Le opere teatrali di mons. Robert Hugh Benson

di Luca Fumagalli

Mons. Robert Hugh Benson, uno degli scrittori inglesi più stimati d’inizio Novecento, autore di quel capolavoro della narrativa religiosa che è Il Padrone del mondo, nel corso della sua breve ma prolifica carriera pubblicò pure quattro testi teatrali, purtroppo mai tradotti in italiano.

La passione di Benson per il palcoscenico era nata in gioventù, durante gli anni della scuola e dell’università. Oltre a scrivere senza sosta testi e copioni che regalava poi ai compagni affinché li completassero, amava improvvisare azioni sceniche divertenti. Ricoprì anche ruoli importanti come quello di membro del coro nella tragedia Ione di Euripide. Dopo l’ordinazione sacerdotale prese a organizzare spettacoli teatrali per i giovani della parrocchia di Cambridge: le scene e i costumi erano così perfetti che il suo gruppo arrivò a godere di una piccola celebrità. I ragazzi si esibivano in grandi case, sempre affollate, e gli spettatori giungevano da tutti i paesi vicini, alcuni addirittura da Londra.

In vista del Natale del 1905, il canonico Scott sfruttò i talenti del suo coadiutore per il bene della comunità, coinvolgendo Benson in un progetto teatrale rivolto agli adolescenti del convento di St. Mary. L’esito finale fu la messa in scena di un applauditissimo spettacolo dedicato alla nascita di Cristo, completo di costumi e scenografie. La partitura scenica di A Mystery Play in Honour of the Nativity of Our Lord venne pubblicata più tardi, nel 1908.

Tra i più accaniti lettori dei romanzi di Benson vi era l’anziano vescovo di Hexham e Newcastle, Thomas William Wilkinson, un convertito dei tempi di Newman. Wilkinson, presidente dell’Ushaw College – il più grande seminario cattolico del nord dell’Inghilterra – pregò il monsignore di scrivere un’opera teatrale per celebrare il centenario della fondazione dell’istituto: il risultato fu The Cost of a Crown (che uscì in volume nel 1910). Rappresentata a Ushaw nel luglio del 1908 davanti a una platea che comprendeva, in aggiunta agli studenti, l’arcivescovo Bourne e molti altri prelati inglesi, la pièce era stata musicata da W. Sewell, vice-organista della cattedrale di Westminster, e raccontava la vita del sacerdote John Boste, un martire del XVI secolo. Lo spettacolo, nonostante il grande divario temporale esistente tra i singoli atti, venne accolto con favore dall’esigente pubblico del seminario, ammaliato dall’ambientazione suggestiva.

Qualche anno dopo, in occasione della Pasqua del 1914, prima che il suo ultimo viaggio in America si concludesse, Benson fece mettere in scena The Maid of Orleans, incentrato sulla vita di San Giovanna D’Arco. Il testo – che era stato pubblicato nel 1911 – si rivelò difficile da rappresentare, in vari punti poco convincente. Tra l’altro, sempre negli Stati Uniti, il monsignore ebbe modo di vedere e apprezzare Magia, commedia a firma di G. K. Chesterton. Così scrive Joseph Pearce in Catholic Literary Giants: «Lo si poteva trovare regolarmente dietro le quinte durante le prove dello spettacolo. Benson era all’apice delle forze e della popolarità, e ci si sarebbe aspettati che avrebbe ottenuto un considerevole successo come drammaturgo se solo avesse voluto indirizzare i suoi talenti verso quella via. Ma non fu così».

L’ultima pièce teatrale del monsignore, The Upper Room, venne pubblicata postuma nel novembre del 1914. Si tratta di una semplice allegoria del sacrificio di Cristo, un parallelismo tra l’ultima cena e la crocifissione sul Golgota.

Benson tentò per tutta la vita, purtroppo senza fortuna, di proporre a vari impresari alcuni copioni tratti dai suoi libri più famosi: anche questo è un indizio di come il meglio della sua produzione risieda altrove, in particolare nei romanzi, e di come il giudizio di Pearce citato in precedenza sia, in tal senso, un po’ troppo ottimistico. Ciononostante la drammaturgia bensoniana non è del tutto priva di valore, anzi, alcune scene vantano intuizioni brillanti, dialoghi incisivi e un’atmosfera coinvolgente. Si tratta perciò di lavori che meritano comunque di essere letti, particolarmente indicati per la catechesi dei più piccoli.


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