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In occasione delle celebrazione centenarie in onore di Karol Wojtyla abbiam visto molti, nell’atto di magnificarne i meriti, far le apologie dei suoi scivoloni, che non consisterebbero nel trentennale insegnamento modernistico, tutto ecumenismo e dialogo tra le religioni, ma solo in alcuni particolari atti come i raduni di Assisi, il bacio del Corano, la scomunica di Mons. Lefebvre. No! Bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu.
E di difetti nell’operato di Giovanni Paolo II ce ne son tanti! Basta cercare un po’ sul nostro sito per averne contezza.
E fa un certo effetto vedere questo atteggiamento nei confronti del papa polacco da parte di chi magari sferza con puntigliosità ogni fiato del suo attuale successore argentino, che pure non solo muove dalle erronee dottrine gianpaoline (che poi son le conciliari!) ma in certi casi lo imita ad unguem.
Per questo ci son venuti in mente – in quanto ex attore Wojtyla apprezzerà! – alcuni versi cantati dal Grande Inquisitore nel Don Carlo del Verdi:

Ed io, l’Inquisitor; io che levai sovente
Sopr’orde vil di rei la mano mia possente,
Pei grandi di quaggiù, scordando la mia fè,
Lascio tranquilli andar un gran ribelle … e il Re.


Ecco, nella analisi e nella denunzia dei fatti e misfatti della crisi modernistica che affligge la Santa Chiesa non dobbiamo soffermarci sui particolari magari anche vili dell’ora presente, ma risalire alla fonti del veleno ossia al modernismo e condannare se è necessario anche “i gran ribelli e i re”, ossia i Ratzinger e i Wojtyla, che ci possono sembrare migliori.