Mettiamo la mascherina, ma a molti è caduta la maschera

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di Rosanna Raffaelli Ghedina

Già dalla dichiarazione dello stato di emergenza dell’ormai lontano 31 gennaio scorso, si sono snocciolate fino ad oggi verità scientifiche dalla precisione chirurgica, alternandosi ad altrettante contro-verità, che conosciamo in gergo come bufale o fake news, tanto per stordire la gente, confonderla e peggiorare la situazione di smarrimento e panico che il covid-19 si è portato appresso.

Con i nostri telefonini ne abbiamo lette di tutti i colori, di tutti i tipi, il tutto e il contrario di tutto, perché sono stati proprio loro, i responsabili, gli esperti, i consiglieri del ministro della sanità, a pontificare, ad affermare e smentirsi su mascherine, tamponi e altri protocolli. Per non parlare delle fantastiche teorie su come si è generato questo virus e da chi è stato diffuso…

Se facciamo slittare all’indietro la moviola del teatrino che governo civile e governo spirituale  giostrano sulle nostre teste e hanno bellamente messo in atto, ci accorgiamo che c’è da pensare che si siano presi gioco di noi, ritenuti popolo bue per il primo governo, e popolo di Dio per il secondo. Il quadro che si è svelato indica uno spaventoso pressapochismo con decisioni fatte, ritirate e riformulate, tanto per stordirci, condite con superficialità e irresponsabilità. Anche se alcuni di questi responsabili, vuoi anche titolati dell’OMS, insieme ai maggiorenti che ci governano, si sono appellati e scusati di essere stati travolti da uno tsunami, è gravissimo invece il fatto che tutti e due questi governi citati sopra, in nome della pandemia, abbiano minato e realmente “rapinato” il valore e il diritto più sacrosanto del cittadino, quello della libertà, diritto costituzionale inalienabile e non negoziabile, assolutamente!

A due mesi e mezzo dallo stretto ritiro a cui siamo stati obbligati, altro risultato gravissimo è che i rappresentanti politici e spirituali sono stati totalmente esautorati dalle decisioni che riguardano la vita, il lavoro, e l’andamento di ogni attività che ora si trova letteralmente strozzata fino a provocare fallimenti, chiusure, fame e disastri… La coda e l’assembramento, ci hanno informato, v’è solo davanti al Banco dei Pegni, purtroppo.

A sconcertare ulteriormente in questa situazione già penosa, c’è anche l’ascolto di un Papa che nelle sue omelie, parla e si preoccupa più della salute fisica, dell’ambiente, e di tutti i problemi materiali, ma mai, sembrerebbe, di quelli spirituali e della vita eterna. Ci ha dato infatti la cura giusta contro il virus, in cui lui e i suoi vescovi hanno creduto bene: prima chiese chiuse, poi si sono ravveduti e si sono limitati a lasciarci senza culto, senza Messe, senza Eucarestia, senza il cibo per l’anima, senza funerali, senza matrimoni, senza battesimi e sacramenti, insomma senza Gesù vivo e vero che ci cura e risolve ogni problema! Ci hanno tolto l’essenziale, ci hanno tolto il RISORTO! Tutto il resto, sono parole, parole, parole… Eppure questa decisione, questa cura, anche se veniva richiesta da qualcuno del governo, è stata accettata in pieno e voluta proprio dal vicario di Cristo e dai suoi vescovi che, guarda caso, vestono il rosso cardinalizio che dovrebbe essere simbolo di martirio. Ma quale martirio? Sono stati zitti, zitti, chiusi nei loro palazzi, al sicuro nel loro ritiro protetto, qualcuno avrà anche celebrato e noi… tutto il popolo di Dio, nella peste dei propri problemi senza poter ricorrere ad alimentarsi e pacificarsi, sanarsi con Gesù Eucaristico….

