiesa Unitariana (anti-trinitaria) di Transilvania” (di lingua ungherese) fino al teismo razionalista di stampo proto-illuministico delle varie “chiese” Unitariane “libere e universali” diffuse nel mondo anglosassone. Gli Stati Uniti in particolare, nati essi stessi come una sorta di proiezione transatlantica del puritanesimo inglese, furono una vera e propria fucina di nuovi movimenti religiosi di derivazione protestante radicale, basti pensare, fra i gruppi più diffusi al mondo, ai Mormoni, agli Avventisti del Settimo Giorno o ai famosi Testimoni di Geova. Tutti questi gruppi, in misura diversa l’uno dall’altro, dall’anabattismo e dalle sette della riforma radicale ereditarono svariati elementi teologici come il millenarismo, la negazione dell’immortalità dell’anima, il battesimo (ed eventualmente il ri-battesimo di fedeli già battezzati nella Chiesa Cattolica o anche nelle varie denominazioni protetanti) da adulti, il radicale rigetto e disprezzo del Mondo e in alcuni casi (Mormoni e Testimoni di Geova) persino l’aperta negazione neo-ariana della Divinità di Cristo e della Trinità (tutto questo, ovviamente, oltre a tutte le deviazioni comuni a tutte le denominazioni uscite dalla riforma).

Fra tutti questi gruppi nati dal mondo della Riforma radicale e dai nonconformisti anglo-americani i Testimoni di Geova in particolare, e in Italia ancor di più, sono il gruppo contemporaneamente più noto all’opinione pubblica e allo stesso tempo più misconosciuto nella sua reale natura storica e teologica.

Del gruppo si conoscono sopratutto alcuni comportamenti quasi aneddotici, come la frenetica (oggi forse un po’ meno di un tempo) attività di proselitismo porta a porta o il rifiuto di osservare non solamente qualsiasi tipo di festa religiosa cattolica (ovviamente!), ma anche feste “civili” o semplicemente sociali e familiari come i compleanni.

Altrettanto note, e più discusse, sono quelle pratiche comunitarie che spesso collidono con la legge statale e con la sensibilità pubblica, come il rifiuto di accettare trasfusioni di sangue, anche a costo di mettere a repentaglio la vita degli adepti (pure se minori), o il trattamento ai limiti dell’ostracismo riservato ai membri “disassociati” (fuoriusciti o espulsi) dall’Organizzazione, ai quali è vietato persino il farsi vedere in pubblico assieme ai familiari rimasti nel gruppo.

Se è presente in Italia una pubblicistica che presenta in modo critico i principali snodi della storia e le problematicità della dottrina apertamente ereticale dei Testimoni di Geova è altrettanto vero che ancora si fatica a inserire questo gruppo nel suo naturale alveo, quello appunto della riforma radicale e del nonconformismo angloamericano.

I Testimoni di Geova nascono ufficialmente nel 1879 in Pennsylvania (lo Stato “culla” della Rivoluzione americana e centro religioso di molte denominazioni protestanti americane), nel pieno del terzo “Grande risveglio” (Great Awakening) della storia religiosa degli Stati Uniti, quando un predicatore autodidatta di nome Charles Taze Russel (1852-1916), di professione commerciante, fondò la rivista “Torre di Guardia di Sion e Araldo della Presenza di Cristo”, attorno alla quale si coagulò un nuovo movimento denominato inizialmente “Studenti Biblici” e successivamente rinominato nel 1931 “Testimoni di Geova” dal successore di Russel, il giudice Joseph Rutherford(1869-1942).

Charles Taze Russel, da presbiteriano (era di famiglia di origine scozzese dell’Ulster) e in seguito congregazionalista, elaborò la sua particolare dottrina partendo dagli insegnamenti di William Miller (1782-1849), il cui movimento, il “millerismo”, incentrato sull’esatto calcolo del tempo rimanante all’imminente Secondo Avvento di Cristo e sulla dottrina della non immortalità dell’anima, può essere considerato il diretto antesignano dell’Avventismo.

Fin dall’inizio il movimento assunse quei caratteristici connotati teologici propri dei movimenti della riforma radicale: un alto grado di separatismo dalla società, che è ben altra cosa dall’essere “nel Mondo ma non del Mondo” di ogni cristiano, una soteriologia ricca di suggestioni gnostiche (come il doppio livello di salvezza, uno per i semplici fedeli e uno più elevato per i 144.000 “unti”), un’escatologia millenarista e sopratutto un anti-trinitarismo di matrice neo-ariana e sociniana.

Apparentemente la struttura autoritaria, centralizzata e gerarchica del gruppo, diffuso oramai in tutto il Mondo, unita all’aperto anti-trinitarismo, renderebbe i Testimoni di Geova una confessione religiosa del tutto nuova e totalmente staccata dalla più ampia famiglia protestante del quale indubbiamente costituisce una filiazione; anche in molta pubblicistica cattolica “mainstream”, attenta a non ostacolare il cammino ecumenista post-conciliare, si tende a enfatizzare l’estraneità della Watchtower (“Torre di Guardia”, il nome ufficiale della celebre rivista geovista e della Società stessa) a qualsiasi corrente teologica e spirituale uscita dalla Riforma, concentrandosi sulla personalità dei fondatori, sulla bizzarria delle loro interpretazioni delle Scritture o, con una visuale totalmente “dirittoumanistica”, sulle discutibili pratiche settarie del gruppo in materia di trasfusione di sangue o di ostracismo dei “disassociati”.

