Un passo tratto dalla fondamentale Vita di San Filippo Neri scritta dal padre Bacci nel 1622.

Pietro da Cortona, S. Filippo Neri guarisce Clemente VIII dalla gotta

Dotato Filippo da Dio di tante virtù e doni si rendé così ammirabile al cospetto degli uomini che da tutti quei che lo conoscevano era tenuto per Santo, stimato e riverito per tale da persone d’ogni stato e condizione e sino da’ sommi Pontefici.
Paolo IV avendo sperimentata la sua santità fece di lui tale stima che non solo mandava a raccomandarsi alle sue orazioni ma disse rincrescergli sommamente di non potere, pel carico che aveva, ritrovarsi agli esercizi dell’Oratorio
Pio IV l’ebbe in tanta venerazione che oltre alla dimostrazione che ne fece in vita quando poi venne a morte volle che Filippo gli assistesse in quel punto come quegli che ben sapeva quanto giovamento fossero per apportargli le sue orazioni e gli morì nelle mani
Pio V quando approvò gli esercizi dell’Oratorio disse che si rallegrava assai d aver uomini in Roma che svegliassero e tenessero sempre desto lo spirito negli animi altrui come faceva Filippo, siccome all’incontro Filippo ebbe sempre grandissimo concetto della santità di questo gran Pontefice che perciò teneva presso di sé come reliquia una scarpa di velluto rosso portata da S. S.; chiamato per visitar infermi la portava talora seco; ad una donna in particolare dopo fatta per lei orazione toccò con quella scarpa il luogo del male e l’inferma migliorando guarì del tutto. Teneva ancora per divozione un berrettino papale del medesimo Pontefice.
Gregorio XIII oltre al credito grande che in materia di prudenza gli aveva, consigliandosi seco in negozi gravissimi, l’ebbe ancora in tal concetto di santità che quando gli dava udienza non permetteva ch’ei stesse in piedi né meno scoperto, ma lo faceva sedere e coprire trattando con lui con maggior familiarità e dimestichezza che non faceva co’ suoi più intimi e familiari anzi quando il Santo era dentro sebbene si facesse l’ambasciata che v’erano i nipoti di S.S., li faceva aspettare per istar più lungo tempo con esso.
Sisto V lo stimò talmente che gli concedette con gran prontezza i corpi de’ SS. Martiri Papia a Mauro e per la Congregazione gli diede molte grazie e privilegi.
Gregorio XIV non solo prendeva anch’esso consiglio e parere da lui in affari d’importanza e lo faceva sedere e coprire quando parlava seco, ma lo rispettava in guisa che volendo Filippo, la prima volta che dopo assunto al Pontificato l’andò a visitare, baciargli i piedi, il Papa non lo permise ma andandogli incontro l’abbracciò dicendogli: “Padre mio sebbene io sia maggior di voi in dignità voi siete però maggior di me in santità“.
Clemente VIII l’ebbe anch’egli in tal venerazione che quasi in ogni occorrenza si raccomandava alle sue orazioni e quando stava male disse più volte ad un suo familiare alludendo a che non guariva: “Il Padre Filippo non prega Dio per Noi“. Quando poi Filippo era infermo lo mandava a visitare spesso. Lo desiderò anche suo confessore com’era prima che fosse Papa, sebbene Filippo scusandosi per la vecchiezza non volle accettar quel carico, ma gli diede Cesare Baronio. Quando poi Filippo andava da lui, il che era spesso, il Papa solea per lo più abbracciarlo e baciarlo e farlo sedere accanto a sé coperto e quando si partiva si baciavano insieme e quello che è di maggior considerazione molte volte il Papa con grandissima tenerezza gli baciò la mano, come ancora faceva Gregorio XIII. E prima che fosse Papa pareva che non gustasse d’altro che di star con Filippo. E avanti che fosse cardinale mentre era auditor di Rota, andando una persona per informarlo in una sua lite e dicendogli nel discorso che si confessava dal Padre Filippo, le rispose: “Quel Padre è veramente un Santo e certo un dì sarà canonizzato“.
Quanto a’ cardinali, in quale stima lo tenessero si può raccogliere da quello ch’essi ne scrissero e deposero con pubblico testimonio.