Cosa dirà Gesù? Ve lo siete mai chiesto? Io sì. E ho sentito una vocina interiore per cui la storia si ripete dopo 2000 anni… I suoi sacerdoti, gli attuali Caifa e Anna l’hanno crocifisso nuovamente… Ce l’hanno tolto, ce l’hanno proibito per tutta la quaresima, per Pasqua e ora anche nella fase 2. Un lockdown spirituale micidiale per i cattolici, voluto proprio dal vicario di Cristo e dai suoi vescovi che dovrebbero essere gli intermediari fra noi e Dio.

È la prima volta nella lunga e travagliata storia della Chiesa che si chiudono chiese e culti, che si proibiscono l’Eucarestia e i sacramenti per paura d’infettarsi. Non c’è stata peste, né spagnola, né altra sataneria che l’abbia deciso.

Ma cosa hanno pensato Conte e i suoi ministri, il vicario di Cristo e i suoi vescovi, che ci hanno ordinato due mesi e mezzo con Quaresima e Pasqua senza Messa e sacramenti? Che in Chiesa ci si infetta e al supermercato no? In chiesa sì e in tabaccheria no? In chiesa sì e all’ufficio postale no? E avanti così… ci fanno proprio pena queste teorie balorde… Il vero fatto è che non c’è più fede e, infatti, il Vangelo di Matteo riporta proprio Gesù che si chiede se, quando arriverà per la seconda volta, troverà ancora fede.

Con l’arrivo di maggio e della fase 2, tanto attesa per l’apertura di qualche attività in più, qualche vescovo si è svegliato finalmente e si sono sentite alcune lamentele (non tante per la verità). Alcuni vescovi hanno reclamato e si sono scandalizzati perché il governo non ha permesso l’apertura alle Messe con relativi accorgimenti e difese. Un misero bottino per una chiesa allacciata a doppia maglia ad una politica impedita a capire i bisogni dei figli di Dio. Solo funerali con 15 “congiunti”. Il commento del vicario di Cristo, alla Messa in S. Marta, mi ha lasciata basita: raccomando obbedienza alle disposizioni dei Decreti, la salute è più importante!

Chi ha sulla coscienza tutti quei morti che se ne sono andati in silenzio? Andati al Padre senza un saluto, senza un sorriso e un abbraccio dei loro cari, senza una preghiera, un aiuto al pentimento con la Grazia e una funzione religiosa? Sembrano essersene andati con un sinistro progetto di eutanasia involontario?  Chi ha voluto tali decisioni ne risponderà a Dio per la mancata salvezza delle anime. Forse per questo insidioso pensiero, e responsabilità che pesa, Conte ha fatto lo sforzo di permettere ora i funerali con 15 congiunti? Ma come si permette di fare questi calcoli?  Secondo lui 15 non si infettano e 18 o 20 si? Vede unzioni di virus e contagi proprio con il culto?  Proprio nelle chiese?

L’agitarsi di certi religiosi, adesso con la fase 2, mi ha fatto sorridere perché tutti dovrebbero sapere, e ancor più i vescovi e il vicario di Cristo, che il diritto canonico non sottostà ad altro diritto.

Anche il nostro diritto civile è sovrano e quindi i due sono regolati dal Concordato tra la Santa Sede e lo Stato italiano che riconosce alla Chiesa, come suo diritto nativo, la piena libertà e autonomia nello svolgimento del proprio Ministero, quindi celebrazione della Santa Messa e amministrazione dei Sacramenti sono come la propria espressione sociale e pubblica, nella quale non può interferire nessuna autorità, nemmeno quella ecclesiastica, perché nei sacramenti è veicolata la Grazia.

