Cupola del Catholicon, Chiesa del Santo Sepolcro, Gerusalemme, Diego Delso / CC BY-SA

Volentieri offriamo ai lettori alcuni petali di un florilegio balleriniano, tratti dal capolavoro Breve Apologia del Cristianesimo – Contro gli increduli dei nostri giorni, di Mons. Giuseppe Ballerini. Seguirà un’altra puntata.


D’allora in poi Cristianesimo e civiltà saranno la stessa cosa, ed il mondo civile segnerà perciò la sua data cronologica colla venuta stessa di Cristo. (Prefazione)

Tolto Cristo dal pensiero e dalla vita dei popoli, la società deve necessariamente ricadere in quell’abisso morale da cui fu tratta. (Prefazione)

Se Cristo è Dio, si comprende l’Antico e il Nuovo Testamento, si comprendono le profezie messianiche ed il loro avveramento in Cristo stesso, si comprende la storia del Cristianesimo e della civiltà cristiana, si comprende la istituzione della Chiesa e le sue vicende attraverso i secoli, si comprende, in una parola, la verità della rivelazione divina (11. La nostra risposta)

Poiché, lo si noti bene, un Cristo diverso da quello degli evangeli, è un Cristo immaginario, un Cristo fittizio, un Cristo che non risponde alla realtà storica dei fatti; come un Napoleone diverso da quello che ci è trasmesso dalla storia contemporanea, non è più il vero Napoleone. (13. Contro quelli del Cristo puro uomo)

Che i primi cristiani non fossero altrettanti seguaci del metodo storico critico, com’è inteso ai nostri giorni, ne conveniamo noi pure. Ma che fossero poi tanto imbecilli da credere a occhi chiusi e senza una ragione al mondo tutto quello che hanno creduto, e crederlo con tanta fermezza da sacrificare persino la loro vita, questo mi pare un po’ troppo. (14. Chi sono gli illusi)

Tanto più se ci limitiamo ai miracoli evangelici – a cui per l’appunto mirano i nostri avversari – per la verità storica dei quali militano tali e tanti motivi, come vedremo a suo luogo, che se noi dubitassimo della loro realtà, non ci sarebbe più nulla di certo nella storia. E, davvero, se i nostri avversari applicassero quel criterio a tutti gli altri fatti storici – e non c’è nessuna ragione di limitarlo ai miracoli – la sarebbe finita per tutta la storia. (17. Dei miracoli)

Sta bene il dire che la critica storica è scienza tutta dei nostri giorni; ma i fatti esistevano anche prima, e la critica non è nata per negarli, ma per rintracciarli nella loro realtà oggettiva. (17. Dei miracoli)

A ragione perciò S. Agostino concludeva: «Se i libri che la Chiesa ci addita e conserva come apostolici, perché a lei sono stati trasmessi dagli stessi apostoli, e dai popoli furono sempre accolti per tali in modo così segnalato, non escludono ogni dubbio riguardo alla loro origine, non v’ ha più libro della cui autenticità non possa dubitarsi» (Contr. Faust. 33, 6). (19. Valore storico critico dei documenti su cui ci appoggiamo)

Il fatto stesso che nella cosmogonia mosaica nulla si trova di quelle mostruosità e falsità che deturpano le cosmogonie degli altri popoli, anche i più civili, come gli Indiani e gli Egizi; il fatto che mentre la scienza ha dimostrato la insussistenza di tutte le antiche cosmogonie, nulla invece ha potuto smentire della cosmogonia mosaica; il fatto, anzi, della perfetta consonanza fra i dati della scienza e quelli del Genesi, almeno quanto alla successione e gradazione degli esseri, basta per farci conchiudere con Ampère: «O Mosè era addentro nella scienza naturale al pari dei moderni, ovvero egli era ispirato». (19. Valore storico critico dei documenti su cui ci appoggiamo)

