di Padre Patrick Troadec FSSPX
da fsspx.news

Alcune persone pensano che i cattolici abbiano una religione “dolorista”, che parlerebbe solo di penitenza, sofferenza e morte. È conoscere davvero male la nostra santa religione. Se è vero che la Chiesa enfatizza in certi momenti l’abnegazione, il dolore e la morte, è per far emergere meglio la vita di grazia, felicità celeste, gloria divina. E se la Chiesa invita il cattolico a morire a Satana, al peccato e al mondo, è per permettergli di vivere la vita divina depositata nella sua anima nel giorno del suo battesimo.

Ai discepoli di Emmaus completamente distrutti dopo la morte di Cristo, il divin Maestro muove questo dolce rimprovero: “O uomini senza intelligenza e dal cuore lento a credere a tutto ciò che i profeti hanno detto! Il Cristo non doveva forse conoscere queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Lc 24, 25-26).
Così la Chiesa, che è nostra Madre, dopo i quaranta giorni di penitenza della Quaresima, ci invita da Pasqua all’Ascensione a trascorrere questi quaranta giorni in compagnia di Gesù risorto. Il cero pasquale e l’acqua battesimale simboleggiano questa nuova vita dei battezzati, piena della carità di Cristo.
Poiché i salmi presentano un ritratto fedele di Gesù Cristo, non potevano non rappresentare i frutti della sua morte dolorosa, vale a dire l’accesso dell’uomo alla salvezza mediante la santificazione della grazia e la promessa della partecipazione, se si è fedeli, alla gloria della sua risurrezione nella beata eternità.
Pasqua è il periodo liturgico più appropriato per contemplare i misteri gloriosi del rosario, cogliamo inoltre l’occasione per meditare sui passaggi dei salmi che presentano la risurrezione di Gesù, la sua ascensione e il Cielo che ha preparato per coloro che lo adorano.

La Risurrezione di Nostro Signore

Coloro che hanno avuto la grazia di accompagnare in spirito, durante la Settimana Santa, Gesù Cristo nella sua Passione, ebbero il cuore spezzato dal dolore quando videro come il divin Salvatore fu trattato durante le ultime ore della sua vita terrena . Tanto il loro dolore è stato intenso mentre contemplavano Gesù sofferente, tanto la loro gioia ha traboccato contemplando il suo glorioso trionfo nella mattina di Pasqua. Il salmista, pensando al giorno della Risurrezione di Gesù, ha giustamente invitato i fedeli a provare in loro una grande gioia: “Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso” (Sal 117, 24). Poiché la Chiesa nella sua liturgia non si accontenta di ricordare gli eventi passati ma li attualizza comunicando ai fedeli grazie attualmente proporzionate, dà loro oggi la gioia di Cristo risorto, poiché li aveva fatti condividere il suo immenso dolore durante la Settimana Santa. San Paolo disse: “Se Cristo non è risuscitato, la nostra fede è vana” (1 Cor 15, 14). Tutta la fede cattolica si poggia proprio sulla sua Risurrezione. Diversi salmi lo avevano già annunciato.

La preghiera di Gesù per la sua risurrezione
Durante la sua Passione, Nostro Signore ha pregato il Padre suo di resuscitarlo come indicato da San Paolo nella sua epistola agli Ebrei: “Nei giorni della sua carne, con alte grida e con lacrime egli offrì preghiere e suppliche a colui che poteva salvarlo dalla morte ed è stato esaudito per la sua pietà” (Eb 5, 7). Questa preghiera di Gesù fu profetizzata dal salmista: “Quanto a me, sono povero e bisognoso: o Dio, aiutami. Tu sei il mio aiuto e il mio liberatore; Signore, non tardare” (Sal 69, 6). Cristo si riferisce qui allo stato in cui si trovava al tempo della sua Passione quando dice: “Quanto a me, sono povero e bisognoso”. Queste qualifiche sono particolarmente adatte a Gesù legato nudo sulla croce. E se chiama suo Padre “Signore”, è perché parla come un uomo, la forma in cui sarà crocifisso. “Signore, non tardare”, vale a dire, non tardare a liberarmi da ogni male mediante una pronta risurrezione.
Questo stesso salmo annuncia la punizione di coloro che commettono un deicidio colpevole: “Che siano confusi e coperti di vergogna, quelli che cercano di togliermi la vita” (Sal 69: 3). La risurrezione di Gesù Cristo coprì i suoi nemici di grande confusione, i quali credevano di averlo distrutto del tutto. La loro vergogna sarà al culmine alla fine dei tempi, di fronte al temibile aspetto del loro giudice, che hanno osato giudicare nel loro tribunale usando falsi testimoni.

