«Un uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere e, tenuta per sé una parte dell’importo d’accordo con la moglie, consegnò l’altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro gli disse: “Anania, perché mai satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest’azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio». All’udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò».
(Act. V, 1-4)

Raffaello, Morte di Anania

Dio è Padrone di tutto ed è Padre di tutti: tutto ciò che fa verso di noi è bene, in quanto Egli è il Bene. Egli ha supremo dominio su tutto, dominio amorosissimo, e se ci infligge delle punizioni lo fa per renderci migliori di come siamo: “Il Signore corregge quei che ama – dice San Paolo – e usa la sferza con ogni figliuolo che riconosce per suoqualunque disciplina pel presente non sembra apportatrice di gaudio, ma di tristezza: dopo però, tranquillo frutto di giustizia rende a coloro, che in essa siano stati esercitati” (Hebr. XII, 6, 11). Noi non sappiamo con precisione perché Dio manda a castighi, non sappiamo a motivo di chi, non possiamo in nessun modo pensare che essi siano diretti ai malvagi, ma dobbiamo sempre avere impresse nel cuore le parole del Signore in riferimento ai morti del crollo della torre di Siloe e alle vittime di Ponzio Pilato: “Credete voi, che anche questi fossero rei più di tutti gli altri abitatori di Gerusalemme? Vi dico di no: ma se non farete penitenza, perirete tutti allo stesso modo” (Luc. XIII, 4-5).
Poche citazioni (anche improbabili) sulla realtà e dogmatica verità di fede dei castighi divini ci confermeranno:

Benedetto XV, Enciclica “In praeclara summorum” (30 aprile 1921): «La provvidenza di Dio governa il mondo nel tempo e nell’eternità, premia e punisce gli uomini, sia individualmente, sia nelle comunità, secondo le loro responsabilità».

Pio XII, Enciclica “Datis nuperrime” (5 novembre 1956): «Il Signore, il quale, come giusto giudice, se punisce spesso i peccati dei privati soltanto dopo la morte, tuttavia colpisce talora i governanti e le nazioni stesse anche in questa vita, per le loro ingiustizie, come la storia ci insegna».

Ed ove queste citazioni “preconciliari” (il Cardinale Biffi che non era certo un tradizionalista diceva che pure Gesù Cristo venne prima del Vaticano II), fatte salve le debite riserve ed opinioni anche teologiche sugli autori, produciamo anche due citazioni “concliari” che più di così non si può:

Giovanni XXIII, Radiomessaggio del Santo Padre Giovanni XXIII alla popolazione di Messina in occasione del 50° anniversario del terremoto del 28 Dicembre 1908 (28 dicembre 1958): «Gesù vi dice di fuggire il peccato, causa principale dei grandi castighi, di amare Dio al di sopra di tutte le cose, di riporre in Lui solo la vostra speranza e la vostra difesa contro le calamità, poiché “nisi Dominus ædificaverit domum, in vanum laboraverunt qui ædificant eam; nisi Dominus custodierit civitatem, frustra vigilat qui custodit eam“».

Paolo VI, Costituzione Apostolica “Indulgentiarum doctrina” (1° gennaio 1967): «È dottrina divinamente rivelata che i peccati comportino pene infinite dalla santità e giustizia di Dio, da scontarsi sia in questa terra, con i dolori, le miserie e le calamità di questa vita e soprattutto con la morte, sia nell’aldilà anche con il fuoco e i tormenti o con le pene purificatrici. Perciò i fedeli furono sempre persuasi che la via del male offre a chi la intraprende molti ostacoli, amarezze e danni. Le quali pene sono imposte secondo giustizia e misericordia da Dio per la purificazione delle anime, per la difesa della santità dell’ordine morale e per ristabilire la gloria di Dio nella sua piena maestà».