Un tale scrupolo tuttavia sembra appunto più utile al politicamente corretto ecumenico piuttosto che alla vera indagine storica e teologica, così come dei totalitarismi del ‘900 si approfondiscono più volentieri le individualità eccentriche dei leader e dei fondatori o le atrocità commesse piuttosto che i legami di questi regimi con la “tradizione” rivoluzionaria post 1789.

La natura iper-centralizzata e autoritaria dei Testimoni di Geova, lungi dall’assomigliare alla struttura gerarchica della Chiesa Cattolica, basata su di una visibile successione apostolica e sul Primato di Pietro, è un effetto, più che essere una negazione, della distruzione protestante della “Chiesa Visibile” che amministra i Sacramenti a tutto vantaggio della “Chiesa invisibile” degli uomini illuminati interiormente dalla Fede. Nella visione dei Testimoni di Geova, comune a quella di molte sette anabattiste e nonconformiste, la “vera” Chiesa visibile di Cristo cadde in apostasia e scomparve già alla morte degli Apostoli per lasciar posto alla presenza della sola “Chiesa Invisibile” dei veri credenti che non si palesò per secoli, a parte l’apparizione qua e là di alcuni testimoni della “vera” fede (praticamente e indistintamente tutti gli eretici dell’antichità, del medioevo e dell’era moderna da Ario a Michele Serveto passando per Jan Hus), fino a quando Charles Taze Russel alla fine del XIX secolo non restaurò di nuovo un’Organizzazione (sic!) di autentici fedeli, riallacciandosi all’autentica e originaria comunità cristiana. Questa visione “restaurazionista” non ha nulla di nuovo, non è il parto della fantasia di un predicatore americano di fine ‘800 ma è tipica di tanti gruppi nati dalla Riforma e la forma autoritaria e centralizzata, fra partito politico rivoluzionario e impresa multinazionale, è stata gradualmente imposta al gruppo proprio nell’assenza di una gerarchia legittima, essendo agli inizi gli Studenti Biblici una società religiosa a struttura congregazionalista. Anche nella storia dei Testimoni di Geova si ripete in ambito religioso l’involuzione totalitaria di molti movimenti politici rivoluzionari, inizialmente antigerarchici e libertari e in seguito divenuti leaderistici e autoritari. Il regno del terrore anabattista a Münster e la spietata dittatura militare di Olivier Cromwell nelle Isole Britanniche di metà XVII secolo, esercitata attraverso il suo New Model Army, primo esercito ideologizzato d’Europa, sono ulteriori esempi di come un movimento religioso “rivoluzionario” possa avere degli esiti tutt’altro che libertari. Nelle pubblicazioni della Torre di Guardia, tutte liberamente consultabili nel loro immenso database online, la struttura organizzativa viene quindi descritta con criteri volontaristici/efficentisti e di “necessità”, tipici di un’organizzazione politica o commerciale moderna, necessari per espandere con efficacia l’azione evangelizzatrice e per organizzare la comunità dei veri credenti in vista dello scontro finale fra Geova e Satana. La salvezza del fedele viene dall’adesione alla Società, dall’obbedienza ai suoi insegnamenti, che prendono la forma di un vero e proprio “magistero” indipendente dalla stessa affermata “sola scriptura” e da un intenso attivismo che occupa buona parte delle giornate anche del normale adepto di base, che intensificando la sua attività predicatoria può iniziare a scalare la gerarchia del movimento secondo una tipica logica meritocratica e quantitativa.

Lo stesso grande attivismo pratico richiesto al singolo Testimone di Geova, se può essere ricondotto a schemi aziendalistici tipici di una società come quella americana, non è nemmeno del tutto alieno da una tradizione “attivistica” propria del metodismo americano, che riabilita l’importanza delle “opere” intese sopratutto nel senso attivistico e organizzativo dell’azione di predicazione e propaganda e di organizzazione di congregazioni.

Anche i Testimoni di Geova negli ultimi decenni hanno sofferto della generale diminuzione della pratica religiosa, ma il periodo di crisi e incertezze inaugurato dalla corrente pandemia di Covid-19 potrebbe dare nuova spinta a movimenti neo-millenaristi ed ereticali come i Testimoni di Geova o movimenti analoghi (Avventisti, Mormoni o altre piccole denominazioni apocalittiche ancora più settarie, anche di derivazione non cristiana o sincretica).

Per questo motivo ora più che mai è necessario tenera alta la guardia anche su questo “fronte”, e sopratutto, non minimizzare la portata di tali fenomeni con battute che prendono di mira solo gli aspetti più “folkloristici” di tali movimenti.

Bibliografia essenziale (inglese e italiano):

Ahlstrom, S. E. , A Religious History of American People, New Haven, Yale University Press, 2004.

Belloc, H. , Le Grandi Eresie, Verona, Fede e Cultura, 2019.

De Mattei, R. , A sinistra di Lutero, Chieti, Solfanelli, 2017.

Guéranger, P. , L’Eresia Antiliturgica e la Riforma Protestante, Chieti, Edizioni Amicizia Cristiana, 2018.

Paolillo, N. , Testimoni di Geova, Chi sono davvero?, Edizioni Crocevia, 2019.

Penton, J. , Apocalypse Delayed, Toronto, Toronto University Press, 2015.

Polidori, V. , La Bibbia dei Testimoni di Geova, Bologna, EDB, 2013.

Williams, G.H. . The Radical Reformation, Kirksville, Truman State University Press, 2000.

Un commento a "I Testimoni di Geova, una setta protestante radicale"

  1. #bbruno   3 Aprile 2020 at 3:25 pm

    …. e dai livello mentale da minorati….

    Rispondi

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