I 50 anni della nuova messa: la preparazione del Concilio Vaticano II

Dal sito ufficiale della Fraternità San Pio X (fsspx.news) riprendiamo un interessante articolo sulla questione liturgica al Vaticano II. La rivoluzione dei riti della Chiesa non è infatti una questione di distorsione postconciliare, un frutto del famigerato spirito del Concilio o del Concilio dei media propagandato dai progressisti: no, essa ha le sue radici nei documenti conciliari.

foto da qui

Il Novus ordo missae fu promulgato da Paolo VI nel 1969. Istituisce la nuova messa in applicazione del Concilio Vaticano II e della sua costituzione Sacrosanctum concilium sulla liturgia (4 dicembre 1963). Quest’ultima ha una sua storia, molto rivelatrice della preparazione degli animi.

Il 25 gennaio 1959, Papa Giovanni XXIII annunciò al mondo la sua decisione di convocare un Concilio generale. Passata la sorpresa, si aprì il tempo per la sua preparazione.

Una commissione antepreparatoria

Il 17 maggio 1959, il Papa nominò una commissione per identificare i temi che sarebbero stati trattati dal futuro Concilio. Aveva solo pochi membri della Curia ed era presieduta dal cardinale Domenico Tardini, segretario di Stato per la Santa Sede. A partire dal 18 giugno, la commissione aveva inviato una lettera a tutti i vescovi del mondo, per “conoscere le [loro] opinioni e i loro pareri” e “raccogliere i consilia e i vota dei vescovi chiamati a partecipare al concilio ecumenico”1.
Non era qualcosa di completamente nuovo. In passato, era accaduto che l’episcopato fosse stato consultato per determinare la materia che doveva essere trattata da un concilio. Ma la portata della consultazione non aveva precedenti. La percentuale di risposte – chiamata vota negli archivi – fu significativa e permise alla commissione di lavorare durante l’autunno e l’inverno del 1959.
Una volta smistato e classificato, il materiale raccolto la commissione poté organizzare i soggetti da trattare e proporre una sintesi per il papa e i dicasteri. Questo lavoro portò a proposte concrete per argomenti che il Concilio avrebbe potuto trattare. La fase preparatoria poteva quindi iniziare.

Preparativi per il Concilio

Papa Giovanni XXIII promulgò il 5 giugno 1960 il motu proprio Superno Dei nutu che aprì il periodo preparatorio vero e proprio. I temi, estratti dai vota dell’episcopato mondiale, dovevano ora essere riuniti e presentati sotto forma di schemi2 da commissioni ad hoc. Queste cosiddette commissioni preparatorie erano composte da membri nominati dal Papa. In numero di dieci, erano sovrintese da una Commissione centrale presieduta dal Papa. Mons. Marcel Lefebvre ne era membro.
La commissione liturgica era presieduta dal prefetto della Congregazione dei Riti, il cardinale Gaetano Cicognani. Il segretario era Annibale Bugnini. Alcune delle figure più importanti del movimento liturgico vi figuravano: Cipriano Vagaggini, Bernard Capelle, Bernard Botte, Antoine Chavasse, Pierre Jounel, Aimé-Georges Martimort, Josef Jungmann, Pierre-Marie Gy, OP.

Lo schema sulla liturgia
Non si può negare al padre Bugnini uno straordinario spirito organizzativo. Era l’anima della commissione per la liturgia, poiché sarà il capomastro della nuova messa. Spirito intraprendente, egli stesso ha aggiunto aree di lavoro a quelle a lui assegnate. In effetti, sette soggetti erano stati affidati alla commissione: il calendario liturgico, i testi e le rubriche della messa, alcuni altri riti – battesimo, cresima, estrema unzione e matrimonio -, il breviario, l’uso degli abiti liturgici e del vernacolo.
Bugnini “non si sentì obbligato a limitare il suo lavoro a questi argomenti”3 e aggiunse altri cinque temi: concelebrazione, formazione liturgica, partecipazione dei fedeli, adattamento liturgico, musica e arte sacra. Queste aggiunte non sono minori, poiché includevano in particolare la partecipazione dei fedeli, che sarà la pietra angolare della futura costituzione sulla liturgia.
Il testo dello schema preparatorio fu completato nel gennaio del 1962. Il cardinale Cicognani era piuttosto spaventato dalla svolta che i lavori avevano preso. Esitò molto prima di mettere il suo nome in fondo allo schema, il 1° febbraio 1962. Morì quattro giorni dopo, il 5 febbraio, all’età di 80 anni.
Il testo presentato dalla commissione liturgica preparatoria includeva una prefazione e otto capitoli. È abbastanza notevole che la costituzione finale, dopo discussioni nell’aula conciliare, riprenda l’intero piano dello schema, con l’unica differenza che i capitoli 6 e 8 sono stati combinati per formare il capitolo 7. I titoli dei capitoli erano identici parola per parola.

Gli altri schemi
Durante il periodo preparatorio, anche le altre nove commissioni avevano svolto un lavoro enorme. Il risultato fu impressionante, almeno quantitativamente poiché si contavano almeno di 72 schemi. Erano di dimensioni disuguali, alcune dei quali potevano essere facilmente fusi con altri.
Questa abbondanza era forse in qualche modo eccessiva. Indubbiamente rifletteva una certa mancanza di coordinamento tra le commissioni preparatorie. Ma la competenza dei membri e la serietà del lavoro garantivano la qualità attesa dai testi destinati ad essere presentati nell’aula di un concilio ecumenico.

