di Charlie Bunga Banyangumuka

Sindone sì, Sindone no.
Le domande poste dagli scettici circa la natura dell’immagine, la sua origine e la sua storia sono molteplici e variegate. Sebbene oramai la datazione eseguita col Carbonio 14C, che datava il Sacro Lenzuolo in un lasso di tempo compreso fra il 1260 e il 1390,  sia risultata inattendibile, le obiezioni a quella che può essere definita, senza problema, la “Reliquia più importante della Cristianità” rimangono.
Accettando infatti la sua non-origine medioevale e la sua datazione approssimativa fra il I secolo avanti Cristo e il I secolo dopo Cristo, esiste tuttavia il problema della sua effettiva origine palestinese.
Ci sono prove che testifichino di un soggiorno del suddetto lenzuolo in Terrasanta?
Le prove più importanti in questo senso ci vengono fornite dalla botanica; se infatti,per assurdo, si può accettare la manipolazione sindonica mediante l’inserimento postumo di oggetti, non si può fare ciò con i pollini delle piante, i quali sono estremamente delicati.
La Sindone racchiude le tracce di più di 20 pollini di piante, selvatiche e non, sul proprio telo: fra queste le più interessanti sono sicuramente sono le tracce di “Glebionis Coronaria”, “Gundelia tournefortii” e i pollini del genere “Zygrophyllum”.
Questi tre tipi vegetali ci forniscono interessanti dettagli sul telo sindonico, in particolare gli ultimi due.
Gundelia tournefortii, in ebraico Akuvit ha-Galgal, è una pianta che sappiamo per millenni aver avuto il proprio periodo di fioritura in un lasso di tempo fra Marzo e Maggio e, con la conformazione delle foglie, è una delle candidate presentate dal Botanico Avinoam Danin, dell’Università Ebraica di Gerusalemme, come una delle indiziate della Corona di Spine (almeno in parte).
Il genere Zygrophyllum, invece, è tipico di quelle aree semi-desertiche; la specie ritrovata sulla Sindone, Zygrophyllum dumosum,  cresce assieme agli altri pollini trovati in un’area compresa fra Gerusalemme, Hebron, Madaba e Kerak (in Giordania), restringendo dunque l’origine del telo sindonico a questo quadrilatero.
Grazie infine alle analisi condotte col PIOT (Polarized Image Overlay Technique) è stato possibile analizzare le gemme di queste piante, le quali si aprono sono in carenza di acqua; la posizione nelle quali sono state ritrovate sul telo certifica che il contatto fra i vegetali ed il tessuto avvenne in una zona arida (identificata fra la Valle del Giordano e il deserto) in un lasso di tempo fra le 3 e le 4 del pomeriggio.


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