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L’idea è rilanciata, più come curiosità che altro, dall’AdnKronos:

Se i fedeli non vanno a messa per una reale emergenza, arriva il parroco. Così don Giordano sta raccogliendo le richieste dei fedeli e dopo aver celebrato la messa mattutina in solitaria, consacrerà il Corpo di Cristo e dopo averlo sigillato in un apposito contenitore sterilizzato si metterà sulla bici e andrà porta a porta. “Non siamo come i negozianti – chiarisce don Goccini – che hanno chiuso e ora riaprono. La ‘bottega’ del Signore è sempre stata aperta. In queste settimane ha parlato tanto il Papa, i sacerdoti via streaming, si è pregato tanto in famiglia. E’ mancato il segno dell’essere tutti comunità”. Da qui l’idea di portare l’ostia di casa in casa. Il sacerdote si fermerà sul cancello e consegnerà la comunione nell’apposito contenitore.

“Non vorrei suonasse come una banalità – osserva don Giordano Goccini – l’unico vero problema è che ci sia un rito adeguato, anche semplice, però adeguato. Non potendo entrare io nelle case perché farei il gioco del virus, posso lasciare la comunione ad una persona fidata che garantisca che fa un rito cristiano dove sentire la vicinanza della comunità, il pane eucaristico consacrato alla mattina in una messa”.

Si sa: gli errori e le eresie mai van da soli ma sempre a grappoli. E vien da chiedere: è proprio quel don Goccini? Certo!

Ricorderete, anni fa, la vicenda della processione di riparazione (al gay pride reggiano) che portò in strada centinaia di fedeli lasciando sbigottiti gli stessi organizzatori dell’Arcigay. Ebbene sì, si tratta porprio del don Goccini, all’epoca responsabile della pastorale giovanile, che sentenziò – con un misto di fraintendimento e ignoranza: il pregare in riparazione dei peccati altrui è un atto di presunzione. L’affermazione, questa sì sciocca e presuntuosa, provocò un vespaio (chi vuole, ne trova traccia qui).

Dai frutti li riconoscerete, e qui i frutti sono abbondantissimi.