Volentieri riprendiamo da Il Giornale (26 maggio 2020) questo articolo a firma di Michele Di Lollo:


Il problema del debito è qualcosa che riguarda tutti i Paesi europei. Senza distinzioni. Senza un programma serio di aiuti da parte di Bruxelles, l’Eurozona potrebbe crollare.

Con l’Italia che sarebbe costretta a lasciare l’euro. Parola del Washington Post. In un articolo comparso sul quotidiano statunitense si mette in guardia l’economia del vecchio continente e non solo. Si accendono i riflettori sul nostro Paese. L’economia mondiale, che fa i conti con la crisi economica da coronavirus, è in pericolo. L’Italia con il suo debito, alto ma sostenibile, sarebbe al centro della tempesta. In sostanza si afferma che dopo la grave recessione del 2010 l’Europa potrebbe conoscere, se non si interviene al più presto, una nuova fase critica che si concentra sui debiti sovrani.

I membri più deboli dell’Unione (Grecia, Italia, Portogallo, Spagna e Irlanda), quelli che venivano definiti comunemente i “Piigs” all’epoca del crack della Lehman Brothers, hanno lottato per evitare il default del loro considerevole debito pubblico. La crisi si è risolta quando alla Grecia è stato permesso di ristrutturare (cioè di ridurre) il proprio debito e Mario Draghi, allora a capo della Bce, ha dichiarato (era il luglio 2012) che l’istituto avrebbe “fatto tutto il necessario” per assicurare che gli altri Paesi non fossero inadempienti. Il famoso bazooka. L’allarme quindi, per qualche tempo, è rientrato. Tutto si basava sulla fiducia dei mercati e sull’assunto che la crisi economica fosse ormai alle spalle.

Questo fino a oggi. Quando, a casusa della pandemia, i nodi sono tornati al pettine. Come gli Stati Uniti, gran parte dell’Europa è entrata in una profonda recessione. Nel 2020 l’economia tedesca subirà una contrazione dell’8%, quella francese del 10%, quella spagnola del 15%, quella italiana del 18% e quella greca del 15%. La fiducia dei consumatori è crollata di nuovo. E i conti pubblici sono messi male.

Diamo uno sguardo al debito: si stima che il debito per il 2020 al 73% del Pil per la Germania, al 120% per la Francia, al 180% per l’Italia e al 222% per la Grecia. Anche se il rapporto debito/Pil della Germania è in aumento, spiega il Wp, quasi nessuno pensa che possa essere inadempiente. L’Italia e la Grecia, invece, sono più vicine al limite. Anche se i conti del Belpaese non sono paragonabili a quelli di Atene. Ed è su questo punto che le istituzioni europee devono battere un colpo.

Se non si organizza una sorta di salvataggio finanziario, sostiene sempre il Washington Post, il nostro Paese potrebbe essere costretto a uscire dall’euro, trascinando con sé altri Stati fortemente indebitati. Una vera disgrazia finanziaria. Vale la pena ricordare che Roma ha la terza economia della zona euro, dietro la Germania e la Francia. Ma, secondo diversi analisti, organizzare un salvataggio comunitario sarebbe difficile. Il perché è presto detto: la quantità di denaro da mettere sul tavolo sarebbe enorme (una cifra che si aggira intorno al trilione di dollari).

Poi un altro fattore mette a rischio la moneta unica: la recente sentenza della Corte costituzionale tedesca che potrebbe impedire alla Germania di partecipare a un salvataggio. Senza Berlino, la più grande economia europea, altri Paesi potrebbero fallire. La posta in gioco è straordinariamente alta. Bruxelles è avvertita. A rischiare il crack non è solo l’economia di un Paese. Ma è l’intero Occidente che trema di fronte a una recessione potenzialmente di portata biblica.