Primieramente Agostino Valerio cardinal di Verona, vivente ancora il Santo compose un libretto e lo intitolo Philippus sive de Laetitia Christiana
Gabriello cardinal Paleotto, primo arcivescovo di Bologna, che fu penitente del Santo Padre in quel libro ch’egli fece De bono senectutis propone Filippo ancor vivente per vero ritratto d un santo e virtuoso vecchio, facendogli un bellissimo encomio dicendo fra le altre queste parole: “Non è dubbio che dalle antiche memorie e particolarmente dall’Istorie Sacre si sarebbero potuti da noi con facilità grande scegliere molti vecchi per santità mirabili e insieme ricchi di quelle doti delle quali a’ suoi luoghi ragioniamo nell’Opera, con tutto ciò perché quelle cose che vengono poste avanti agli occhi e che con le mani tocchiamo con maggior forza s’imprimono e allora la verità si fa più illustre e più forte per questa cagione ci siamo risoluti di servirci d’un Uomo vivo e metterlo come espresso ritratto a vista d ognuno per onore della vecchiezza. Di un Uomo diciamo che oggidì ancora vive e che da tutti si può facilmente vedere e vive in Roma cioè nel teatro del mondo per 50 anni e più. Inoltre ancora ha con molta lode speso i giorni suoi incamminando ogni sorte di gente per la via delle virtù Cristiane e animandogli e maravigliosamente aiutandoli nel servizio di Dio. È questi il Padre Filippo Neri Fiorentino il quale arrivato all’età di 80 anni a guisa d’un albero grande per così lungo tempo comparte al popolo i variati frutti delle sue virtù“. Fece inoltre questo buon cardinale stampare nel primo foglio di questo suo libro l’immagine di Filippo ancor vivente sebbene quando il libro fu pubblicato il Santo era già andato al Paradiso
Agostino cardinal Cusano era a lui così affezionato che quasi del continuo stava in camera sua e parlando della sua santità dice: “Io non ho conosciuto nessuno, né religioso né secolare, in maggior venerazione appresso ogni sorte d’uomini, tanto privati quanto principi, di Filippo e questo per l’opinione grande che s’aveva della santità sua e per il frutto che si vedeva nell’acquisto di tanto anime che per opera di lui erano state indirizzate nella via della salute. Egli ha accomodate dissensioni irreconciliabili durate per molti anni che molti uomini prudenti e di spirito non aveano mai potuto fare e questo con grandissima facilità e soavità in pochissimo tempo ed ho sempre stimato le molte virtù sue le quali parevano tanto più eminenti quanto più egli cercava d occultarle“.
Federico cardinal Borromeo, il quale insieme col cardinal Cusano venivano chiamati l’anima del Padre Filippo, lo tenne sempre in tal concetto di santità che di lui asserisce queste parole: “In tutto quel tempo che ho praticato questo venerando Uomo sempre mi è parso di così eccellente virtù e pieno di tanti doni di Dio ch’io stimo che si potrebbe comparare con molti di quelli che sono stati ammirati dagli antichi scrittori. Egli ebbe tanta scienza delle cose spirituali e interiori che si può dir di lui che avesse operato in se medesimo e negli altri secondo i vari bisogni quel tanto che di questa materia ne scrissero Cassiano, Climaco e Riccardo di S. Vittore. Insomma conchiudo che secondo l’animo mio non mi soddisfece mai uomo più di questo e in tal modo mi soddisfece che pensando io talvolta qual cosa potessi desiderare di perfezione in lui con maraviglia conchiudevo che niente“. Sino qui il cardinal Borromeo il quale per l’amor che gli portava e il concetto che ne aveva fece fare un ritratto di cera del Santo ancor vivente tenendolo appresso di se con gran venerazione.
Ottavio cardinal Paravicino parlando di lui dice così: “Cominciai per grazia di Dio a conoscer Filippo circa l’anno sesto dell età mia, dal qual tempo mi fu concesso poter godere familiarmente e assiduamente della sua conversazione e ragionamenti fino a 28 anni ne’ quali mi bisognò andar in Ispagna e in tutto questo intervallo e dopo il mio ritorno finché egli visse, osservando io minutamente tutte le sue azioni, moti e parole, lo conobbi per un Uomo ch’ardea di carità verso Dio“. E poco dopo dice: “Rendo infinite grazie al Signore che per sua benignità mi desse un tal maestro le cui gran virtù furono note a tutto il mondo e le cui lodi dureranno per ogni età“. Era questo cardinale così diveoto di Filippo che pareva non potesse vivere senza di lui, onde stava seco bene spesso i giorni e le notti intiere. E quando il Santo Padre stava ammalato aveva gusto particolare di servirlo come faceva innanzi che fosse cardinale, onde andando una volta fra l’altre a visitarlo nelle sue ultime infermità il Santo mandò fuori di camera tutti quelli che vi si trovavano e poi voltatosi al cardinale gli disse: “Ottavio desidero ragionar con voi ma quando tossisco e che ho bisogno di sputare vorrei che pigliaste voi la catinella e mi serviste come facevate prima“. Alle quali parole rispose il cardinale: “Questo, Padre mio, è sommo favore e troppa grazia mi fa vostra Riverenza“. Ciò gli disse il Santo non perché non lo stimasse come doveva, ma per compiacere al desiderio che scorgeva in lui di servirlo, onde il cardinal medesimo parlando di questo dice: “Io serviva il Padre tanto volentieri che ancorché alle volte sentissi freddo fame e scomodo nella persona, grandissimo nondimeno io sentivo gusto e gusto grande di servirlo e ogni volta che mi ricordo dei servizi fattigli me ne piglio grand’allegrezza e mi rincresce di non averlo servito più lungo tempo“. Il medesimo dopo ch’era cardinale si gloriava d’aver servito il Santo in far il letto, scopar le stanze e fare altri esercizi particolarmente per lo spazio di otto anni.
