di Massimo Micaletti

Prodotta dal 1985 al 1996, la Mercedes W124 (meglio conosciuta come 200 E, 250 D et similia) rappresenta forse il capolavoro di Bruno Sacco, designer per Mercedes dal 1958 fino al 2003: contende il primato con la Mercedes SL R129 (1989-2001, anche se lo stile fu definito già nel 1985).

Personalmente credo sia molto più difficile da interpretare il tema della berlina, che deve essere anche funzionale e deve avere precisi vincoli di fruibilità (ad esempio, l’altezza del padiglione) o meccanici (perché dev’essere prodotta in grande serie, perciò spesso condivide le parti con altri modelli), rispetto alla coupé o, come nel caso della SL, alla spider due posti, in cui può prevalere l’aspetto emozionale e si hanno meno legacci, anche di natura economica e progettuale: per questo, preferisco la W124 alla R129, perché fare una bella berlina è più difficile che fare una bella sportiva.

I volumi pieni e levigati, col motivo del trapezio (taglio del padiglione, specchio di coda, archi passaruota, lunotto e altri dettagli) danno una solida presenza scenica, trasmettendo il senso di un oggetto fatto per durare e restare bello. Sacco seppe anche alleggerire tutti quei pieni: guardiamo, ad esempio, la sottile striscia metallica alla base del montante posteriore, o il frontale inclinato all’indietro. Lo stile della W124 è frutto di una lunga gestazione, partita da una modernizzazione dei temi della precedente W123, considerando persino una possibile soluzione a due volumi (tipo Citroen CX o Lancia Gamma) per finire nello splendido risultato che possiamo ammirare, completamente diverso dall’ipotesi iniziale.

Oltre alla berlina, Mercedes farà la Wagon TE, la coupé CE e la Cabrio, anch’essa denominata CE, infine la Limousine: tutte derivate dalla W124, sebbene con sigle di progetto differenti. La W124 non era fatta per correre ma, alla bisogna, sapeva farlo e la strada era sua, con una tenuta ben superiore alle pariclasse coeve BMW Serie 5 ed Audi 100.

Capitolo a parte per la rarissima e molto costosa 500E, col pianale, le sospensioni e i freni rivisti da Porsche e soprattutto col poderoso V8 cinquemila dell’ammiraglia Classe S da 326CV e 250 Kmh autolimitati. Qualcuno la definì “il taxi più veloce del mondo“, altri la indicarono come rivale della BMW M5: nessuno, secondo me, ha colto il vero spirito della 500E che era sì possente ma anche assolutamente discreta, indistinguibile dalle W124 normali se non per i piccoli fendinebbia quadrati e i parafanghi appena allargati, un understatement irresistibile che purtroppo le tedesche hanno del tutto perso per strada. Forse la definizione migliore della 500E la diede Auto Capital: “Prendete Mike Tyson e mettetegli un doppiopetto: avrete un’idea di cosa sia la 500 E“.