Sintesi della 598° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano , non tenuta in seguito alla chiusura dell’Ateneo causa epidemia di coronavirus. Relatore: Silvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso).

La deviazione rahneriana, conseguenza della rilettura della metafisica dell’essere, perno della “philosophia perennis”, tramite le categorie del soggettivismo antropologico moderno, è paradigmatica di come l’ attuale crisi della chiesa postconciliare sia la “punta di un iceberg”, il triste epilogo di un processo di dissoluzione della tradizione cattolica che affonda le radici nel contesto che prepara il concilio Vaticano II.

Espongo concisamente l’attività teologica di Karl Rahner: già sacerdote della Compagnia di Gesù nel 1932, si laureò in teologia nel 1936, da allora fu “teologo di professione”, iniziò la carriera accademica nel 1937 presso la facoltà teologica di Innsbruck (risentendo notevolmente dell’influsso di Martin Heidegger) , ivi ritorno’ nel 1948 dopo averla lasciata per un periodo di attività pastorali, fu chiamato nel 1964 alla facoltà di Monaco ove insegnò filosofia della religione, dopodiché tornò agli studi strettamente teologici presso la facoltà di Munster nel 1967, ivi concluse la carriera di docente nel 1971.

Scrisse fino al 1984, quando passo’ al giudizio di Dio e peraltro fu autore di una monumentale opera teologica in 16 volumi che coprì il periodo dal 1934 al1984 (“Scritti teologici”); nel 1941 scrisse “Uditori della parola” , ove espose le tesi della sua teologia kerigmatica (Padre Cornelio Fabro concentrerà principalmente l’ attenzione su questa opera per decostruire la sua svolta antropologica ). Ricoprì un ruolo preponderante nella fase preparatoria del Concilio Vaticano II ove fu chiamato da Giovanni XIII nel 1963 e infine fu membro della Commissione Teologica Internazionale a partire dal 1972.

Nella “Svolta antropologica di Karl Rahner”(edizione Rusconi), padre Cornelio Fabro denuncia il travisamento compiuto dal gesuita nei confronti della sana dottrina tomista; una palese mistificazione e manipolazione dei testi tomisti, nonostante la più volte dichiarata volontà di riprodurne fedelmente le dottrine, in effetti un vero e proprio scardinamento dei principi tomisti fondamentali.

È vero che durante l’Ottocento cristiano l’idealismo filosofico aveva cercato di infiltrarsi nella teologia cattolica attraverso l ‘opera di Gunther, Frohschammer, Hermes, con l’esito malsano di una lettura storicista e immanentista dei dogmi cattolici; nondimeno, Karl Rahner riuscì a superare nella sua operazione di decostruzione della sana dottrina tomista questi autori, con l’esito di un soggettivismo radicale (esito che non si è palesato subito, ma che è stato guadagnato a poco a poco dopo tutta una serie di stravolgimenti della sana metafisica tomista). In effetti questo esito antropologico e radicalmente soggettivo muove da “un’istanza diametralmente opposta rispetto all’autentico significato metafisico originario”,

È probabile che ci siano anche posizioni più radicali di quella di K.Rahner in seno al modernismo cattolico, in ogni caso è vero che il nostro teologo non si è mai preso briga di confutare i progressisti ultraradicali come Kung, Sartori o Schlette, ma anzi ha spesso preso le loro difese.

Rahner protesta la propria ortodossia al magistero ecclesiastico, ogniqualvolta i tomisti integrali contestano le sue deviazioni , ma di fatto il gesuita non riesce a controbattere alle obiezioni mosse né a recedere dalla spinta nella direzione dell’eterodossia; si lamenta di essere frainteso, ma al contempo le sue risposte sono sempre evasive.

La sua svolta in senso antropologico-immanente-trascedentale è una specie di “rivoluzione copernicana” della teologia contrapposta non solo alla philosophia perennis di San Tommaso d’Aquino, ma anche al filone dell’agostinismo esistenziale rappresentato da Newman, Kierkegaard e Romano Guardini (da quest’ultimo pure in un primo momento era stato influenzato).

La svolta antropologica della teologia rahneriana si concretizza al crocevia di tre indirizzi del pensiero moderno: l’analitica trascendentale kantiana, l’analitica dell’esistenza di Martin Heidegger e infine l’ idealismo hegeliano (l’identità tra ideale e reale, pensare e conoscere è l’esito ultimo anche se Rahner è refrattario ad ammetterlo esplicitamente). Aggiungerei anche un influsso dell’intuizionismo scheleriano e dell’attualismo gentiliano.

