Janez Janša con Igor Bavčar nel 1991 (Marko Feist / Public domain)

Non solo Ungheria, verrebbe da dire. Anche in Slovenia l’emergenza coronavirus ha determinato qualche fibrillazione politica. E a sinistra c’è chi lancia l’allarme. Titola L’Espresso: “Slovenia, pieni poteri per il premier: un colpo di stato dietro le quinte della pandemia. Costituzione aggirata, sostenitori dell’estrema destra ai vertici, attacchi a giornalisti e intellettuali. Intanto il governo vuole consentire agli agenti di pedinare i cittadini, intercettare le telefonate e perquisire gli appartamenti“.

E si prosegue:

Nei giorni in cui anche la Slovenia deve affrontare la pandemia globale, il primo ministro Janez Janša ha fatto piazza pulita della più importante istituzione sanitaria del Paese, incaricata di prevenire il contagio. Jansa ha costituito un’unità di crisi e ne ha fatto il presidio di comando per gestire l’emergenza, anche se nella Costituzione slovena non è previsto niente di tutto questo, mentre molti giornalisti, oggetto di intimidazioni e minacce dai media sotto il controllo del governo, hanno grandi difficoltà ad accedere alle informazioni.

Nel frattempo Agenzia Nova rilancia la notizia secondo cui il governo sloveno non intenderebbe rinunciare al rafforzamento delle competenze dell’esercito per difendere il confine con la Croazia. L’annuncio è del portavoce del governo Jelko Kacinin in relazione al confine meridionale. Le polemiche interne derivano dal fatto che l’Assemblea nazionale ha votato a favore della proposta, ma senza la maggioranza dei tre quarti, necessaria per assegnare all’esercito competenze maggiori di quelle attuali.