Il fatto della risurrezione
Diversi salmi annunciano sia la morte di Gesù che la sua risurrezione. Il Salmo 40, che descrive la trama dei nemici di Nostro Signore, contiene questo versetto: “Colui che dorme, si rialzerà?” (Sal 40, 9). Nella Sacra Scrittura, la morte è spesso paragonata al sonno. “Colui che dorme” qui designa Nostro Signore. Quindi questo verso significa “Cristo risorgerà?”. Dopo che Nostro Signore ha annunciato la sua risurrezione, i suoi nemici si chiedono se avverrà.
Il Salmo 3, che la Chiesa ha scelto per il mattutino pasquale, ricorda la morte e la risurrezione di Cristo con queste parole: “Io mi son coricato e ho dormito,
poi mi sono risvegliato, perché l’Eterno mi sostiene
” (Sal 3, 5) San Roberto Bellarmino commenta: “Tutto ciò si adatta a Nostro Signore: anche lui può dire ‘ho dormito’, ovvero ‘mi sono steso sulla croce per morirvi, come ci si mette a letto per dormire’. Dice che la sua morte è un sonno, perché era facile per lui rianimarsi come alzarsi dal sonno; ‘sono risorto, senza alcun aiuto, grazie unicamente al mio potere infinito’ “.
La Risurrezione avvenne nel momento scelto da Dio da tutta l’eternità. Il Salmo 138 che riporta Nostro Signore in dialogo con suo Padre contiene questo versetto: “Tu hai conosciuto, [O Padre] la mia morte e la mia risurrezione” (Sal 138: 2). Questo passaggio riguarda la preconoscenza divina. Dio da tutta l’eternità conosce l’ora della morte e risurrezione di tutti gli umani e a fortiori quella del suo Figlio diletto. È quindi con ragione, come sottolinea San Roberto Bellarmino, che la Chiesa usa questa parola nel giorno della Risurrezione del divin Salvatore.
Sono risorto, ed eccomi qui con te ” (Sal 138, 18). Sant’Agostino e Sant’Ilario intendono queste parole come riferite alla Risurrezione di Cristo, e la Chiesa, dello stesso sentimento, le ha poste nell’introito della Messa del giorno di Pasqua. La tradizione vede attraverso la persona che è vicina a Nostro Signore la sua santa Madre. Era assolutamente conveniente che la Madonna, così strettamente associata alla nostra salvezza, fosse la prima a beneficiare della visita di suo Figlio Risorto. La dolcissima melodia che accompagna questo versetto durante la messa gregoriana esprime meravigliosamente il fascino e la bellezza indicibili di questo incontro unico.