L’ epilogo del capovolgimento del Rahner in senso antropologico-immanentistico è che egli perde di vista completamente la valenza metafisica e metatemporale dell’actus essendi tomista. Così Padre Fabro sintetizza questa operazione di stravolgimento:”Mescolando insieme principi eterogenei ed opposti, Rahner prende e scambia la cosiddetta “metafisica della conoscenza” per la stessa metafisica dell’ente di San Tommaso”.

Infatti , nell’originaria dottrina dell’Aquinate l'”actus essendi” è atto primo, fondamento dell’ente e di ogni atto secondo (pensare, muoversi etc), non oggettivabile, non riducibile alla pura esistenza empirica, né all’essenza, in altri termini la prensione dell'”actus essendi” avviene non già tramite il “giudizio predicativo” ma esclusivamente tramite il “giudizio di esistenza”.

Sotto l’ influenza a mio giudizio predominante, dell’analitica dell’esistenza di Heidegger, l’essere è ridotto a Dasein, essere nel mondo temporalizzato e finito, sotto l’ influenza del criticismo kantiano, l’essere è concepito da Rahner come una categoria dell’ “a priori trascedentale” che, assieme alla spazio e al tempo, rende possibile l’esperienza, infine sotto l’influenza hegeliana (che è quella meno visibile e tematizzata esplicitamente) Rahner conclude, volente o nolente, all’identità tra pensiero (che non è più inteso come una facoltà finita, ma come entità universale) e totalità del reale.

Esporrò ora alcune confutazioni svolte da Padre Cornelio Fabro degli stravolgimenti del Rahner della sana dottrina metafisica dell’essere tomista,in maniera sintetica per ragioni di brevità espositiva (per quanto l ‘argomento meriterebbe approfondimenti); successivamente, descriverò come le manipolazioni del gesuita, allievo di Heidegger, nonché imbevuto di criticismo kantiano e motivi gentiliani ,abbiano prodotto inquietanti deviazioni in direzione modernista per quanto concerne il rapporto tra uomo e Dio.

San Tommaso d’Aquino concepiva nell’individuo un’ unica anima intellettiva dotata di facoltà differenti, quella intellettiva, sensitiva e vegetativa (in contrasto con alcuni Dottori della scuola francescana che avevano contemplato una pluralità di forme sostanziali).

Rahner, cercando di suffragare la sua tesi in base alla dottrina tomista dell’unica anima intellettiva, nonché sul fatto che l'”abstrahatio” richiede riferimento necessario ai “phantasmata”(immagini sensibili), afferma che l’intelletto si identifica con la sensibilità… successivamente concluse all’ identità tra intelletto, volontà, amore in una sorta di “assoluto della notte in cui tutte le vacche sono nere”.

Nell’antropologia dell’ Aquinate, intelletto, sensibilità, volontà e amore sono facoltà interconnesse ma realmente distinte.

Al termine di un processo di riduzionismo monistico di sapore idealista, Rahner conclude all’identità tra conoscere e contenuto, fraintendendo sostanzialmente la gnoseologia tomista.

Il principio fondamentale della gnoseologia tomista afferma che”intellegibile enim et intellectum oportet proportionata esse, et unius generis, cum intellectus et intellegibile in actu sint unum”.

Con questo principio San Tommaso d’Aquino non intendeva assolutamente un’ identità fisica tra atto del conoscere e oggetto, ma semplicemente un’ identità intenzionale, noesis e noema quindi sono distinti e non si identificano , come il Rahner crede di dover dedurre.

Dalla svolta idealistica rahneriana (che è comunque preceduta dall’intreccio tra criticismo kantiano e analitica del Dasein Heideggeriana) discendono infine l’identità indebitamente asserita tra ordine logico-formale e ordine ontologico, nonché la circoscrizione di tutto il processo conoscitivo nella sfera della soggettività.

In merito al primo punto, occorre osservare con San Tommaso d’Aquino che tra gli elementi della definizione, genus, species e differentia, e l’ordine ontologico , esiste una” suppositio” e una corrispondenza , non già un’identità tout court, contrariamente a quanto pretende il Rahner .

Per quanto concerne il secondo punto, Rahner in qualche modo intuisce che l’essere è il fondamento di ogni nostro giudizio e atto conoscitivo….. tuttavia sulla stregua di tutto il razionalismo moderno sino a Kant identifica l’astrazione con il giudizio, sicché secondo lui l ‘intuizione intellettuale dell’universale e l ‘atto del giudicare si identificano; inoltre, in ragione del suo capovolgimento della sana dottrina tomista, non riconosce all'”esse” valenza metafisica, ma antropologica e, di conseguenza, l’essere non è actus essendi primo originario fondamento degli atti secondi, bensì un modo della struttura categoriale del soggetto; tramite il concorso dello spazio e del tempo l’ essere determina la sintesi di soggetto e predicato nel giudizio.

