Subito un caloroso trionfo, divenuto presto una doccia fredda, passata ad essere gelida. E ora ci stiamo avviando alla cella frigorifera. Del resto questo è in estrema sintesti il ratzingerismo.

Gli elementi che emergono sono particolarmente interessanti per almeno 2 ordini di motivi:

  1. chiariscono e specificano gli altri già esposti;
  2. vengono da una fonte tedesca e conservatrice, che analizza la questione: li riprendiamo infatti dall’articolo Maike Hickson (cresciuta in Germania, con un PhD dell’università di Hannover) pubblicato su LifeSiteNews.

Partiamo.

Innanzitutto Ratzinger collega la sua rinuncia con la prassi post-conciliare delle dimissioni dalle sedi episcopali: fino alla fine del Concilio Vaticano II non avevano nemmeno luogo le dimissioni da parte dei vescovi, scrive.

Questo passaggio fondamentale, condito di esempi (si cita il caso delle sedi estinte per i vescovi non residenziali e del fatto che un prelato tedesco abbia deciso di non attribuirsi altro titolo che emerito di Passau), arriva al nocciolo della questione: Non è concepibile che un tale concetto giuridico non si possa applicare anche al vescovo di Roma, afferma Ratzinger, riuscendo in un sol colpo a mettere in campo i nefasti sviluppi del Concilio sull’episcopato, la retorica sul “vescovo di Roma” e chiarendo che la sua rinuncia lo pone fuori da ogni giurisdizione effettiva.

Se non bastasse, il concetto riferito alle diocesi e ai vescovi emeriti viene esplicitato in maniera inequivocabile: questo rapporto si colloca al di fuori della concreta sostanza giuridica dell’ufficio episcopale (lies outside of the concrete legal substance of the episcopal office). Non solo: un vescovo in pensione non ha più attivamente una sede episcopale, ma si trova ancora in una relazione speciale come vescovo emerito con la sua sede. Questo vescovo in pensione, però, non diventa così un secondo vescovo della sua diocesi (does not become a second bishop of his diocese).

Appurato che la rinuncia alla Sede Petrina è completa e che il rapporto che si instaura è lo stesso del vescovo emerito (quindi senza alcuna giurisdizione) con la sua ex diocesi, viene da chiedere in cosa si sostanzi questa relazione speciale ratzingeriana, oltre al tacere su Pachamama e affini.

Se ci fosse qualche dubbio residuo viene spazzato via poco dopo, in maniera inoppugnabile. Vediamo:

Later on in this interview at the end of the new Seewald-biography, Benedict comes back to speak about the fact that he does not wish to comment on the question of the dubia as presented by Cardinal Raymond Burke and his fellow cardinals regarding Amoris Laetitia, since this “would lead too much into the concrete area of the church governance and thereby would leave the spiritual dimension which alone is still my mandate.

Ratzinger chiarisce che si rifiuta di esprimesi sui Dubia relativi ad Amoris Laetitia perché questo lo porterebbe troppo nell’ambito del governo della Chiesa e gli farebbe lasciare la dimesione spirituale che caratterizza il suo mandato.

Poco dopo una nuova conferma: Il sospetto che io mi immischi regolarmente in pubblici dibattiti è una distorsione maligna della realtà.