«È un fatto innegabile che ai tempi in cui venne Cristo tutta la nazione aspettava con ardente desiderio la venuta del Messia: ne abbiamo la prova non solo nei Vangeli, che parlano dei Magi venuti dall’Oriente per conoscerlo ed adorarlo, di Simeone, dell’ambasciata che il Sinedrio mandò a Giovanni, chiedendogli: Sei tu il Cristo? ma dal fatto che sorsero nella nazione giudaica parecchi che si spacciarono per Messia e tra questi Giuda Galileo, che si trasse dietro una turba di seguaci nel deserto, dove fu ucciso. Poi venne Bar-Kocheba, che levò gran rumore e perì coi suoi. A quell’epoca formicolavano i falsi Messia e i falsi Cristi: perché? Perché era comune l’aspettazione del Messia, e i tristi e furbi abusavano della fede del popolo, presentandosi come tali. Ora il popolo e la Sinagoga donde traevano questa persuasione della venuta del Messia? Senza dubbio dai Libri Santi e dalla tradizione dei loro maggiori e lo dicono espressamente»  (Bonomelli citato in: 22. L’ aspettazione del Messia)

Per quanto si faccia e si dica anche dalla critica più spietata, sarà sempre vero che la Resurrezione di Cristo è uno dei fatti più certi ed assodati che siano registrati nella storia dell’umanità. Noi l’abbiamo visto e fatto toccare con mano. Ma prima di chiudere ci sia lecito ricordare ciò che accadde allo storico Fr. Gfrorer. Egli apparteneva alla scuola razionalista, negava fede al soprannaturale, non voleva saperne di miracoli. Datosi però allo studio della religione cristiana, s’impose come unica regola di stare ai fatti. «Se io colle mie indagini storiche, egli disse, arrivo a fatti soprannaturali di credibilità indubitabile, li accetterò e mi inchinerò loro dinanzi, concordino essi o no colle idee che ho attualmente». E, messosi a studiare le fonti del Cristianesimo primitivo, dopo un lungo e minuto esame, concluse: «Se io non accetto senz’altro questi documenti, non ho più il diritto di considerare qualsivoglia fatto storico dell’antichità come sufficientemente garantito; poiché non ve ne ha neppur uno il quale, in ciò che riguarda l’assoluto valore delle testimonianze, possa sostenere il paragone colla Resurrezione di Gesù» (34. La Sua Resurrezione)

Anche l’ipotesi dell’evoluzione, sulla quale facevano tanto assegnamento i nostri avversari, oggi si può dire completamente liquidata. Basterebbe solo richiamare i giudizi emessi dai più autorevoli scienziati in occasione del centenario darwiniano, alcuni dei quali non si peritarono di chiamarlo addirittura un ricordo funebre. (35. La Redenzione cristiana)

Di tutti i pretesi risultati scientifici e storico-critici contro il dogma cristiano, non rimane dunque che un solo argomento: quello desunto dalle varie tappe del progresso umano attraverso i secoli, le quali ci fanno rimontare ad una civiltà primitiva al tutto infantile e rudimentale. E sta bene. Ma quella civiltà infantile e rudimentale rappresenta lo stato del primo uomo, o quello dell’umanità decaduta che inizia il suo corso attraverso i secoli? Ecco la questione. Ora quello che insegna la fede riguarda solo lo stato del primo uomo, non lo stato dell’umanità. Questa, miseramente caduta nel suo primo capo, anche secondo la rivelazione, dovette poi lentamente incamminarsi verso la civiltà e il progresso materiale. (35. La Redenzione cristiana)

Sta però sempre il fatto che l’umanità, ha professato in mille altri modi la sua persuasione nell’esistenza di una colpa originale; sta il fatto che in ogni tempo ha offerto sacrifici espiatori alla divinità, i quali suppongono la coscienza del peccato; sta il fatto che l’umanità ha sempre atteso un redentore o riparatore che la dovesse togliere dallo stato di colpa e riconciliarla con Dio. È dunque tre volte ridicola l’accusa che S. Paolo fu l’inventore del dogma del peccato originale.  (35. La Redenzione cristiana)

In due maniere si può dimostrare la divinità della religione cristiana: indirettamente, provando la divinità del suo autore, ed è quello che abbiamo già fatto; direttamente, provando la divinità della religione stessa, ed è quello che ora faremo. Nell’un caso e nell’altro, però, si vien sempre a conchiudere, che la religione cristiana è l’unica vera religione rivelata da Dio, l’unica vera religione che abbia parole di vita per tutta l’umanità. (36. La religione cristiana)

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