di Alessandro Di Matteo

Un’indagine sulle idee nefaste della Modernità. E da buon investigatore Marco Sambruna s’avventura nel cammino, con merito e competenza, e indaga sul veleno (con radice comune) della Modernità, veleno instillato dai Padri del nichilismo, o ritenuti tali. L’autore lo fa con “L’antivangelo – radici filosofiche del nichilismo moderno” (ed. Radio Spada) uscito alcuni mesi fa.

Già l’introduzione, senza retorica, getta il lettore dentro l’arena della conoscenza: l’autore, infatti, dà le coordinate per inquadrare il tempo presente inondato di “rumore sociale”. E che sarà mai? Sambruna afferma che “è l’insieme di slogan collettivi, correnti di pensiero, parole d’ordine manipolatorie e mantra condizionanti divulgate dai mass media odierni il cui carattere principale risulta essere la capacità di plasmare una visione dell’uomo e del mondo totalmente inedita”. Dice niente? Ed invece già dice tanto, in questo tempo dominato da parole-mantra (uno per tutti, la parola diritti usata da chiunque voglia impossessarsi di un desiderio, trasformalo a parole in diritto e “colpevolizzare” l’eventuale avversario in una contesa dialettica), oppure da parole-vapore che cioè con un minimo di razionalità non dicono nulla (amore nel tempo moderno, fra talk-show e presunti esperti è come il prezzemolo in cucina, sta bene dovunque…).

L’autore scova, nella sua indagine, 4 personaggi che hanno instillato, filosoficamente, dentro la società, dall’Ottocento in poi, i germi (o i veleni) del male con un obiettivo neanche tanto velato: uccidere il cristianesimo, le fede, la religione, in poche parole i cristiani. Non una uccisione fisica ma morale, filosofica.

Sambruna viviseziona le riflessioni filosofiche di Feuerbach, Nietzsche, Marx ed Engel e Freud: sono gli intoccabili, i Padri dalla quale continuano ad abbeverarsi, come alla fonte dell’acqua viva, tanti contemporanei non comprendendo che costoro come il serpente (eloquente l’immagine di copertina) gettano veleno nella società.

Ludwig Feuerbach tratta il cristianesimo come una illusione tanto è vero che “l’uomo…. non fa che parlare di sé stesso. Egli per quanto creda di riferirsi a Dio non fa altro che rivolgersi inconsapevolmente a sé stesso, cioè a specchiarsi nella propria immagine”. L’illusione conferisce a Dio una proiezione tale che lo stesso Dio amato e adorato “è il prodotto delle attribuzioni umane così come un immagine è il risultato dell’impressione della luce sulla superficie di una pellicola fotografica”. Sono spunti che dà Sambruna…

Nelle pagine dedicate a Nietzsche viene a galla tutta la rabbia e l’odio (traspare dalle riflessioni del filosofo) verso il cristianesimo: esso “è una menzogna”!. E sul banco degli imputati è posta la visione cristiana del mondo e dell’uomo, in una feroce polemica anticristiana e anticristica. Per Nietzsche “il cristianesimo nega la vita e la riflessione su di essa, fondando nel contempo una chimerica dimensione ultraterrena e una morale che deprime la vita e la ratio anziché esaltarle”. Emerge così, secondo il “rabbioso”, “l’infelicità degli uomini” che “è causata dallo spirito di sacrificio imposto dalla morale cristiana che pretende, fra l’altro, la scelta di attività e modus vivendi che non offrono nessuna gratificazione” e “che quindi si trasformano ben presto in un potente narcotico che anestetizza le coscienze lasciandole giacere nell’inganno della morale religiosa”. I cristiani “hanno ammorbato l’umanità con le loro teorie malsane incontrate attorno a concezioni che riguardano concetti quali altruismo, misericordia, uguaglianza”, per cui è accaduto che “il cristiano in particolare dopo aver visto il loro Dio crocifisso, hanno crocifisso l’umanità e il futuro, e (leggere, leggere ragazzi) a causa loro si è chiamata verità la menzogna e menzogna la verità”! È, in altri termini, la perversione del bene in male e viceversa che il filosofo tedesco sa, ammettiamolo, magistralmente condurre e instillare dentro le idee della modernità vivente.

