Giuseppe Flavio e Tacito raccontano i prodigi celesti al momento della caduta del Tempio di Gerusalemme

Francesco Hayez / Public domain

Dal libro 80 miracoli che han fatto la storia – Segni indelebili della veracità della Chiesa in 20 secoli volentieri offriamo ai lettori questo assaggio:

Erano quasi cinquecento anni che il tempio di Gerusalemme sussisteva quando nostro Signore ne predisse la distruzione ne seguenti termini: Di queste cose che voi vedete, tempo verrà che non resterà pietra sopra pietra che non sia stritolata[1]. Questa profezia venne adempiuta da Tito, che, come racconta lo storico Giuseppe Ebreo, ordinò a suoi soldati di distruggere le fondamenta della città e del tempio. Il Talmud de’ Giudei e il Rabbino Maimonide aggiungono che Terenzio Ruffo, ufficiale dell’armata romana, vi fè passare sopra gli aratri. Con simile profetica esattezza Gesù Cristo predisse la totale rovina di Gerusalemme: –Verrà per te il tempo, quando i tuoi nemici ti circonderanno di trinciera: e ti serreranno all’intorno: e ti stringeranno per ogni parte: e non lasceranno in te pietra sopra pietra[2].

L’adempimento di questa profezia lo si trova pur esso in Giuseppe[3].

[…]

Nel ventesimo primo capitolo di S. Luca, Gesù Cristo parlando della distruzione di Gerusalemme dice:

E saranno fieri terremoti in diversi luoghi, e pestilenze e carestie, e cose spaventevoli nel cielo e prodigi grandi[4]. Ora senza parlare de’ frequenti terremoti che si fecero sentire in altri luoghi, sotto l’imperio di Claudio e di Nerone, noi apprendiamo da Giuseppe che allora avvennero nella Giudea e a Gerusalemme tempeste orribili, venti violenti frammisti di pioggia, folgori, spaventevoli saette e terribili muggiti cagionati dai terremoti che sembravano annunciare la prossima distruzione del mondo intero; egli ha impiegato un intero capitolo della sua storia per riportare lo stato della desolazione de’ Giudei.

Tacito nella Storia Romana del medesimo secolo ne fa il compendio in questi termini: «Furono veduti in aere eserciti affrontarsi, risplendere armi e il tempio illuminato da una fiamma improvvisa uscita dalle nuvole, d’improvviso apertesi le porte del tempio, e sentitasi una voce maggior che d’uomo, che gli dèi si partivano; e in questo uno strepito grande d’essi che andavano via»[5]. Giuseppe aggiunge, e Tacito lo riporta parimente, che la gran porta del tempio, che venti uomini non avrebbono potuto smoverla che a fatica, e che era fermata con chiavistelli e sbarre di ferro, s’aprì da sé stessa: che si vide nell’aria una spada tirata contro la città: che una cometa apparve nell’aria per lo spazio di un’anno intero; e che prima il tramontar del sole si vedevano delle armate ordinate in battaglia e carra che circondavano il paese e investivono le città: fenomeni così strani, dice questo storico, che si riguarderebbono come favole se non vi avessero attualmente persone che ne furono testimoni[6]. Tale è il dettaglio di quei segni spaventevoli e di quel prodigi celesti che nostro Signore avea predetti.

Gesù Cristo avea anche predetto le calamità che dovevano arrivare a questa nazione colpevole, calamità che sorpassano tutto quello che si può immaginare: Grande sarà allora la tribolazione, quale non fu dal principio del mondo sino a quest’oggi[7]. Sembra che Giuseppe Ebreo abbia copiato le parole del Salvatore. Giammai non fu nazione da maggiormente compiangere e la quale abbia sofferto altrettanti mali quanti Gerusalemme ne sofferse allora. In un altro luogo egli afferma insino: che tutte le disgrazie che il genere umano avea sopportate dal cominciamento del mondo, non sono di punto paragonabili a quelle che i Giudei hanno patite. Si dura fatica a credere il novero che egli fa di coloro che perirono in questo famoso assedio e più ancora quello che il Talmud e altri scrittori giudei rapportano dell’orribile strage che ne fece l’armata di Adriano cinquantadue anni dopo, quand’essi si ribellarono sotto Barchochebas, e che furono assediati in Bitter[8].

[…]

Insomma «in quanto all’adempimento di questa notabile profezia, unicamente osserverò, dice Addison, che chiunque legga il racconto datoci da Giuseppe, senza conoscere il suo carattere, e paragonarlo con quanto il Salvator nostro predisse, potrebbe indursi a credere, lo storico essere stato un cristiano e che null’altro avesse avuto in mira, che adattare gli eventi alla predizione»[15].


[1] Luca XXI, 6.

[2] Luca XIX, 43, 44.

[3] Joseph, de Bello Jud. lib. VII, cap. I.

[4] Luca XXI, 11.

[5] Tacito, Istoria romana, trad. dal Politi, lib. V, cap. XIII, pag. 495. – Dion. in Claudio sub fine.

[6] Ioseph, de Bello judaico, lib. VI, cap. XXX

[7] Matth. XXIV, 21.

[8] Crevier, Storia degli Imperatori Romani da Augusto sino a Costantino, la qual serve di continuazione alla Storia Romana del Rollin, tradotta dal francese, tomo XI, lib. XIX, S II, pag. 28 e seg. Venezia 1790.

[15] De la Religion Chrétienne, traduit de l’anglois de M. Addison etc. par Gabriel Seigneux etc., tome II, sect. VIII, S V, pag. 82, à Lausanne 1757.

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