Chiacchierata col Guelfo Rosa.

RS: Visto il gran giubilo in casa “conservatrice” per l’intervista di Sarah sull’Eucarestia?

GR: Non fatemi parlare, come (quasi) sempre in questi casi non si capisce se prevalgano i discorsi ipocriti, l’ignoranza o non so che altro.

RS: Perché?

GR: Ma l’avete letta? Siamo – per carità: salviamo la buona fede – al vecchio 2+2=4 ma anche 4,5 e così è se vi pare.

Il solito giochino poco funzionante conservative-mainstream che si riassume nelle regoline di base:  1. tacere sull’accertato; 2. parlare di problemi parziali o decontestualizzati, se non di pseudoproblemi; 3. usare… devo trovare una parola educata… ehm, il forbito linguaggio curiale. Son tre ingredienti che dovete segnarvi, perché noiosamente presenti in tutte queste lagne paraconservatrici. Ce ne sarebbe almeno un altro ma qui non è usato, per fortuna. Si tratta del “mandar a vedere”, ma ne parliamo un’altra volta.

RS: Vediamo cosa non va, allora.

GR: Volentieri. Si inizia con un’affermazione comica, dice il porporato:  “Recentemente ho sentito un vescovo dire che in futuro non ci saranno più assemblee eucaristiche, solo liturgia della Parola. Ma questo è protestantesimo “. Ma come Eminenza? Lei lo dice? Dov’era negli ultimi 60 anni, quando abbiano visto uomini vestiti di bianco riverire e lodare i “fratelli” riformati, strizzare l’occhio a Lutero, cantare le lodi di personaggi equivoci, istituire commissioni sul culto a cui hanno preso parte pastori di quelle congreghe eretiche, per dare un contributo alla creazione della “Nuova Messa? Dov’era quando si dava la Comunione a mezzi protestanti in piazza San Pietro (sì, parlo di Ratzinger con Fr. Roger). E oggi viene qui a far quello che cade dal Cielo nel mare del protestantesimo? Il silenzio sarebbe stato d’oro.

RS: Sì, oggettivamente siamo al comico. Anzi, forse al grottesco.

GR: Non ho neanche iniziato. Si passa alla Fase 2, dice il cardinale: “Il Signore è una persona, nessuno accoglierebbe la persona che ama in un sacchetto o comunque in un modo indegno. La risposta alla privazione dell’Eucarestia non può essere la profanazione. Questa è davvero una questione di fede, se ci crediamo non possiamo trattarla in modo indegno“. Ma dai? Sa una cosa, Eminentissimo Prefetto del Culto Divino? Siamo all’abc del suo lavoro: sa come per secoli la Chiesa ha evitato che quella Persona fosse ricevuta in un modo indegno? Non compiendo il primo passo verso il baratro, ovvero evitando la banalizzazione del Sacramento attraverso la “Comunione sulla mano” (oggi addirittura prescritta dai vescovi in tempo di pandemia). Sa quando sono iniziate le deroghe per la Comunione sulla mano? Ai tempi di Montini, son fatti stranoti. Sì Montini, Paolo VI, che lei ha in gran venerazione. E oggi se la prende coi teutonici filoprotestanti e coi loro sacchettini? Il bello è che lei stesso, caro Cardinale, lo dice e rivendica poche righe dopo: il fedele è libero di ricevere la Comunione in bocca o nella mano. Ancora una volta il silenzio sarebbe stato d’oro.

RS: Ops…

GR: Continuiamo. Qui si arriva al capolavoro. L’intervistatore apre il grande tema: “A proposito di Messe, anche questo prolungarsi delle celebrazioni in streaming o in tv…“. E il card. Sarah risponde: “Non possiamo abituarci a questo, Dio si è incarnato, è carne  e ossa, non è una realtà virtuale. È anche fortemente fuorviante per i sacerdoti. Nella Messa il sacerdote deve guardare Dio, invece si sta abituando a guardare alla telecamera, come se fosse uno spettacolo. Non si può continuare così“. Stiamo scherzando, vero? Deve essere una burla. Abbiamo letto bene? “Nella Messa il sacerdote deve guardare Dio”? Eminenza, siam costretti a svelarle un segreto: i sacerdoti non celebrano più coram Deo ma coram populo dai tempi della “riforma”, preparata a braccetto con quei protestanti (vedere sopra) che oggi lei pare rifuggire. Una riforma approvata da quello stesso Paolo VI che aprì la porta al disastro delle “Comunioni sulla mano” (ri-vedere sopra). Per due millenni i preti hanno celebrato dando le spalle ai fedeli e oggi, dopo 50 anni di Novus Ordo – coram populo, ci viene a dire che il sacredote si sta abituando a guardare alla telecamera? Sì, deve essere uno scherzo.

RS: In effetti il quadro sta diventando imbarazzante.

GR: La conclusione è da premio, sentite. Si tuona dalla porpora: “Il demonio attacca fortemente l’Eucarestia perché essa è il cuore della vita della Chiesa. Ma credo, come ho già scritto nei miei libri, che il cuore del problema sia la crisi di fede dei sacerdoti“. Il cuore del problema è la crisi di fede dei sacerdoti? Fede? Dov’è, Eminenza, a proposito di Fede, la sua dissociazione dall’ecumenismo liberale condannato definitivamente dalla Chiesa, tra gli altri, in Sillabo, Pascendi e Mortalium Animos? E se vogliamo stare in tempi recentissimi: dov’è la sua formale richiesta a Bergoglio di fare pubblica ammenda per lo scandalo di Pachamama? Dove sono le sue ammonizioni rispetto alle oscenità scritte in Querida Amazonia? E questi son solo alcuni esempi volanti. Quando si parla di Fede sarebbe bene sapere cos’è. Altrimenti meglio tacere.

RS: Abbastanza sconfortante, no?

GR: Tutto nella norma, questo è il “centrodestra del modernismo” o del Parlamento Conciliare, se preferite. Tra Sarah e Bergoglio, forse scelgo Bergoglio. Almeno è chiaro, diretto. E non c’è bisogno di far troppe domande.

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