di Nicolò Volpe

Le foto di questo bretone, piccolo di statura e dallo sguardo deciso e vivace ci danno un’idea della persona che fu il colonnello Pierre Chateau-Jobert, poco conosciuto in Italia ma degno di essere ricordato come rimarchevole scrittore controrivoluzionario.

Nato a Morlaix, nel 1912, in una famiglia cattolica e rimasto orfano di padre (ucciso al fronte nel 1915) vorrebbe intraprendere una carriera militare nella Marina francese ma problemi di salute glielo impediscono.

Diventato tenente d’artiglieria, nel 1940 in seguito all’invasione tedesca della Francia, rifiuta di abbandonare le armi e sceglie, nonostante non sia un gollista, di continuare la lotta nelle fila delle cosiddette FFL (Forces Françaises Libres) che combattono a fianco degli Alleati. (Affronteremo in futuri articoli il tema dei resistenti cattolici e fedeli alla Tradizione e dei rivoluzionari che si schierarono con i “fascismi”).

Dopo l’esperienza del secondo conflitto mondiale che lo vedrà combattere in Eritrea e in Siria come paracadutista e comandante dei commandos del “3rd French SAS”, combatterà in Indocina e in Algeria (in cui sarà promosso colonnello) e infine durante la crisi di Suez dove con i suoi uomini a Port Said e Port Fouad sbaraglia le forze egiziane con una manovra memorabile.

Tornato in Francia la vicenda umana e militare del colonnello Chateau Jobert lo porta a scontrarsi con quelle forze della rivoluzione ben presenti nell’esercito e nell’apparato istituzionale, in virtù delle sue posizioni favorevoli all’Algeria francese e alla lotta ad oltranza contro i ribelli ai quali De Gaulle vorrebbe consegnarla.

Dal 1958 al 1961, con grande riserbo, si dedica a intessere una rete di contatti con militari e personalità controrivoluzionarie e a formare sé stesso con la lettura di San Tommaso d’Aquino, e molti autori cattolici tra cui l’abate Barruel, Crétineau-Joly, De Poncins e il contemporaneo Jean Ousset che avrà molta influenza sul suo modo di intendere l’azione controrivoluzionaria.

Di stanza in Niger, nell’aprile 1961, appoggia a distanza il putsch dei militari pro Algeria francese e viene arrestato poco dopo.

Una volta libero aderisce all’OAS (Organisation armée secrète), movimento clandestino che lotta per l’Algeria Francese ed entra clandestinamente in Algeria dove dirigerà egregiamente l’OAS nella zona di Costantina.

Dell’OAS sarà assieme al viticoltore Robert Martel uno dei principali esponenti dell’ala cattolica e legata alla Tradizione in un movimento molto composito in cui non mancarono gli arrivisti e gli opportunisti.

Condannato a morte in contumacia, dopo alcuni di clandestinità, il colonnello Chateau-Jobert viene amnistiato e ricompare a Morlaix, sua città natale, in cui inizierà la sua opera di scrittore controrivoluzionario.

Di lui, oltre alla sua autobiografia e ad altri due testi, ci restano tre opere dedicate alla Controrivoluzione, nessuna delle quali è stata tradotta in italiano.

La prima, Manifeste Politique et Social, nonostante alcuni spunti interessanti, riuscirà scontata e finanche stucchevole al cattolico formato su testi controrivoluzionari di ben altra qualità ed è assolutamente prescindibile.

Fondamentale è invece Doctrine d’action contrerévolutionnaire vero e proprio manuale d’azione controrivoluzionario, in cui il nostro ci da una serie di consigli strategici e ci fornisce una metodologia da cui traspaiono la precisione e l’attenzione ai dettagli proprie di un ufficiale delle forze speciali quali era il colonnello Chateau-Jobert.

Molto interessante è anche La confrontation révolution contrerévolution che ci parla di quando la lotta contro la Rivoluzione giunge al culmine fino ad arrivare allo scontro armato. Il testo è un po’ datato ma già fa cenno a quello che è il sogno satanico della rivoluzione, l’instaurazione di un governo mondiale.

Perché il colonnello Chateau-Jobert è una figura imprescindibile della Controrivoluzione?

In primis perché fornisce un metodo, quasi professionale oserei dire, di condurre la lotta controrivoluzionaria. Come lui stesso scrive, molti pensatori cattolici hanno smascherato la rivoluzione e spiegato nei minimi dettagli in cosa consista la Controrivoluzione senza però fornire (a parte Jean Ousset, almeno parzialmente) una metodologia pratica di lotta, un vero e proprio manuale che serva da guida ai controrivoluzionari.

In secondo luogo perché ci ricorda che la Controrivoluzione è un dovere quotidiano del cattolico che vive in società, non si fa unicamente “a colpi” di riviste inviate per corrispondenza (oggi diremmo di siti internet e di blog) e di conferenze che vengono apprezzate si, ma sempre dalle solite persone e poi dimenticate. La Controrivoluzione è invece un’azione continua, incessante, metodica e coerente con cui i controrivoluzionari si organizzano per contrastare con efficacia le forze del male e far trionfare la buona causa che è quella di Nostro Signore Gesù Cristo. Forse non ne vedremo i frutti durante la nostra vita ma proprio questa è una prova di umiltà del controrivoluzionario che prepara la buona battaglia che sarà continuata dalle generazioni future.

Concludiamo con alcune parole, dense di significato, del colonnello stesso:

Immaginiamo che milioni di uomini avanzino nella via di un perfezionamento personale ma che tra costoro nessuno agisca nella sfera politica e sociale. In tal caso basteranno sempre qualche centinaio (o qualche decina) di rivoluzionari per imporre a tutti gli altri delle istituzioni e delle leggi contrarie all’ordine naturale; e giammai l’ordine cristiano potrà essere stabilito; col risultato che questi uomini e i loro discendenti – malgrado tutti i santi presenti tra di loro – saranno sempre nel più grave pericolo.

Se dunque i più perfetti non trovano degli uomini d’azione tra loro, devono andare a cercarli e formarli per lavorare all’instaurazione dell’ordine cristiano. Ma all’inverso certi uomini d’azione dovranno anch’essi cercare gli uomini più perfetti, per chiedere loro che li orientino e mantengano l’azione sulla strada della Verità”.