Infine, per il teologo gesuita ogni nostro giudizio sull’ente individuo farebbe riferimento a un sapere pre-comprensivo sull’essere generale, cosa che la gnoseologia tomista non ha assolutamente contemplato.

La svolta antropologica sul piano dell’ontologia del teologo gesuita deve essere considerata in correlazione con la direzione modernista del cattolicesimo rahneriano, con il grave stravolgimento del modo di concepire il rapporto tra l’uomo e Dio; considerandoli come capitoli a parte, si offrirebbe una visione frammentaria della sua concezione.

Non bisogna farsi innanzitutto commuovere dal cosiddetto archeologismo rahneriano, per cui egli costantemente lamentava la necessità di un ritorno al kerigma dell’antico cristianesimo, la cui vitalità sarebbe andata perduta, a giudizio del nostro, in seguito del fossilizzarsi e cristallizzarsi dei dogmi ecclesiastici in una sorta di religione chiusa.

Infatti chiunque sopravalutasse questo aspetto, si precluderebbe la possibilità di cogliere il sovversivismo teologico che si nasconde dietro questo assunto apparentemente innocente.

A giudizio dell’allievo di Heidegger, è venuto il tempo per la chiesa cattolica di riformulare i dogmi, ponendosi all’ascolto delle problematiche dell’uomo moderno, che non coincidono con quelle dei tempi trascorsi.

Dunque, per stare al passo con la storia, la Chiesa di oggi dovrebbe riformulare il kerigma (“kerigma” in greco significa annuncio ed è un termine centrale nell’ermeneutica  Heideggeriana) a partire dal carattere finito e relativo del Dasein, costantemente problematizzabile.

A tal guisa, la chiesa dei nostri tempi non sarebbe più volta all’adorazione e glorificazione di Nostro Signore Gesù, ma alla riflessione attenta alla problematiche dell’uomo odierno.

Incedendo nella direzione cattolica modernista, che con il passare degli anni non si è ridimensionata ma approfondita, K.Rahner arrivò a formulare la dottrina dei cosiddetti “cristiani anonimi”, secondo cui non sarebbe indispensabile la conversione a Cristo ai fini di conseguire la Salvezza Eterna.

In virtù del semplice e puro ossequio alla legge morale, ebrei (!!!), musulmani, buddisti, individui di qualsiasi credo e persino gli atei stessi avrebbero diritto alla Salvezza; visione palesemente sovversiva rispetto al magistero ecclesiastico tradizionale, ecumenica e sincretista che Hans Kung, discepolo del Rahner, porterà alle estreme conseguenze. Il teologo gesuita credeva che la dottrina dei “cristiani anonimi” , facendo perno sulla kantiana ragion pratica, non pregiudicasse né la legge naturale né quella divina, ma in realtà commise un enorme errore di valutazione.

Rahner si è accorto troppo tardi che l’ossequio alla direttrice soggettivista-antropologica dei suoi “compagni di strada” avrebbe espunto dalla teologia cattolica la dimensione della trascendenza….accennando a qualche riserva nei confronti dell’analitica esistenziale Heideggeriana, del criticismo kantiano, “rimproverava” talvolta a questi indirizzi di compromettere la Trascendenza.

L’adagio popolare dice che è inutile “chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”. Il destino della teologia rahneriana è stato “un fenomeno di tipo alluvionale, di quelli che irrompono ovunque abbattendo ogni resistenza e critica”.

Oggi il filosofo cristiano o il professore di teologia non possono non tener conto del metodo e del contenuto dell’opera del Rahner. E’ sufficiente pensare al cosiddetto “metodo dell’immanenza”, totalmente inadeguato e antitradizionale, che la cosiddetta “rivoluzione copernicana” rahneriana ha, consapevolmente o meno, suggerito a molti insegnanti di religione:la pretesa di lasciare sullo sfondo le verità di fede per ricercare esclusivamente l’incontro del divino “attraverso l’umano”.

Concordiamo infine con il giudizio di padre Cornelio Fabro, secondo cui tanto K. Rahner ha goduto di notevole pubblicità sul piano teologico, quanto tutto sommato è stato poco esaminato il suo pensiero filosofico.

A parte la benemerita opera del Fabro e di alcuni Dottori tomisti dell’università Cattolica di Friburgo (P. Eicher, N.A Luyten, L.B. Geiger), pochi si sono impegnati a indagare a fondo i fondamenti del suo pensiero.