La glorificazione di Cristo
Risuscitando, Cristo ha rivestito un corpo glorioso, vale a dire un corpo che non è più soggetto alla sofferenza o alla morte. San Paolo arrivò al punto di parlare di un corpo spirituale per descrivere la natura del corpo glorioso (1 Cor 15:44). Per provare la sua risurrezione, Nostro Signore apparve ripetutamente ai suoi Apostoli, alle sante donne che lo avevano accompagnato durante i suoi viaggi apostolici e a molti altri testimoni fino alla sua ascensione al Cielo, quaranta giorni dopo.
Davide ha parlato dei due misteri della Risurrezione e dell’Ascensione nel Salmo 109 che la Chiesa ha scelto come apertura dei Vespri della domenica. Di tutti i salmi, è uno dei più sublimi quanto a tematiche. È interamente profetico, e le principali grandezze di Cristo, vale a dire la sua eternità, la sua uguaglianza con il Padre, il suo sacerdozio, il suo potere di giudicare e il suo regno eterno ne costituiscono il tema. Alla fine, il salmista riassume il suo itinerario terreno con queste parole: “Berrà l’acqua del torrente; ed è per questo che alzerà la testa” (Sal 109, 7) La Chiesa, prendendo un brano di un’epistola di San Paolo, ha così riassunto la vita di Gesù nel Graduale del Giovedì Santo: “Cristo si è umiliato facendosi obbediente fino alla morte e alla morte della croce; ecco perché Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome” (Fil 2, 8-9). Il torrente è un’immagine della natura fugace delle realtà temporali e della vana agitazione degli uomini. Gesù bevve in questo torrente portando i dolori della nostra mortalità, quindi è giusto che dopo aver assunto una così grande umiliazione per la gloria del Padre suo e la salvezza dell’umanità, potesse sedere alla destra dell’Eterno Padre come supremo giudice dei vivi e dei morti.
Nel primo verso del Salmo 109, il Salmista annuncia: “Il Signore disse al mio Signore, siedi alla mia destra” (Sal 109, 1) .”Il Signore” è Dio Padre, “ha detto al mio Signore”, vale a dire suo Figlio, “siedi alla mia destra”. Dio Padre quindi chiede a suo Figlio di sedersi alla sua destra. L’atto di sedersi è il carattere dell’autorità reale ed essere alla destra significa uguaglianza. Gesù è quindi uguale a suo Padre. Questo è ciò che cantiamo nel Credo: “Credo in un solo Dio Padre Onnipotente, […] in un solo Signore, Gesù Cristo, suo Figlio unico, […] che ascese al Cielo e siede alla destra del Padre”.
Oltre al Salmo 109, un altro salmo descrive ancor più precisamente l’ascensione di Gesù al Cielo in presenza degli angeli. Per permettere a Nostro Signore di passare attraverso le porte del Cielo, esclama il Salmista, rivolgendosi agli angeli: “Alzate le vostre porte, o principi, e voi, porte eterne, alzatevi ed entrerà il re della gloria (Sal 23: 7). In un linguaggio poetico, Davide chidede agli angeli di aprire le porte del Cielo per far entrare Cristo. È chiamato “re della gloria” per indicare che è il re della Gerusalemme celeste, luogo di luce e splendore eterno. Scoprendo la sua indicibile maestà, gli angeli sono pieni di ammirazione al punto da esclamare: “Chi è questo re della gloria? “(Sal 23, 8) E il profeta risponde: “Il Signore forte e potente, il Signore che è potente nelle battaglie” (Sal 23, 8) Sì, Nostro Signore, in una portentosa battaglia, ha conquistato, disarmato, incatenato il principe delle tenebre.

Sulla strada per la patria

Nostro Signore è risorto per farci condividere la sua gloria. La nostra risurrezione è già stata inaugurata il giorno del nostro battesimo e deve portarci a vivere, già da adesso, ciò che sarà la nostra felicità in Paradiso. Ecco perché San Paolo disse ai Colossesi: “Se dunque voi siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di sopra dove Cristo è seduto alla destra di Dio” (Col 3, 1).
Il fedele cattolico si rende conto di essere esiliato, perché la vita terrena non è la vera vita. Ecco perché si considera uno straniero su questa terra. La sua unica ambizione è di avanzare generosamente sulla stretta via che conduce alla patria celeste, affermando con San Paolo: “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, d’onde anche aspettiamo come Salvatore il Signor Gesù Cristo, il quale trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, in virtù della potenza per la quale egli può anche sottoporsi ogni cosa” (Fil.3, 20-21).
Il Salmista ha già avuto questa concezione della vita terrena da quando ha detto, rivolgendosi a Dio: “Sono uno straniero sulla terra” (Sal 118, 19) Sono uno straniero sulla terra: questo è il motto di tutta la famiglia dei figli di Dio, delle anime cristiane e sante, “che usano di questo mondo, come se non ne usassero”(1 Cor 7, 31), “Siamo stranieri quaggiù”, Bossuet, a partire da questa considerazione, ha ottime riflessioni sui mezzi da prendere per rendere più sopportabile la vita terrena: “Ciò che allevia i problemi e gli inconvenienti del nostro esilio, dice, sono le lettere che riceviamo dalla nostra patria benedetta. Capite bene che sto parlando del Paradiso. Queste lettere sono le Sacre Scritture, che il nostro Padre celeste ci invia attraverso il ministero dei suoi santi profeti e dei suoi apostoli, e persino attraverso il suo amato Figlio, che ha mandato sulla terra per portarci notizie quaggiù del nostro paese e darci la speranza di un ritorno rapido e felice”.
Guardando già verso il Cielo, il Salmista che contemplava i santi del Paradiso disse: “I giusti mi faranno corona quando mi concederai la tua grazia” (Sal 141, 8) I giusti già incoronati nella gloria del Cielo attendono i giusti della terra, per completare l’edificio della santa Gerusalemme e formare questa Chiesa eterna “dei primogeniti che sono ascritti nei cieli” (Eb 12, 23).


Padre Patrick Troadec

Continua…

(Fonte: FSSPX.Actualités du 17/04/20)