Il sogno di Claudia

di Giuliano Zoroddu

San Matteo nel suo racconto della Passione ci riferisce di una moglie premurosa che si cura del buon operato del marito:

“Mentre intanto egli se ne stava seduto in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: Non aver nulla da fare con quel giusto, perché oggi in sogno ho dovuto soffrire tante ansie per via di lui!” 
(XXVII, 19)

Come tutti avrete capito il marito è Pilato e la moglie è quella che la tradizione ha chiamato Claudia Procula.
Su questa donna non sappiamo molto e a tal lacuna sopperirono nel corso dei secoli i vangeli apocrifi, specialmente quello detto “di Nicodemo”, che ce la presenta come donna virtuosa e pia. Al di là della fantasiosità più che evidente di queste testi tardi rispetto ai Vangeli canonici, valga la notazione di Cornelio a Lapide nel suo Commento a Matteo: “Quod licet apocryphum, multa tamen vera probaque continet“.
I Padri della Chiesa e gli esegeti si concentrarono prevalentemente sul sogno. Sebbene alcuni, come San Bernardo e Rabano Mauro, vollero vederci un tentativo del Diavolo di impedire la Morte salvifica del Redentore; la più antica tradizione ecclesiastica – autori del calibro di Origene, Sant’Ilario, Sant’Ambrogio, Sant’Agostino, San Giovanni Crisostomo – tuttavia non ha dubbi sull’origine divina del sogno.
Dio volle far conoscere a questa donna, proselite giudaica, qualcosa su quel Giusto che suo marito stava processando su istanza dei Giudei: ciò fu fatto per giustificazione di lei e perché suo ministero fosse in qualche modo dato inizio alla predicazione del Cristo ai Romani, onde san Girolamo definì quel sogno “fidei Gentilis populi praesagium“.
Non fu certo un praesagium felice per Pilato. Scettico come risultato dallo stesso Vangelo – Quid est veritas? – , il praefectus Iudaeae era sicuramente molto attento agli arcani segni, ai sogni, alle premonizioni: era un tradizione romana e come dice Ricciotti “sapeva benissimo che Giulio Cesare avrebbe evitato le 23 pugnalate delle fatali Idi di marzo se avesse dato retta alla mogli Calpurnia che lo aveva pregato di non recarsi quel giorno nella Curia, perché essa nella notte precedente lo aveva visto in sogno trafitto da molte ferite“. Un buon incentivo ad adoperarsi per l’assoluzione del Nazzareno.
Ma che ne fu di questa donna dopo i fatti narrati? Priva di fondamento la teoria della sua presenza in seno alla Chiesa Romana basata sulla identificazione di Claudia Procula con la Claudia che San Paolo (che alla moglie di Pilato per certi apocrifi amministrò il battesimo) menziona alla fine della Seconda Lettera a Timoteo. Certamente abbracciò la fede cristiana e la applicò nella sua vita: i Greci e gli Etiopi la venerano come Santa.
La sua figura è stata in tempi recenti presentata al grande pubblico dal Mel Gibson nel suo a tutti noto The Passion of the Christ. Nel film Claudia, interpretata da Claudia Gerini, non è un personaggio del tutto defilato (così ce lo presenta San Matteo del resto): al contrario fa pressione sul marito – “sanctus est!” gli dice – e compatisce i dolori di Gesù e di Maria tanto da donare alla Vergine dei panni di lino finissimo. Particolari che fanno parte delle visioni dell’estatica tedesca Caterina Emmerich, cui però si può dare fede meramente umana.
Quasi nulla quindi sappiamo di questa pia mulier; quasi nulla a parte quell’unum necessarium: l’aver pubblicamente attestata l’innocenza del processato Redentore al cospetto della superba Roma e della infedele Gerusalemme.

Un commento a "Il sogno di Claudia"

  1. #Michele   10 Aprile 2020 at 10:09 pm

    Proselita giudaica?
    In effetti in quel periodo il giudaismo andava di moda tra le matrone romane.
    Non è che era, invece (non sarebbe stato impossibile) proprio Ebrea?
    Nel film kolossal holliwdiano “La più grande Storia mai raccontata”, invece la si presenta come figlia di Tiberio.

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