Quindi, caro Conte, giù le mani dalla Chiesa. Lo diciamo anche al vicario di Cristo in primis, ai vescovi e a tutti i sacerdoti che si sono appellati supinamente all’obbedienza cieca e ottusa per comodità, o meglio per interesse, per avere forse piaceri politici? Infatti, si sa della scandalosa spartizione di fondi pubblici destinati all’ospitalità degli immigrati clandestini, di cui papa Francesco e la CEI sono [indiretti, ndr] beneficiari e strenui sostenitori, fino al punto di diventare un grave conflitto d’interessi, dietro al quale si nascondono molteplici silenzi della CEI, compreso questo grave comportamento di svilire il diritto canonico, privandolo della sua autorità a scapito della salvezza del popolo di Dio in clima di pandemia. Il giorno dopo la decisione di Conte di non aprire al culto, infatti, su La Verità in un articolo, il cardinale Bassetti reclamava le aspettative per equiparare la scuola privata (confessionale) a quella pubblica.

A differenza dell’iniziale decisione di chiusura al culto, accettata per lo più da tutto il clero, o almeno così si è manifestato, ora molti parroci e vescovi si sono lamentati.  Sconcerta il comunicato diramato la sera di domenica 26 aprile del Presidente CEI, cardinale Bassetti, che dopo poche ore l’omelia del mattino seguente in S. Marta sconfessa la CEI con l’invito ai fedeli e ai sacerdoti ad un’obbedienza alle disposizioni di Governo. Lo sconcerto è ancora più scandaloso perché è un ordine a obbedire indebitamente, violando le coscienze, ad un’azione deleteria per la salute della propria anima.

La gravissima ingiustizia di non riaprire al culto nella fase 2, non tutelata dagli stessi vertici della Chiesa che ha privato il popolo di Dio del cibo santo e salvifico del Risorto, ha ripetuto dopo 2000 anni la crocifissione dell’Innocente.  Ci sarà un vescovo, un Gamaliele, rinsavito all’ultimo momento, che pontifica e decide giustamente nella propria Diocesi?

A questo proposito, l’unico ad essersi sempre espresso con coraggio è stato l’arcivescovo Viganò, chiarendo che non spetta al Primo Ministro autorizzare l’accesso alle chiese, né tantomeno legiferare su cosa possa fare il fedele o il Ministro del culto. Viganò ha ancora precisato, a scanso di equivoci, che la Conferenza Episcopale non ha alcuna autorità sui Vescovi, i quali hanno piena giurisdizione nella propria Diocesi, in unione con la Sede Apostolica. Da ciò si capisce quanto la CEI, nel suo comportamento, sia stata così accondiscendente da essere succube nei riguardi del Governo italiano. Già dall’inizio del lockdown per il coronavirus, i Vescovi non dovevano sottostare a un organismo senza giurisdizione per decidere come comportarsi. Questo, infatti, non è mai successo nella storia della Chiesa. La saggezza e prudenza dello Spirito Santo non sono state invocate per garantire ai fedeli i Sacramenti e la celebrazione della Messa? Ora, almeno per la fase di cura 2, “agiscano così i vescovi per riaprire al culto della S. Messa e dei Sacramenti con la propria autorità, senza subire pressioni  dalla CEI, né tantomeno dallo Stato, la cui autorità – ha ribadito Sua Eminenza Viganò – finisce davanti al sagrato delle nostre chiese, e lì deve fermarsi”. Così sarà onorata la libertà e sovranità della Chiesa e del diritto canonico che tale è anche davanti ad una scusa di presunta epidemia.

Questo periodo di isolamento e cura antivirus è stato e continua ad essere un periodo prezioso di privazione e di arricchimento in un certo senso, se si fa tesoro dei misteri e rivelazioni incontrate strada facendo. Mettiamo obbligatoriamente la mascherina per evitare il virus, ma impariamo a vedere dove sono cadute le maschere a quanti si prestano a lapidarci nella loro scriteriata onnipotenza, disposti a privarci della libertà, a lanciare anatemi ingiustificati seminando panico, creando crisi economiche e spirituali. Alla fine abbiamo anche visto e riconosciuto, senza maschera, anche se l’indossavano, i veri paladini del Bene, del bene degli altri, firmati con abnegazione, generosità e bontà gratuita. Non trattiamoli da eroi, altrimenti li allontaniamo dall’essere nostro esempio.

Così sia.

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