Nuova recensione a cura di Piergiorgio Seveso

>>> Il declino del sacro. Rumore sociale, mass media e nichilismo <<<

Vi sono epoche in cui, mentre tutt’intorno è un verticale e generale precipitar di valori, costumi secolari, sistemi di pensiero e ordini sociali, alcuni uomini rimangono “in piedi in mezzo alle rovine”.

Non solo costoro riescono a non curvare la schiena di fronte ai nuovi idoli di argilla (e ancora di più di cartapesta) che fuoriescono dalle officine culturali della Rivoluzione ma addirittura indicano all’opinione pubblica le ragioni dei sovvertimenti sociali, i modi per prevenirli o almeno per curarli, sempre isolando il contagio, magari tagliando quelle parti contaminate dal morbo, comunque indicando le amare medicine per il risanamento e la ripresa.

Cosa ricevono in cambio dalla sorte uomini di una tal tempra? L’odio dei furfanti, delle prezzolate banderuole e dei lacchè, lo scherno delle plebi incanaglite, l’incomprensione di molti, compresi coloro che avrebbero ricevuto maggior beneficio dai loro consigli. Lo scrivevo anni fa dell’indomabile Principe di Canosa, pensatore reazionario ottocentesco, dovrei scriverlo a maggior ragione di Marco Sambruna, sperando abbia miglior fortuna di questo suo predecessore.

Con il suo saggio il Sambruna analizza, con lo scrupolo dell’anatomopatologo, i passaggi della crisi in cui è andata incontro la Religione tradizionale ovvero il Cattolicesimo Romano negli ultimi secoli. A partire dagli aspetti piĂą pagani della Rinascenza, passando per il trionfo del Libero esame e del soggettivismo religioso luterano, l’autore individua un progressivo percorso di sgretolamento ed erosione della religione tradizionale. Se prima la Religione rimaneva almeno verbalmente cristiana, pur perdendo tutti i suoi aspetti di ordine, razionalitĂ  e inquadramento gerarchico, con l’Illuminismo l’homo faber confinava Dio in un vaghissimo orizzonte deistico o teistico che infine sfociava nel piĂą marcato materialismo nel secolo successivo.

L’azione erosiva di Darwin, Marx, Nietszche e Freud sferrava alla Religione un attacco di vastissima portata e su piani diversi ma col medesimo obiettivo di svuotare e nullificare qualsiasi senso e manifestazione del Sacro. Il precipitato storico di questi assalti rivoluzionari è stato ed è un diffuso “rumore sociale” che, pur cambiando alcuni aspetti marginali e alcuni slogan di generazione in generazione, è oggi il brodo o magma biologico ed ideologico in cui si dipanano le esistenze di molti se non di tutti.

Tramontate le grandi ideologie o le idee forti che erano state pallido surrogato della Religione, si afferma per il Sambruna, a partire dalla seconda metĂ  del Novecento, la nuovissima religione dell’Ordine mondiale ovvero il superconsumismo edonistico. L’analisi di questa nuova religione è condotta dal Nostro con spietata accuratezza: la nuova religione dei consumi porta ad una nuova morale di totale irresponsabilitĂ  atomistica e intramondana, a nuovi sacramenti (l’acquisto seriale di prodotti inutili e superflui), a nuovi luoghi di culto (i centri commerciali e internet dell’ecommerce), a nuovi sacerdoti (testimonial, influencer, instagrammers e tiktokers), in ultima analisi ad una nuova antropologia. Nuovi mostri, griffati e ricoperti di brand, popolano le cittĂ  dell’uomo, nuovi “santi” orribili di una religione tutta umana, sovvertitrice, negatrice dell’aldilĂ  e contaminatrice dell’al di qua.

A questo assalto potentissimo (che anche un pensatore controverso e spesso contradditorio come Pier Paolo Pasolini aveva denunciato ed il Sambruna gli dedica un ricco capitolo), il Cattolicesimo ufficiale dopo una fase di coraggioso ma spesso fragile arroccamento, ha risposto con goffi tentativi di aggiornamento e adattamento, vanamente concorrenziali, sostanzialmente votati, oltre che al tradimento della propria missione e natura, anche ad una scontata sconfitta temporale.

Nella societĂ  dei consumi, nel grande supermercato nichilistico delle rassicuranti menzogne, il nuovo “cattolicesimo conciliare” (quello dei “preti col basco” che giĂ  si denunciava sulle riviste conservatrici degli anni Sessanta) fatica a trovare spazi di azioni e di marketing. Il saggio di Sambruna, privo di orpelli e di sensazionalismi polemici, punta al sodo di un’analisi che inchioda sul banco degli accusati i nostri tempi disumani e antiumani, come suprema manifestazione dello scatenamento della bestia apocalittica.

Quest’ultima ha il rassicurante volto di certe pubblicitĂ  rutilanti e ossessive che vediamo sui maxi schermi delle nostre alienate ed alienanti cittĂ .

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