Il dramma di Saviano e compagni: “Non si fanno più aborti, facciamoli a casa fino a nove settimane…”

Dopo la schedatura dei medici obiettori di coscienza ripreso da Il Giornale questa mattina (vedi qui), riprendiamo dal Secolo d’Italia una agghiacciante iniziativa, che lamentando la maggiore difficoltà di praticare aborti in ospedale a causa della pandemia, richiede che l’interruzione di gravidanza possa praticarsi a casa.
L’aborto è un tremendo delitto contro il quinto comandamento, l’uccisione di un innocente: un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio, il quale lo punisce non solo con l’inferno nella vita ventura, ma anche con tremendi castighi nella presente. “Si rammentino – ammoniva Pio XI in Casti connubii – che Dio è giudice e vindice del sangue innocente, il quale dalla terra grida verso il cielo”
.

Saviano, Boldrini e compagni firmano un appello al ministro Speranza. L’emergenza nell’emergenza, secondo loro, è il fatto che gli ospedali non praticano più aborti o meglio ne praticano di meno. Medici troppo impegnati a salvare vite anziché “aiutare” le donne a disfarsi di feti indesiderati.
Ognuno si sceglie la prospettiva dalla quale guardare questa fase tragica. Loro hanno scelto quest’angolo di visuale. E come vorrebbero rimediare? Con l’aborto da remoto. Come se fosse uno “smart work” anche quello. La notizia si legge, con toni accorati, su Repubblica.

La lettera appello a Speranza

Il quotidiano dà conto di una lettera aperta al ministro della Salute Speranza,  al presidente Conte e all’Aifa, “sottoscritta da centinaia di firme. Da Roberto Saviano a Laura Boldrini, da Lea Melandri a Marco Cappato, da  Livia Turco a Moni Ovadia, quattro associazioni (Laiga, Pro-Choice, Amica e Vita di Donna).
Nella lettera si chiedono ” “misure urgenti” per garantire le interruzioni volontarie di gravidanza, “privilegiando la procedura farmacologica”, per limitare, appunto, gli accessi ospedalieri. Nello stesso tempo però la richiesta è quella di allungare i tempi per l’aborto con la Ru486 fino a nove settimane (oggi sono sette), eliminare i ricoveri e prevedere, in questi giorni ardui, una procedura di aborto “totalmente da remoto” con la telemedicina”.

Anche le Ong fanno appelli pro-aborto

Il problema secondo la rete di associazioni che si battono per i “diritti” non riguarda solo l’Italia ma tutta l’Europa. Scrive in proposito il Giornale: “Dello stesso tenore la richiesta presentata ai governi europei da un centinaio di Ong, tra cui Amnesty International, Human Right Watch e la rete europea di Planned Parenthood”. La loro proposta è quella di riconoscere l’interruzione di gravidanza come un servizio “essenziale”, a cui si deve poter accedere anche a domicilio visto che in tutto il Vecchio Continente la crisi sanitaria ha rallentato la macchina di assistenza agli aborti.
L’associazione Pro vita e famiglia si dichiara sconcertata per l’iniziativa e sottolinea che la pillola abortiva Rsu486 non si può distribuire a cuor leggero perché è molto pericolosa per la salute delle donne e infatti viene somministrata in regime di day hospital dagli ospedali.

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