di Domenico Papalia

“La libertà, nobilissimo dono di natura, proprio unicamente di creature dotate d’intelletto e di ragione, attribuisce all’uomo la dignità di essere “in mano del proprio arbitrio” e di essere padrone delle proprie azioni. Tuttavia è molto importante stabilire in che modo tale dignità debba manifestarsi, poiché dall’uso della libertà possono derivare grandi vantaggi ma anche grandi mali. Infatti è facoltà dell’uomo ubbidire alla ragione, seguire il bene morale, tendere direttamente al suo fine ultimo. Ma egli può anche deviare verso tutt’altri scopi e, perseguendo false immagini del bene, può turbare l’ordine prestabilito e precipitare in volontaria rovina”. (Enciclica Libertas, LEONE PP.XIII) 


Il 25 aprile la S. Chiesa propone ai suoi fedeli la memoria e la venerazione di S. Marco Evangelista, sotto il cui patrocinio sono poste le Venezie. Accanto a questa festa, vi è anche il suggestivo rito, tanto caro alla genuina civiltà contadina dei nostri Padri, delle Rogazioni Maggiori. Era questa una delle due benedizioni dei campi che si tenevano durante l’anno, per implorare la clemenza di Dio contro la peste, la fame e la guerra (“a peste fame et bello libera nos Domine”) e affidarsi alla sua Provvidenza.
Queste le ricorrenze e i riti che principalmente si dovrebbero incoraggiare e restaurare oggi, per contrastare la retorica laicista dominante di questo giorno, tutta imperniata sul falso mito di una variopinta, colorita e artificiosa “libertà”. Tuttavia, non già per compiaciuta polemica, ma per amore di Verità e con il giusto distacco nei confronti di un qualcosa che, in quanto ricorrenza di uno Stato laico, non ci appartiene.
Due, almeno, i motivi che potrebbero e dovrebbero spingere un cattolico italiano a tanto: in primo luogo la serena constatazione che la “guerra di liberazione” fu, a tutti gli effetti, una guerra civile.
In secondo luogo, l’affermazione della giusta nozione di Libertà.
Infatti, ben lontani dagli opposti estremismi, i cattolici dovrebbero constatare che in favore delle due cause – entrambe sbagliate – fu versato sangue italiano asservito ad ideologie criminali e dimentiche direttamente o indirettamente dell’impero che Cristo Re ha sui cuori e sulla società . Sangue, spesso e volentieri, mischiato a quello di innocenti, anche in odio alla Fede. Ecco come fu ottenuta la “libertà”.
“Libertà” che ben presto fu colorota del colore dei “vincitori”, i quali, (ri)scrivendo la storia a suon di una canzone, fecero della data odierna una ricorrenza squisitamente di parte.
Ancor di più, però, a farne le spese fu il già compromesso concetto autentico di Libertà, la quale – giova ricordarlo – è intesa rettamente solo come ricerca, adesione e conformazione della volontà alla legge naturale, al Bene e alla Verità oggettivi e assoluti. Diversamente inteso, tale concetto scivola nella piena facoltà di credere, pensare, e fare – sia privatamente che pubblicamente – quello “che mi pare e piace”, con il riconoscimento di pari e inviolabili diritti sia all’errore che alla Verità, ormai compromessa da questa contraddizione. Si giunge così a confondere la Libertà con la licenza, il permissivismo, il lassismo e il relativismo. In una parola sola con il liberalismo. Liberalismo ulteriormente importato dall’America protestantica, massone e sionista, insieme agli aiuti del Piano Marshall.Liberalismo radicatosi in Italia grazie al “compromesso” che nel corso degli anni si sarebbe consolidato tra liberali e partigiani. Coalizione di
errori apparentemente opposti, in nome del primato dell’abusata libertà e con la benedizione della “chiesa conciliare”, fautrice della libertà religiosa modernisticamente intesa e della consegna degli Stati cattolici in mani laiciste. Liberalismo, finalmente, perno della globalizzazione e del mondialismo. Questa è oggi la dittatura.
Liberati dal giogo di uno stato totalitario, ma schiavi regressivamente di un opprimente pensiero unico e politicamente corretto. “Liberal”, appunto. Così liberal da non ammettere, nei fatti, dissenso e posizioni non allineate. Liberal poiché fermamente contro l’unico giusto utilizzo della Libertà. Quella con la L maiuscola, quella che, in definitiva, non viene dagli uomini ma da N.S.G.C. degnatosi di riscattarci dal peccato.
Confortati da quanto infallibilmente e rettamente insegnato dai Sommi Pontefici, nostro dovere è, allora, riconoscere la dignità di cui ci ha rivestiti l’Uomo-Dio e usare bene della Libertà che ne deriva. Ovvero, come scrive l’Apostolo, non per giustificare le passioni e vivere secondo la carne, ma per rimanere saldi nella Libertà in cui Cristo, Signore degli eserciti e vittorioso Re dei cuori e della società, ci ha liberati.

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