Nuova recensione a cura di Piergiorgio Seveso

>>> L’antivangelo. Radici filosofiche del nichilismo moderno <<<

Marco Sambruna con il suo saggio “L’antivangelo. Radici filosofiche del nichilismo moderno” si cala negli abissi della contemporaneità filosofica, quella che padre Giovanni Maria Cornoldi chiamava la “patologia”della ragione umana.

Continua quindi quell’approfondimento che aveva già iniziato con la sua precedente opera, “Il declino del sacro” con questo nuovo saggio che si può definire a tutti gli effetti un arricchente spin off.

Questa volta la sua attenzione si rivolge ai quattro cavalieri dell’Apocalisse del nichiilismo otto-novecentesco, il padre dei nichilismi contemporanei, ovvero Ludwig Feuerbach, Marx ed Engels, Sigmund Freud e Friedrich Nietzsche. Questi scrittori, questi “pornografi del pensiero”, hanno certamente contribuito, spesso per ragioni diverse e lontane tra loro, alla diffusione di filosofemi volti a svuotare, degradare, svilire e in ultima analisi criminalizzare la concezione cristiana e cattolica della vita e dell’uomo in qualunque suo aspetto: dallo gnoseologico a quell’antropologico, da quello psicologico a quello sociale fino a giungere ai proclami neoreligiosi, mescolati alla tabe sifilitica, dell’ultimo Nietzsche.

Al di là dell’analisi rigorosa dei singoli pensatori cui rimandiamo i nostri lettori, è interessante per noi notare come questi frammenti ammorbanti, come questi liquami venefici siano progressivamente penetrati nel terreno del cattolicesimo romano, inquinandone le falde, creando ad hoc dei cattolicesimi morganatici e posticci. Una versione è quella moderata e debolista, amplificata dal moderatismo ottocentesco e poi dal modernismo e dal “concilio vaticano secondo”, tutta irrazionalità, sentimentalismo personalista e intimismo privo di nerbo. Un altra è quella di un volontarismo barricadero e forsennato, tutto volto al sociale e alle battaglie politico sindacali e dimentica di qualunque forma di trascendenza e sopranatura. In entrambi i casi il cattolicesimo viene manomesso, sostituito, inumato e completamente disinnescato, come suggerisce l’arguta conclusione del libro. Non ne rimane più nulla perchè il Nulla l’ha divorato e digerito. Per questo nel mondo contemporaneo nessuno è più straniero del cattolico romano integrale (o tradizionale): siamo diventati stranieri nella nostra casa, nelle nostre terre, nelle nostre chiese e stentiamo a trovare qualcuno che parli la nostra “lingua”, qualcuno che abbia il nostro “Credo”.

Se volete infine cercare un manifesto icastico del nichilismo contemporaneo che vi si imprima nella mente e nel cuore, ascoltate come cantava Jago nel suo credo “rovesciato” nell’Otello verdiano e che Iddio ci preservi sempre da queste terribili “certezze”.

Credo in un Dio crudel che m’ha creato

Simile a sè e che nell’ira io nomo.

Dalla viltà d’un germe o d’un atomo

Vile son nato. Son scellerato

Perchè son uomo; E sento il fango originario in me.

Si! questa è la mia fè!

Credo con fermo cuor, siccome credeLa vedovella al tempio,

Che il mal ch’io penso e che da me procede,

Per il mio destino adempio.

Credo che il giusto è un istrion beffardo,

E nel viso e nel cuor, Che tutto è in lui bugiardo:

Lagrima, bacio, sguardo, Sacrificio ed onor.

E credo l’uom gioco d’iniqua sorte

Dal germe della culla

Al verme dell’avel.

Vien dopo tanta irrision la Morte.

E poi? E poi? La Morte è il Nulla.

È vecchia fola il Ciel.

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