2 giugno 1929 : Don Bosco Beato

Don Bosco veniva beatificato da Pio XI il 2 giugno 1929. Il Bollettino Salesiano nel numero di luglio dello stesso anno ne descriveva le cerimonie con la cronaca che di seguito riprendiamo.

[foto da qui]

Le feste svoltesi a Roma e a Torino in onore del Beato Don Bosco, riuscirono splendidissime, oltre ogni previsione. Nessun incidente spiacevole turbò la gioconda serenità delle varie manifestazioni malgrado vi partecipasse una folla enorme, convenuta da ogni regione del mondo. Riassumendo ora la cronaca delle memorande giornate, rileviamo un fatto indiscutibile: Roma e Torino hanno in stupenda gara, vibrando del più puro entusiasmo, esaltato il beato Don Bosco con un’apoteosi commovente, rivelando ancora una volta all’Italia e al mondo quanto sia venerato e amato Don Bosco.

Il 2 giugno.
Approssimandosi la fausta data, i giornali hanno segnalato l’affluire dei pellegrini, dei divoti e ammiratori del Beato in Roma, numerosisimi, provenienti da tutte le regioni, pieni di entusiasmo. Ricordiamo il grande pellegrinaggio piemontese, guidato dall’Arcivescovo di Torino, S. Em. il Card. Gamba – quelli del Napoletano, della Sicilia, della Lombardia, delle Marche, della Sardegna, ecc. – e quelli esteri del Belgio, della Spagna, della Francia, Inghilterra, Polonia, America, ecc. L’arrivo a Roma del Sig. D. Rinaldi diede luogo ad un’entusiastica accoglienza da parte di notabilità, allievi ed ex allievi: quello dell’Em.mo Card. Hlond – giuntovi in aeroplano da Varsavia – fu motivo di simpatici rilievi della stampa che ammirò il coraggio (è uno dei pochi Porporati che ha viaggiato in aeroplano) e più che tutto l’affetto per Don Bosco che lo indusse a scegliere tale mezzo di trasporto per non mancare alla glorificazione del Padre. Dovremmo ricordare le alte personalità del Clero e del laicato che parteciparono alle feste di Roma, ma ce ne dispensiamo pensando che una lunga lista di nomi riesce piuttosto stucchevole. Non possiamo tuttavia tacere alcuni nomi: quello del Senatore Paolo Boselli, sempre ardente ammiratore dell’opera di Don Bosco; del Podestà di Torino, Conte Paolo Thaon di Revel, che nobilmente volle rappresentare la città in cui l’opera di D. Bosco nacque e si svolse rigogliosa; e del Senatore Conte Rebaudengo, tanto noto ai nostri Cooperatori. Aggiungiamo ancora un altro nome: D. Francesia, che nella floridezza dei suoi 91 anno assistette al trionfo del padre amato. Egli in un lontano giorno del 1867, avendo accompagnato a Roma D. Bosco, potè assistere ad una beatificazione in S. Pietro, e informandone preventivamente quei dell’Oratorio di Torino, scriveva: «… andrò a vedere quello che avranno forse a vedere i nostri nepoti di una persona che noi conosciamo benissimo (alludeva a Don Bosco). Ancorchè desideri vederla io stesso, non invidio però tale consolazione ai posteri. A loro la festa, a noi la persona; a loro la storia, a noi le sue stesse azioni e parole». Dio gli riserbò questa dolcissima consolazione di assistere ancor egli alla festa e cantare in bei versi il trionfo di Don Bosco.

Nella Basilica Vaticana.
La Basilica presentava il 2 giugno un aspetto imponentissimo, gremita com’era da tante migliaia di persone, e rivestita di addobbi nell’abside. In fondo all’abside molteplici giri di lampadari a luce elettrica circondavano la raggiera che è cornice al quadro detto «La gloria», nel quale si ammira il Beato, genuflesso sulle nubi, mentre solleva lo sguardo al Cielo, cui si avvia; ha le braccia conserte e l’aspetto orante; nella parte inferiore è un angelo che sorregge un giglio; nella parte superiore un angelo orante. Altri lampadari, erano disposti in giro al grande arcone e lungo le colonne: in totale circa 250 lampadari con ciascuno da 6 a 40 candele, senza contare quelle dei cornocopi e delle antefisse. Ai lati dell’abside erano state costruite le tribune e vari recinti destinati agli Istituti maschili e femminili, ai pellegrinaggi e alle persone munite di speciale biglietto. Ai lati erano state situate le cantorie. Sotto le due logge laterali di S. Elena e della Veronica erano collocati i due stendardi rappresentanti i miracoli approvati per la Beatificazione. Uno rappresentava quello operato a favore di Suor Provina Negro delle Suore di Maria Ausiliatrice: l’altro rappresentava quello operato a favore della signorina Teresa Callegari. Nel portico, sopra l’ingresso principale della Basilica, era stato posto un quadro rappresentante il Beato Bosco portato in trionfo da un gruppo di allegri giovanetti suoi allievi; Don Bosco è seduto su di un seggiolone, e sullo sfondo si disegna la campagna piemontese. Il quadro di bellissimo effetto, portava la seguente scritta: Sorreggono sulle loro spalle con festose acclamazioni il sacerdote Giovanni Bosco i giovani esultanti e animati da un unico amore. Un altro stendardo pendeva sotto la loggia soprastante l’ingresso principale esterno della Basilica: rappresentava la glorificazione di Don Bosco. Il Beato, in mezzo ad una miriade di luci, sale in Cielo; tra le nubi emergono tre belle figure di Angeli; in basso si vedono la Basilica del Sacro Cuore in Roma e quella di Maria SS. Ausiliatrice in Torino. E recava la scritta: Entrando nel tempio venera Don Bosco Giovanni, che Pio XI regnante nella Città santa, inscrisse ritualmente nel fasto dei Santi. Prega affinché liberi la gioventù dal maligno nemico e protegga l’Italia, la quale tornata a Cristo dia all’immortale Re il dovuto onore.

