Lo strano mondo Ikea, tra mosse pro-LGBT e donazioni alla destra ultraortodossa (e anti-LGBT) israeliana

Gli ammiccamenti del colosso Ikea verso il mondo LGBT sono stranoti. Per ricordare solo l’ultimo esempio si può citare l’iniziativa Coming out of the Closet dello scorso autunno che mandò in visibilio le gaie pagine dell’omosessualismo italiano:

Da venerdì 11 a domenica 13 ottobre negli store di Milano, Roma e Napoli visitatori e visitatrici potranno, attraverso un’installazione dedicata, vivere l’esperienza emotiva delle testimonianze di coming out custodite all’interno degli armadi esposti nei punti vendita. Inoltre, negli stessi giorni, sarà diffuso un video specifico su tutti i canali social di Ikea per aiutare a una più piena consapevolezza di sé e promuovere una società più inclusiva. «In Ikea – ha spiegato Filippo Caruso, P&C Manager per l’area italiana – riconosciamo i valori di equality come parte integrante della nostra visione strategica: crediamo che tutti abbiano il diritto di sentirsi se stessi e di esprimere la propria identità, ma siamo anche consapevoli che spesso questo porti a paure, dubbi e tante domande su se stessi e su chi ci circonda».

Così gongolava GayNews. Per ulteriori approfondimenti su Gender, omosessualismo e altre aberrazioni rimandiamo come sempre all’apposita sezione su RS-Encyclopædia.

Ma torniamo a noi. I soldini che girano attorno al mondo Ikea vanno solo a far contenti gli esponenti del grigiore arcobaleno? Ovvio che no, la realtà è complessa.

Recentemente è scoppiata una dura polemica perchĂ© dai principali soci del gruppo commerciale di Ikea Israel, Shulem Fisher and Matthew Bronfman, sono arrivate un paio superdonazioni al gruppo hassidico (ultraortodosso) Gur: si parla dell’equivalente di oltre un milione di dollari USA.

Il gruppo Gur esprime attraverso il partito di destra Giudaismo Unito nella Torah il ministro della sanitĂ  Y. Litzman, giĂ  noto per aver definto la comunitĂ  LGBT come peccatori che danzano attorno al vitello d’oro. Qualche settimana fa non ha mancato di far sapere che aspettava in tempi brevi il Messia (vedere: Y. Litzman, ministro religioso israeliano: “Messia arriverĂ  presto, forse entro Pesach”), pochi giorni dopo è risultato – insieme alla moglie – positivo al coronavirus.

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