di Massimo Micaletti

Nel 1986 Honda inizia ad accarezzare l’idea di costruire una vera granturismo giapponese, qualcosa che abbia nel mirino Porsche e, addirittura, Ferrari. Gli ingeneri giapponesi, però, sono ben consapevoli che Ferrari è irraggiungibile, perlomeno con un colpo diretto, sicché arrivano per gradi a un vero distillato di carattere, tecnologia ed eleganza come solo il Sol Levante può produrre.

Con la consulenza stellare di Ayrton senna per telaio e sospensioni, la struttura tutta in alluminio leggerissimo e rigido, il propulsore V6 3.0 24 valvole ad alzata variabile (il VTEC system) e (primo al mondo) con acceleratore elettronico, alla sua presentazione, nel 1989, la NSX ambisce a diventare la GT perfetta: da usare tutti i giorni ma capace di prestazioni elevate.

La linea rifugge dalle tentazioni “spaziali” che da sempre affliggono il design giapponese ed è aggraziata ed affilata, pur a fronte di una indubbia presenza scenica: non riempie la strada come una Ferrari, non lascia a bocca aperta come una Lamborghini, non incute timore come una Porsche, ma le teste si girano eccome.

La NSX, al debutto, sviluppa 277 cavalli e tocca i 280Kmh, coprendo lo 0-100 in 5,2 secondi ma quel che più impressiona all’epoca è il rigore del telaio che consente queste prestazioni con un senso di assoluta sicurezza e facilità di guida. La leggerezza della vettura fa il resto e la pone a un livello dinamico pari, se non superiore, alle vetture di Maranello.

Ma è una giapponese e quando si parla di auto giapponesi, si sa, molti storcono il naso: manca il blasone, manca la classe, manca la personalità, sono meno esclusive. Anche i più scettici, però, fanno eccezione per la NSX: sviluppata, negli anni, in successive versioni sempre più raffinate e potenti fino alla cessazione della produzione nel 2005, questa superba automobile si è rivelata una delle declinazioni più felici del concetto di moderna granturismo.