Il solenne “Te Deum”.
Alle ore 10, dalla sagrestia della basilica si muove il corteo cui partecipano i seminari romani maggiori e minori, il clero della basilica, il Capitolo al completo, il celebrante mons. Antonio Valbonesi, arcivescovo di Menfi, assistito da due canonici. Segue immediatamente, in mozzetta rossa il card. Merry del Val, arciprete, con la sua corte, anch’egli tra due canonici. A breve distanza seguono il cardinale Camillo Laurenti, prefetto dei riti, con i porporati e i prelati componenti la Congregazione, il postulatore della causa don Tomasetti. Quando tutti si sono sistemati ai rispettivi posti il segretario della Congregazione mons. Mariani, accompagnato da don Tomasetti, si presenta dinanzi al cardinale prefetto dei riti, e quindi al cardinale arciprete della basilica per chiedere il permesso di far leggere il Breve Apostolico di beatificazione, col quale don Bosco viene iscritto nel numero dei Beati. Ottenuta l’autorizzazione, mons. Barnabei, canonico della Basilica, sale su di un pulpito per leggere l’atto pontificale. Il documento pontificio premette che Iddio è ammirabile nei suoi Santi i quali continuano le loro opere per la sua gloria e la salvezza delle anime mentre vivono su questa terra. A questi eletti Dio dà la forza e la virtù di superare tutte le difficoltà. Ciò si verificò anche in Giovanni Bosco fondatore della Congregazione salesiana. Quindi viene a tessere la vita del nuovo Beato mettendo in rilievo le virtù ad edificazione di tutti. Ricorda poi il suo ingresso nel Collegio ecclesiastico di Torino essendo rettore don Cafasso e sotto quel sant’uomo, elevato dall’attuale Pontefice all’onore dei Beati, l’attività svolta da don Bosco nel suo sacro ministero presso gli asili e le carceri sino a che nel 1841 fondò il suo primo oratorio, che nel 1846 fu trasferito a Valdocco, e aiutato efficacemente dall’arcivescovo di Torino e dalla protezione di Re Carlo Alberto. Il Breve parla quindi dello sviluppo preso dall’oratorio dal quale ne seguirono tanti altri. Le virtù di don Bosco gli valsero il titolo di Santo mentre era ancora in vita ed ora, dopo le varie fasi della causa di beatificazione, il 21 aprile fu decretato di essere posto tra i Beati. Il documento termina annunciando che il Papa concede di poter celebrare le messe del Beato e recitare l’Ufficio a tutti i componenti la Congregazione salesiana e all’Archidiocesi di Torino. Il momento è particolarmente solenne. Tutti gli occhi sono fissi all’alto della «Gloria» berniniana. Ad un cenno cade la tenda e appare, circonfusa da migliaia di luci, la figura del grande apostolo. Tutto intorno l’abside si illumina di miriadi di lampadine. Il pubblico, commosso, cade in ginocchio e da lungi si ode il suono delle campane di tutte le chiese che annunciano all’Urbe la elevazione di don Bosco all’onore degli altari. Una viva emozione si legge su tutti i volti. Nella basilica gremita da oltre centomila persone, esplode un entusiastico applauso. Scriveva L’Osservatore Romano del 4 giugno: Raramente la Basilica Vaticana ha udito una simile esplosione di gioia viva e prorompente come quella che sgorgò da ogni cuore, all’apparire della nuova visione, immagine soltanto del tripudio degli angeli e dei giusti intorno al Beato comprensore dell’altra gloria, quella senza fine, quella celeste. All’acclamazione seguì l’inno del ringraziamento intonato dal celebrante: Te Deum laudamus. Migliaia di voci risposero con un solo grido di fede e di gioia. Terminato il canto dell’inno Ambrosiano, Mons. Valbonesi incensava l’immagine del nuovo Beato, e assunti quindi i sacri paramenti, pontificava solennemente la Messa. Nel frattempo venivano distribuite le immagini e il compendio della vita del Beato, dirigendone la distribuzione il cav. Valorani, della S. Congregazione dei Riti, ed effettuandola alcuni sacerdoti della Pia Società Salesiana.