Secondo la visione ottocentesca (e attuale?) del duo Marx&Engels “è necessario sganciare il cristianesimo dai dogmi tipici della chiesa particolare sia essa cattolica, protestante o riformata per trasformarlo in religione universale privata dei dogmi o dotata di soli dogmi che non confliggono in quanto patrimonio condiviso da tutti”. Non nuova, ovviamente, la visione ottocentesca dei filosofi citati riguardo la religione come “alienante perché estranea l’uomo dalla realtà alienandolo dalla capacità di trovare risposte adeguate tesi al risolvimento di questioni urgenti quali le esigenze materiale acuite dall’ingiustizia sociale”. Soprattutto per Marx, secondo Sambruna, è “alienante tutto ciò che sottrae potere all’uomo impoverendolo dal punto di vista delle facoltà”:

Emerge la necessità del materialismo dialettico: “un progressivo e secolare cammino verso il socialismo che rivoluziona l’essenza dell’uomo, la percezione di sé stesso e la visione del mondo eliminando ciò che ostacola questo percorso e conservando ciò che gli è utile”.

Non c’è una guerra aperta al cristianesimo (almeno non secondo le pagine di Frederich Nietzsche): “non si tratta dunque di modificare il cristianesimo in socialismo per cambiare la cristianità, ma di modificare la cristianità in una massa socialista per trasformare il cristianesimo: sarà allora l’uomo nuovo socialista a sostituire l’ideale dell’uomo nuovo evangelico”. Per cui “Dio non si combatte, ma semplicemente si dimentica sotto l’incalzare dello sforzo di trasformazione della realtà e avvolto da questo oblio può essere finalmente consegnato agli archivi della storia”. Dio diventa inutile nel momento in cui l’uguaglianza sociale cioè il socialismo si concretizza.

Per lo psicanalista Freud, poi, con il cristianesimo siamo nel campo della patologia, intanto perché “la religione è una illusione la cui origine rimonta alla figura del padre in età infantile che si prolunga in quella adulta nella rappresentazione di Dio”. Poi, perché comunque la religione “è una forma di nevrosi: il bambino ha bisogno di credere nella protezione paterna, ma evoluto poi nell’età adulta tale credenza deve essere superata. L’adulto cioè in un sano sviluppo psicologico non deve aver più bisogno di questa tranquillizzante presenza”. Insomma per Freud la religione è un “relitto nevrotico”. Amen. Ipse dixit.

Sambruna più volte ribadisce, in un’articolata ricostruzione, fra i connessi filosofici dei (s)fantastici 4 che alcuni tratti caratteristici del nichilismo (perché i 4 sono nichilisti con caratteristiche diverse) sono dominati dal dispotismo delle voglie e dall’eclissi della ragione (la stessa ragione che apparentemente la modernità celebra…). Il nichilismo dei Padri della modernità menzionati oltre a essere una scuola filosofica “è anche una condizione esistenziale fondata sulla convinzione della necessità di praticare una libertà illimitata tanto da configurare quest’ultima come una vera e propria religione (che è poi ciò che essi stessi combattono…): anch’essa necessità dei suoi dogmi, della sua liturgia, del suo pensiero teologico (non è il contrario del cristianesimo, solo il suo rovescio). Il nichilismo predica anch’esso non più un cammino di liberazione dalle dipendenze, ma la libertà di frequentarle. La condizione preliminare del cammino di perversione nichilista spesso ha, secondo l’autore del testo, come precondizione “una visione utopistica e sentimentale della realtà terrena. È forte la tensione verso dei fini ideali quali solidarietà, giustizia, uguaglianza ecc. tanto più evanescenti quanto più privi di aggettivi che ne qualifichino con precisione la natura” (e che invece il cristianesimo incarna bene, in apice, con i santi).

Qual è allora il destino della metafisica religiosa, dei cristiani nel mondo? L’esperienza cristiana nella post-modernità (e post-verità) ha ancora senso? E in che modo? Le conclusioni, nel libro, sono una visione personale dell’autore che contribuiscono ad alimentare interrogativi che possono trovare risposta, per chi crede, nella vita di Gesù Cristo. E comunque Sambruna aiuta a capire come il veleno delle perversioni filosofiche dall’Ottocento continua a mietere ancora vittime (e nemmeno poche, anche fra i credenti nello stile anticristiano dell’“acqua tiepida”…). Un testo da leggere. E rileggere più volte.

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