Quando si parla di questioni serie sarebbe opportuno averne una conoscenza minimamente approfondita. Posto dunque che la vicenda della ragazza (Silvia?) rientrata pare piccola cronaca, ben più rilevante sembra la questione del “cattolicesimo” di Hitler. La polemica leghista ci interessa zero, giusto per chiarire.

Ebbene, Mentana con un giochino di parole piuttosto modesto (vedere post sopra) tenta di condurre l’ultima battaglia conformista con un vecchio escamotage dialettico: associare l’argomento dell’avversario ad un paradosso, nel caso piuttosto raffazzonato, andando a solleticare le passioni dei seguaci più focosi.

Che accade dunque? Associa in un qualche modo, facendo un’opera di rara banalizzazione, Hilter e Auschwitz al Cattolicesimo, per contrastare gli argomenti della sua controparte.

Ora, solo una crassa ignoranza storica può permettere di sovrapporre la Polonia occupata e vessata dai nazisti con i nazisti che la occupavano e vessavano. Sarebbe sufficiente una vaga conoscenza, non diciamo della lingua tedesca ma della sue più semplici sonorità, per cogliere che Auschwitz è il nome tedesco (tedesco = gli occupanti) dato alla località di Oświęcim.

L’argomento mentaniano riesce così nell’ardua impresa di far metter le mani nei capelli in plurimi campi del sapere: non solo la linguistica e la storia (su cui torneremo fugacemente) ma anche la logica elementare.

Sì, perché rivendicare l’uso dei sacramenti per tracciare percorsi (meta)politici è operazione da lancio senza paracadute. Vediamo un po’: Stalin era battezzato (chiesa scismatica), Tito era battezzato (cattolico), ma così prima facie non paiono alfieri del clericalismo o figure associabili in maniera così stretta alle fedi che hanno perseguitato. E Giuda? Quello del traditore del proprio popolo è, del resto, una figura che si coglie già dai primi anni della scuola.

Si potrebbe poi fare un’ampia carrellata per illustrare al Nostro la persecuzione anticattolica hitleriana, la resistenza cattolica che gli si oppose (si pensi al grande Mons. von Galen), ai pronunciamenti magisteriali di rango episcopale (si pensi al card. von Faulhaber) e pontificio (Mit brennender Sorge, Pio XI) che furono fulminati contro l’ideologia anticristiana dell’inimicus homo (Hitler).

Di converso si potrebbe ricordare a Mentana che la Germania era costellata sì dei noti campi di concentramento ma – fatto ormai acclarato e riferito tra i molti dal prof. F. Nicosia dell’Università del Vermont – lo fu anche di una rete di campi di (ri)addestramento sionista [Umschulungslager, vedere sotto] che, per un certo periodo, perseguivano un fine interessante per entrambi i nazionalismi: liberare la Germania dagli ebrei diretti in Palestina. Il tutto – e anche questa è ormai materia storica di dominio pubblico – favorito dall’accordo commerciale nazi-sionista dell’Haavara, siglato tra le autorità del Reich e i rappresentati dell’organizzazione sionista (sufficiente una verifica wikipediana). Questi fatti avvenivano mentre molte comunità ebraiche in giro per il mondo cercavano, esterrefatte, di boicottare il Reich.

Ecco, su questo fronte – in effetti – di battezzati se ne potevano riscontrare meno. D’altro canto, nel novero dei battezzatti morti nei campi nazisti, si conta il cattolico duro e puro Padre Massimiliano Kolbe, che ha dato la vita volontariamente al posto di altri prigionieri.

Provare a riformulare il paragone ora…