di Massimo Micaletti

Costruita in un unico esemplare, la R390 fu regolarmente omologata, con l’intento di produrla in serie (per modo di dire) e venderla al modico prezzo di un milione di dollari, tasse escluse. Questo però non accadde mai, sicchĂ© mentre la R390 da corsa, allestita in piĂą esemplari, calcava le piste di mezzo mondo, la sola R390 stradale veniva confinata alla sede generale della Nissan, in Giappone, dove si trova tuttora.

Ma non sarebbe esatto dire che questa superba automobile non abbia avuto alcun seguito: dal suo propulsore, V8 biturbo di 3500cc, sviluppato in Inghilterra da Tom Walkinshaw sulla base di una unità Nissan dei primi Anni 90, è derivato, per opera dello stesso Walkinshaw, il motore che ancor oggi equipaggia le sportive McLaren.

QuestoTom era un vero furbetto: infatti nel progetto della R390 aveva ripreso pari pari la cellula abitacolo della Jaguar XJR15, che aveva concepito per Jaguar poco prima. La coda e il muso, con le relative sospensioni, però, erano del tutto originali. In soldoni, la R390 aveva l’abitacolo della XJR15 e il motore delle future McLaren: il concetto di esclusiva del progetto è abbastanza relativo quando si parla di British engineering!

La linea è di Ian Callum, anch’egli inglese e padre di tutte le Jaguar e le Aston Martin dal 1997. Ma anche da questo punto di vista la vita di questa “povera” supercar è stata piuttosto complicata: Callum infatti l’aveva originariamente disegnata con un muso diverso e una coda piĂą corta e l’unico esemplare stradale ero stato costruito così, in un bel rosso. In seguito però il muso fu ripensato e la parte posteriore fu allungata e chiusa con uno spoiler lĂ  ove invece la precedente coda corta aveva un alettone: l’auto fu quindi smontata e riassemblata con i pezzi ridisegnati e colorata in blu. La Nissan R390GT assunse così l’aspetto attuale, molto aggraziato e pulito se si considera che stiamo pur sempre parlando della versione stradale di una macchina da corsa da 558 cavalli per 1.029 chili.