Il Calvario nelle visioni di Caterina Emmerich

PROTESTA: Conformandoci ai Decreti di Urbano VIII del 13 di Marzo del 1625 e del 5 di Giugno del 1631, dichiariamo che, salvo i dommi e le dottrine e tutto ciò che la Santa Apostolica Sede ha definito, in tutt’altro non intendiamo prestare né richiedere altra fede che l’umana.

Riflettendo ai nomi di Golgota Calvario e Luogo de’ Teschi che vengono dati al monte della crocifissione, caddi assorta in una contemplazione di tal luogo, la quale abbracciava i tempi da Adamo sino a Cristo. Le cose che tuttora mi restano in mente sono le poche che seguono.
Vidi Adamo che dopo cacciato dal paradiso sfogava il proprio dolore in quella grotta dell’Oliveto dove Gesù avea sudato sangue; vidi che Seth era promesso ad Eva e da lei partorito entro il presepio di Betlemm;e e vidi quest Eva medesima far dimora nelle grotte ove poi sorse il convento di Maffa vicino ad Ebron.
Più tardi la contrada di Gerusalemme per la gran pioggia del diluvio diveniva tutt’altra. Non era più che una contrada bruna desolata tutta a dirupi e abbasso affatto della rupe del Calvario spinta colà sopra dal diluvio mi venne additato il sepolcro di Adamo ed Eva. Mancavano l’una delle teste e il fianco d’uno scheletro e quella delle teste che ancor rimaneva stavasi sotto terra entro il carcame non suo.
Sovente ebbi occasione di vedere che l’ossa di Adamo e di Eva non erano rimaste tutte nel loro sepolcro. Alcune le avea tolte seco Noè nell’arca e queste passarono da una in altra generazione de’ patriarchi Nei loro sagrifizi Noè ed Abramo ponevano sempre sopra l’altare alcune ossa d’Adamo e ricordavano con esse a Dio la sua promessa. Quando Giacobbe diede a Giuseppe la veste di più colori vidi che gli dava altresì qualche ossa di Adamo come fossero sacre reliquie. Giuseppe le portò sempre sul petto ed esse furono poste colle sue proprie ossa nella prima arca santa che i figli d’Israele recarono con sé dall’Egitto. Di somiglianti fatti moltissimi io ne vidi che in parte ho dimenticato e in parte non ho tempo adesso di raccontare.
Intorno alla derivazione del nome Luogo de’ Teschi posso dirvi quello che segue.
Io ho veduto il monte Calvario a tempi del profeta Eliseo. Non era esso allora come ai tempi di Gesù ma presentavasi come una collina piena di muri e di caverne simili a sepolcri. Vidi allora il profeta Eliseo che non so bene se in corpo od in ispirito penetrava la profondità di quel monte e toglieva un teschio fuori da un truogolo di pietra in cui stavano a riposare alcune ossa. Vicino a lui era un altro che mi pareva la figura di un angelo, il quale gli disse: “Questo teschio è di Adamo”. Voleva il profeta togliere il teschio con sé ma colui nol concesse. Attaccati a quel teschio vedevansi qua e là de’ capelli sottili di un colore quasi giallo. Seppi allora che per il racconto di quel profeta aveva tal luogo ricevuto il nome di Luogo de’ Teschi. Vidi altresì che la croce di Gesù stava piantata in linea perpendicolare sul teschio di Adamo e mi fu detto che quel punto era il giusto mezzo della terra.

(Caterina Emmerich, La dolorosa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, Stamperia di Cassino, 1844, pp. 329-330)

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