Una preparazione soffocata sul nascere … con un’eccezione

Tuttavia, furono sollevate proteste contro la preparazione del Concilio e molti dei suoi schemi. Teologi, vescovi e cardinali progressisti di tendenze moderniste, vedevano sfuggirsi un’occasione unica per provocare un’evoluzione della Chiesa “nel senso della storia”. Questo è il motivo per cui intrapresero l’assedio del Papa.
Il principale intervento fu del cardinale Suenens, che raccontò questo episodio4. Già ​​nel marzo del 1962, durante un’udienza, lamentò “a papa Giovanni XXIII il numero, a suo avviso […] abusivo, di schemi preparati”. Il Papa quindi gli chiese “di liberare il terreno e fargli un progetto a partire da questi schemi preparati”. Suenens indirizzò rapidamente una nota al Papa, poi, alla fine di aprile, gli inviò un piano completo di revisione generale.
Successivamente, Suenens comunicò questo piano al cardinale Montini – futuro Paolo VI – e al cardinale Liénart. Il Papa aveva chiesto al suo segretario di Stato, il cardinale Amleto Cicognani, di distribuire il testo ad altri cardinali. Ai primi di luglio, i cardinali Montini, Siri e Lercaro si incontrarono. Si radunarono tutti per il piano proposto. La somiglianza tra le linee di questo piano, il messaggio radio di Papa Giovanni XXIII dell’11 settembre 1962 e il discorso di apertura del Concilio, un mese dopo, è sorprendente.
Anche un altro gruppo influenzò la preparazione conciliare. Composto da Cardinali Frings, Döpfner, König e Alfrink, era guidato dal Cardinale Léger che indirizzava una supplica al Papa: “una lunga lettera di 12 pagine il cui scopo è di avvisare il Papa dei preparativi per il Concilio, in particolare sul tema natura ampiamente insoddisfacente degli schemi proposti. Scritto a Montreal all’inizio di agosto del 1962, farà il giro alcuni delle grandi diocesi dell’Europa prima di raggiungere Giovanni XXIII”5. Incoraggiata dapprima da Montini, questa petizione fu firmata dai Cardinali Frings, Döpfner, König, Léger, Suenens e Alfrink.
Questi interventi, consentiti e perfino incoraggiati da Papa Giovanni XXIII, avrebbero dovuto provocare, sin dall’inizio del Concilio, il rifiuto o il completo rimodellamento di tutti gli schemi presentati dalle commissioni preparatorie. Con l’eccezione di uno solo: quello sulla liturgia. Sotto la direzione di Bugnini, i suoi autori avevano assicurato una scrittura soddisfacente per le menti innamorate delle novità.
Rimane l’atteggiamento di Papa Giovanni XXIII. Perché il notevole lavoro compiuto per due anni da fedeli servitori del papato, in particolare dalla curia romana, custode delle tradizioni, era stato gettato nell’oblio a seguito dell’intervento di alcuni cardinali? Questo spostamento favorì i partigiani di una profonda riforma e diede loro le ali per investire il Concilio e rivoluzionare la Chiesa. Le forze progressiste erano pronte e lo stavano aspettando.
Fu una grave imprudenza di cui Giovanni XXIII era colpevole, incompatibile con la vera santità. Dietro questa temerarietà c’era un vero legame, che alcuni potrebbero definire “doppiezza”. Questo modo di agire ricorda il destino della Costituzione Veterum sapientia che aveva svelato questo aspetto di Papa Giovanni. Come un banco di prova prima di spazzare via tutti i lavori preparatori per il Concilio Vaticano II.


[1] Histoire du concile Vatican II, 1959-1965, t. I, Le catholicisme vers une nouvelle époque, Cerf, 1997, p. 109.
[2] Testi su un dato soggetto limitato, proposti ai membri del Concilio,e destinati ad essere discussi durante le assemblee conciliari.
[3] Histoire du concile Vatican II, p. 230.
[4] L. J. Suenens, « Aux origines du concile Vatican II », in Nouvelle revue théologique, 107, 1985, n° 1, pp. 3-21.
[5] Routhier Gilles, « Les réactions du cardinal Léger à la préparation de Vatican II », in Revue d’histoire de l’Eglise de France, t. 80, n° 205, 1994, pp. 281-302.

Un commento a "I 50 anni della nuova messa: la preparazione del Concilio Vaticano II"

  1. #bbruno   5 Maggio 2020 at 6:22 pm

    mi sembra di intravedere in questa foto la presenza dei cardd. Siri e Ottaviani…i riconosciuti eroi della resistenza alla nuova chiesa. Dopo aver lasciato correre senza nulla eccepire sulla modalità di elezione a papa di questo figuro , nel 1958, del tutto invalidanti (solo più tardi ne svelerà il retroscena il card. Siri…), eccoli qui, come se niente fosse stato, o come se tutto si fosse svolto regolarmente, deserti al tavolo con lo stesso, adeguarsi supinamente ai suoi programmi di lavoro, che non ad altro potevano condurre che a gettare le fondamenta della nuova chiesa, da contrapporre alla Chiesa cattolica, della quale lui, ingannando, si pavoneggiava capo. A che cosa poteva condurre la successiva battaglia dei nostri eroi”? Ma poi, fu mai vera battaglia?

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