Foto di Achim Thiemermann da Pixabay

Sull’appello per la Chiesa e per il mondo già abbiamo pubblicato l’articolo: Mons. Viganò accusa il card. Sarah: “Grave pregiudizio alla verità”. Il pasticcio dell’appello. Ora volentieri aggiungiamo questa ulteriore riflessione:


di Massimo Micaletti

Faccio una doverosa premessa: in materia di Fede, teologia e Sacramenti, penso che le petizioni e gli appelli siano l’equivalente di uno starnuto nella turbina di un F16. Non le reputo strumenti utili: e ciò che è inutile diventa prima o poi dannoso, è solo questione di tempo.

Nella vicenda dell’appello per la Chiesa e per il mondo[1], al di là delle buone intenzioni, si è compiuta esattamente e puntualmente la degenerazione che dall’inutilità porta al danno e lo dico con gran pena. Lo dico – lo scrivo – con gran pena perché molto del mondo che ha sottoscritto quell’appello mi è vicino e conosco e stimo sinceramente molti di coloro che l’hanno sottoscritto.

L’appello in sé, e lo dico francamente, non mi è parsa iniziativa di spessore, o meglio, costituisce un’iniziativa che vuole acquisire spessore prendendolo dai firmatari che in effetti sono tanti e prestigiosi: ma in effetti, cosa chiede? Il rispetto dei cristiani? Il rispetto della libertà religiosa (ahia!)? La mobilitazione a tutela della Messa e dei Sacramenti? La libertà di cura?

 E a chi lo chiede? Lo chiede alle autorità civili? Alle autorità religiose? Ai fantomatici “uomini di buona volontà” – che sono diventati un po’ come il “soffio dello Spirito”, altro concetto di elevata profondità ma al sentir nominare il quale, di questi tempi, metto mano alla pistola – che dovrebbero darsi da fare? Al Padre Eterno?

E soprattutto, in nome di cosa lo chiede? In nome del Magistero bimillenario? In nome degli accordi Stato – Chiesa? In nome della libertà religiosa (e qui non metto mano alla pistola, sparo e basta)? Al di là dei riferimenti al Vangelo e a Cristo, su cosa intende far leva?

il problema non è che, a queste mie domande, manchino le risposte: il problema, all’opposto, è che le risposte sono troppe e dissonanti e talvolta antinomiche. Dubito che Vittorio Sgarbi risponderebbe come Mons. Viganò, dubito che Alessandro Meluzzi risponderebbe come Danilo Quinto.

Ma fin qui, magari, quell’utile che io non vedo nell’iniziativa può invece essere visto da persone più qualificate e attente di me. Per me l’appello è stato un paso falso ma potrei sbagliare.

La notizia della revoca dell’adesione da parte del Card. Sarah è stata però il detonatore che ha portato il tutto nella dimensione del danno. Come per Benedetto XVI nella vicenda della firma del libro sul celibato – scritto, peraltro, proprio con Sarah – il dietrofront del porporato si inscrive in quella serie ormai troppo fitta di atti che danno del cosiddetto “mondo della tradizione” l’immagine di un gregge senza pastore, ergo in ultima analisi irrilevante. Quando poi le revoche, i minuetti, le giravolte, le incomprensioni, le ambiguità, i qui pro quo provengono da religiosi fanno ancor più male perché dimostrano una volta di più che quel mondo non ha nessun avvocato nelle sedi appropriate e che, anzi, far affidamento sull’appoggio di certi soggetti si rivela poi puntualmente micidiale. A volte è Sarah, a volte è Mueller, in passato Caffarra o Negri – sono solo alcuni nomi – sta di fatto che nel momento in cui si è trattato di ribadire la retta dottrina, dinanzi alla sola prospettiva che l’iniziativa del momento potesse in qualche modo contrapporsi a quanto, per implicito o esplicitamente, disposto da Roma, c’è sempre stato qualcuno che all’ultimo minuto è saltato giù lasciando gli altri in barca. E questa lettura, nel documento di cui parliamo, può davvero starci, dato che, inutile negarlo, molti Vescovi (e alcuni no, va detto) si sono fatti parte attiva a concorrere nella limitazione o addirittura nella negazione di quel diritto al culto che nell’appello viene rivendicato e, più in generale, nell’adeguarsi a quanto il mondo imponeva: ma è solo una delle possibili interpretazioni di un testo aperto, apertissimo, pure troppo.

Mi pare che l’idea di fondo all’Appello sia quella della crociata nella sua accezione migliore: persone anche molto diverse tra loro si incontrano e si schierano affiancate per un santo fine. Ma va rimarcato come chi promuove queste iniziative debba individuare obiettivi e presupposti con coerenza, chiarezza e rigore, avendo ben presenti chi saranno i destinatari e chi vi aderisca debba farlo con coerenza, chiarezza e rigore e avendo ben presenti chi saranno i suoi compagni di strada, in ispecial modo se è un religioso, in ispecial modo se è un Cardinale: perché ci sono persone che guardano a queste proposte e ai loro risultati, guardano a chi le appoggia e ai suoi comportamenti. Forse è proprio questa consapevolezza che spinge certi uomini di Chiesa a fare un passo avanti e due indietro, uno avanti e mezzo indietro, con gli effetti devastanti che però solo pochi vedono e colgono appieno nelle loro implicazioni. Se davvero sono in gioco questioni di dottrina, di morale, di sacramenti e religione, ebbene o ci si muove con coerenza, chiarezza e rigore, o è meglio starne fuori, è meglio il nulla.

Una persona di Chiesa di cui ho molta stima mi disse anni fa: “Attenzione, perché se il mondo moderno sta finendo nel nulla, anche chi difende la tradizione rischia di finire nel nulla”. Ho cercato di fare tesoro di quel monito ed ho sperato e spero e prego che, pur di fronte ai troppi minuetti cui abbiamo assistito negli ultimi anni, con tutto il codazzo di interpretazioni, chiarimenti, fantomatici ricatti, indiscrezioni, spifferi di sagrestia, addirittura telefonate registrate[2] ebbene resti un monito e non si riveli una profezia.


[1] http://veritasliberabitvos.info/appello/?fbclid=IwAR2kydUhFERl7lxdXRbGUJhkB_hisVEKDa9W4sqUwGSZHvJbYTu6XdwADZQ

[2] https://www.radiospada.org/2020/05/mons-vigano-accusa-il-card-sarah-grave-pregiudizio-alla-verita-il-pasticcio-dellappello/