Ottavio cardinal Bandini si gloria d ‘avergli servito la Messa da fanciullo e parlando della sua santità dice: “L’opinione della sua santità fu tale che non solo era in venerazione a tutti ma i più non credevano poter fare acquisto di spirito se non si sottomettevano alla sua disciplina, onde si andava al B. Filippo comunemente come ad un oracolo per pigliar norma e precetti di vita spirituale per ogni sorte di persone“. E poco dopo dice: “Chi ha praticato col B. Filippo e ha veduto il modo con che è vissuto e la vita pura e santa che tant’anni ha tenuto non può dubitare che le grazie che il Signor Iddio ha fatte per mezzo suo in vita e per sua invocazione dopo morte non siano veri e insigni miracoli. E perché sono stati molti e grandi sempre l’ho tenuto per servo di Dio ed ora lo tengo per degno d’esser stimato e venerato come Santo per l’innocenza della vita, per i miracoli e per un consenso comune di tutto il popolo“. Si gloria poi questo signore d aver ricevuto un schiaffo da Filippo mentre era ancor fanciullo datogli per ischerzo dal Santo acciocché gli rimanesse più fisso nella memoria un avvertimento ch’insegnato gli aveva
Il cardinal Tarugi, allora arcivescovo d Avignone, in una lettera da lui scritta vivente il Santo dice queste parole: “Vorrei esser un di quelli che godano i primi luoghi nella cappelletta dove dice Messa il Santo Padre ancorché sia stretta e io per tanto spazio di paese assente mi ci trovo per grazia di Dio del continuo presente si con la fede e amore verso il mio caro Padre, come perché credo aver luogo particolare nella sua mente che quando l’apre nella contemplazione verso Dio non penso di sedere negl’infimi scanni. S. Caterina da Siena s’era fatta una cella nel cuore ove se ne stava nella maggior frequenza delle persone, solitaria con Gesù in quel camerino e io vorrei farmi la cella nel più intimo del cuore del Padre perché credo vi troverei Gesù con tutti i gradi del corso di quella mirabile e divina vita di 33 anni che conversò con noi in terra; e quando il Padre giubila e gli salta per soverchio amore il cuore dentro del petto giubilerei e salterei anch’io” E nel fine soggiunge: “Godetevi cotesta felicità mentre a Dio piace, la quale ho potuto godere anche io per lungo tempo e, non me n’essendo saputo servire per giusto giudizio di Dio e per li miei peccati, ora ne sono privo“.
Girolamo cardinal Panfilio il quale per lungo tempo praticò seco anch’egli l’esalta dicendo: “Con grandissima carità abbracciava ogn’uno e aiutava e consolava in modo che niuno si partiva da lui che non rimanesse soddisfattissimo e non lo reputasse per Uomo di gran santità. Ed io in particolare l’ho sempre stimato e tenuto per Santo e per Uomo dotato di tutte le virtù che si possono desiderare in uno che sia vero servo di Dio ed ogni giorno l’ho scoperto maggiore in tutte le sue azioni sino alla morte
Lodovico cardinal Madrucci gli aveva tanto credito che non solo andava spesso in camera sua per ragionar con lui, ma gustava così dell’Istituto che se n”andava sovente a sentire i suoi sermoni nell’Oratorio di San Girolamo.
Fra’ Michele Bonelli cardinal Alessandrino, nipote di Pio V, sapendo in quanto concetto era tenuto dal zio, l’amò tenerissimamente e sempre lo riverì come persona di grandissimo spirito e santità, andando spesso da lui e spesso volendolo appresso di sé.
Alessandro cardinal de’ Medici arcivescovo di Firenze, che fu poi Leone XI, ogni settimana andava una volta almeno da lui e si tratteneva tutto il giorno in camera sua con straordinaria familiarità. parendogli mentre si tratteneva seco di star in Paradiso.
Il cardinal Pier Donato Cesi onorò singolarmente il Santo e per questo beneficò molto la sua Congregazione.
Guglielmo cardinal Sirleto l’amava e stimava di tal sorte che pareva non si potesse saziare di ragionare della sua santità. L’istesso faceva Antonio cardinal Carafa; e Giulio Antonio Santorio, cardinal di S, Severina, il quale fu anche suo penitente lo tenne sempre per Uomo singolarissimo.
Oltre a questi lo tennero come Santo Alessandro cardinal Farnese, Ranuccio Farnese cardinal di Sant’Angelo, Girolamo Aleandro cardinal di Ceneda, Ottone Truchsess  cardinal d’Augusta, Marco Antonio cardinal Colonna, Alfonso cardinal Gesualdo, Gio. Francesco cardinal Gambara, Giacomo cardinal Savelli, Guido Ferrerio cardinal di Vercelli, Antonio Maria Cardinal Salviati, Ascanio cardinal Colonna, Vincenzo Lauro cardinal Mondovì, Enrico cardinal Gaetano, Pietro cardinal Gondi, Girolamo cardinal della Rovere, Scipione cardinal Gonzaga, Gio. Francesco cardinal Morosino, Francesco cardinal Toledo, Roberto cardinal Bellarmino e Silvio cardinal Antoniani i quali tutti aveano strettissima familiarità con Filippo.