Un’episodio della vita del beato Bartolo Longo ci spinge ad esser devoti di Santa Caterina da Siena, che altro non aspetta che impetrarci da Gesù e Maria le grazie di cui abbisogniamo.

Dopo sette anni che, oscuro ed ignoto, lavoravo in questa valle di Pompei, intendendo a salvar me stesso col propagare il Rosario tra i poveri contadini, il Signore mi ridusse per una fiera infermità presso la tomba. Era il mese di Luglio del 1879. Molti Associati per la costruzione del novello Tempio desideravano un modo uniforme per impetrar grazie dalla Regina del Rosario di Pompei, che tacitamente le prodigava alle famiglie dei suoi devoti. Vistomi in sul morire, vi avvisai scrivere come ultimo lavoro (allora sfinito di forze aveva corretto l’ultimo foglio dei Quindici Sabati) una novena alla prodigiosa Vergine del Rosario di Pompei per impetrar le grazie nei casi più disperati. E vi spesi un mese, cioè fino al dì dell’Assunta. E rammento che quasi ogni giorno dopo le ore meridiane, tuttoché affranto dall’ostinato ileo-tifo che mi consumava fatalmente, me ne andava nella Cappella ove era esposta la Venerata Immagine, e in quel luogo solitario, i quell’ora di silenzio, ad alta voce rileggeva una della cinque parti che andava compiendo e dinanzi al quadro faceva le mie correzioni. E quando nel rileggere, mi sentiva mosso il cuore ed aprirsi una vena di lacrime che giungeva a bagnare lo scritto, allora io credeva che la cosa potesse andare. Venne il giorno dell’Assunzione, 15 Agosto 1879. Fu posta la prima volta una corona d’oro sul capo della venerata Effigie, come si legge nel volumetto della Storia di questo Santuario: ma in quel giorno io era a letto con peggior ricaduta. Tutti gli amici attorno, e tra gli altri il compianto P. Radente, pregavano la Madonna per la mia vita. Non vi aveva ragione di speranza. Allora io pensai non esservi altro espediente per far cessare la febbre tifoidea che uno solo: prendere il quadro della Vergine dalla Cappella e porlo nella mia stanza da letto. Fu fatto. I circostanti ripetevano: – Allora noi crederemo ai miracoli sotto questo titolo, quando costui risani. Ed io mi rivolsi con confidenza a Santa Caterina da Siena e le dissi: – Mia cara sorella, io ho scritto di voi nei libro dei Quindici Sabati che Tu dal Cielo ti lamenti come siano pochi i tuoi devoti nel mondo che ricorrono a te per grazie, non altrimenti che fosse diminuito in Cielo quel potere che Tu avesti da Gesù in terra. Ora, come i miei lettori presteranno fede alle tue parole, se io pel primo, che le ho scritte non ricevo da te la grazia? E come crederanno ai miracoli della Vergine del Rosario di Pompei, se la Madonna lascia che muoia colui che promuove la edificazione del suo Tempio e ne pubblica i miracoli? Bontà ineffabile di questa Madre! esaudì le preci di Santa Caterina. A mezzanotte io aprii gli occhi: il dolore della nuca e della spina dorsale era scomparso insieme con la febbre, sì che il primo raggio del giorno mi ferì gradevolmente le pupille, la prima volta dopo tanto tempo che pel dolore non reggevano a sostener la luce! E l’umile scrittore della Vergine di Pompei, il divoto di Santa Caterina, contro ogni umana aspettazione visse e vive ancora.

Supplica alla Madonna di Pompei - Wikipedia

ORAZIONE
a S. Domenico e a S. Caterina da Siena 
per ottenere le grazie 
dalla SS. Vergine del Rosario.

O Santo Sacerdote di Dio e glorioso Patriarca San Domenico, che fosti l’amico, il figliuolo prediletto ed il confidente della Celeste Regina, e tanti prodigi operasti per virtù del Santo Rosario, e tu, Santa Caterina da Siena, figliuola primaria di quest’Ordine del Rosario e potente mediatrice presso il trono di Maria e presso il Cuore di Gesù, da cui avesti scambiato il cuore: Voi, Santi miei cari, guardate le mie necessità ed abbiate pietà dello stato in cui mi trovo. Voi aveste in terra il cuore aperto ad ogni altrui miseria e la mano potente a sovvenirla, ora in cielo non è venuta meno né la vostra carità, né la vostra potenza. Pregate! Deh! pregate per me la Madre del Rosario ed il Figliuol divino, giacché ho gran fiducia che per mezzo vostro ho da conseguire la grazia che tanto desidero. Amen.
3 Gloria Patri

Testi raccolti da Giuliano Zoroddu