Calvino nelle rime del Marino

L’eresiarca Giovanni Calvino (Noyon, 10 luglio 1509 – Ginevra, 27 maggio 1564) è il secondo grande eresiarca della cosiddetta Riforma, ma a tratti anche peggiore dello stesso Lutero. Dalla natia Francia si spostò in Svizzera, a Ginevra, instaurando uno spietatissimo regime, senza carità poiché distaccato dalla vera fede. Così commentare così la sua morte a Sant’Alfonso: “Ma ecco finalmente che giunse il giorno della divina vendetta contra il misero Calvino … E così pieno di meriti per l’inferno comparve in quel giorno davanti a Cristo giudice a rendergli conto di tante anime perdute, e che aveano da perdersi per opera sua” (Storia delle eresie, cap. XI, art. III, §. 1, 70). Coi versi seguenti il sommo poeta del barocco italiano, il cavalier Giovan Battista Marino, ne compose il ritratto.

Quel vento Aquilonar, ch’alta procella
a la nave Apostolica commosse,
e co’ gelidi fiati estinse e scosse
de la fede Germana ogni facella:

quella sferza d’Abisso horrida, quella,
che del buon culto la pietà percosse,
e che rigida ancor più che mai fosse
d’Anglia, e di Gallia i popoli flagella:

quel gran nemico di furor di vino,
predicando, e scrivendo offese il vero:
quell’hom di cor diabolico, e ferino,
rubello a Christo, e contumace a Piero:
chi tosto non dirà, questi è Calvino?

Un commento a "Calvino nelle rime del Marino"

  1. #Claudio   27 Maggio 2020 at 5:09 pm

    Scusate, c’è un errore di trascrizione. Manca un verso dal computo: c’è un verso che è stato ottenuto tagliando la metà del verso 9 e la prima parola del verso 10.

    “Quel gran nemico del Romano impero,
    ebro, che gonfio di furor di vino,”

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