La cerimonia del pomeriggio.
Consisteva nella visita che il S. Padre avrebbe fatto alle reliquie del Beato nella Basilica. Per la circostanza non si poteva accedere in S. Pietro che muniti di speciali biglietti: eppure il tempio era gremito fino all’inverosimile e fuori ne rimasero quasi altrettanti. Alle 18, dal ripiano detto di Costantino, nel portico della basilica, cominciano a giungere i cardinali in abito rosso di seta, con rocchetto, mantelletta, mozzetta e croce, sorretta da un cordone rosso-oro. Il Pontefice, lasciati gli appartamenti privati, accompagnato dalla sua nobile Corte, preceduto e seguito dalla guardia svizzera, contornato dalla guardia nobile, per le sale ducale e reggia, scende fino al portico dove lo attende la sedia gestatoria. Ossequiato da tutti i cardinali, sale sulla sedia che, a un ordine del decano di sala, viene sollevata. Il corteo pontificio fa il suo ingresso nella basilica. Non è possibile descrivere l’entusiasmo da cui è trasportata la folla quando il Pontefice appare, mentre le trombe d’argento dalla loggia interna intonano la marcia trionfale del Silveri e le campane osannano. Le grida raggiungono il delirio. Si inneggia al Papa della conciliazione, all’esaltatore di Don Bosco. Migliaia di fazzoletti si agitano su quella massa di popolo. Pio XI non si stanca di benedire con larghi gesti dall’alto della sedia gestatoria; il suo volto è pallido per la profonda emozione e i suoi occhi si fermano di quando in quando sulla folla esultante con sguardo paterno. La manifestazione accompagna il Pontefice fino all’abside e si intensifica quando il coro della Cappella Giulia intona il Tu es Petrus. Il Pontefice, sceso dalla sedia gestatoria, accompagnato dalla Corte, si appressa all’altare per incensare il Sacramento con il turibolo che gli viene presentato dal cardinale Merry del Val, primo dell’Ordine dei Preti. Quindi si reca presso il faldistorio, dove si inginocchia. I cantori intonano l’inno dei confessori e il Tantum ergo. Mons. D’Aquino Corréa, salesiano, vescovo di Cuyabà, nel Brasile, impartisce la benedizione eucaristica. Dopo la benedizione, il Rettore Maggiore dei Salesiani accompagnato dal Postulatore don Tomasetti si è avvicinato al Papa e gli ha consegnato i doni tradizionali, cioè il reliquario, la vita, l’immagine dipinta su seta e un grandioso mazzo di fiori artificiali. Il reliquiario è un accurato lavoro in cesello del prof. Galli. Nella parte superiore ha una riproduzione del gruppo superiore del monumento a Don Bosco che sorge a Torino innanzi alla Basilica di Maria Ausiliatrice; misura 47 centimetri di altezza; è d’argento, e le parti ornamentali sono di metallo dorato. Il gruppo poggia su di un doppio basamento. Il basamento in piano è quadrato; i lati hanno eleganti scorniciature, formanti rettangoli, ove, in lastrine d’argento cesellate, sono riprodotte la Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino, la Basilica del Sacro Cuore al Castro Pretorio di Roma, ed ai lati, due gruppi che rappresentano gli allievi di Don Bosco: uno rappresenta una schiera di fanciulli con un religioso salesiano, l’altro un gruppo di fanciulle con una suora di Maria Ausiliatrice. Al secondo piano del basamento, a forma piramidale tronca, sono riportati gli stemmi del Sommo Pontefice Pio XI e della Pia Società Salesiana in mezzo a testine di serafini con intrecci di gigli e rose, simboli della purità e della carità, e intrecci di quercia simboli di fortezza. Vi è poi riprodotta la casa ove Don Bosco nacque ed il primo sogno del nuovo Beato. Serafini con turiboli completano la splendida ornamentazione, che è accompagnata anche da una scritta che ricorda l’avvenimento della Beatificazione. Nella parte anteriore; sotto il gruppo è un piccolo vano ovale, che custodisce la teca, nella quale è racchiusa la reliquia. Unitamente al reliquiario veniva offerto a Sua Santità il tradizionale bouquet di fiori artificiali, le immagini e le vite del Beato riccamente rilegate in «amoire» e marocchino bianco. Il Santo Padre nel gradire i doni si intratteneva alquanto con gli offerenti, i quali presentavano poi alla Santità Sua il Podestà di Torino conte Thaon di Revel, e il senatore conte Rebaudengo, Presidente generale dei Cooperatoti Salesiani; poi il Papa ha voluto vedere il venerato don Francesia, che conosce da lunga pezza, ed al quale ha rivolto parole di viva cordialità. Quindi Pio XI sale nuovamente in sedia gestatoria e il corteo si ricompone. Si ripete, se possibile, ancor più entusiastica la manifestazione. E quasi notte quando la folla si riversa sulla piazza per assistere al meraviglioso spettacolo dell’illuminazione della cupola.


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