[DA LEGGERE] L’opera di Wilhelm von Ketteler vescovo di Magonza agli albori del pensiero sociale della Chiesa

Sintesi della 601° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano , non tenuta in seguito alla chiusura dell’Ateneo causa epidemia di coronavirus. e postata nella vigilia di Sant’Antonio da Padova. Relatore: Silvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso).

Nel 1811 la cittadina tedesca di Munster diede i natali a Wilhelm von Ketteler, barone di Ketteler, vescovo di Magonza, politico e acutissimo teologo, particolarmente dotto sulla problematica cattolica sociale già “in nuce” nella Summa teologica di San Tommaso d’Aquino (fu proprio a partire da una riflessione e corretta comprensione del rapporto tra legge divina, naturale-morale e positiva nel tomismo che avrebbe elaborato il suo pensiero cristiano sociale).

La formazione teologica avvenne presso le università di Gottinga, Berlino ed Heidelberg, ove la vasta erudizione nel campo della teologia morale ben presto si sarebbe tradotta in azione. Wilhelm von Ketteler infatti fu un vescovo cattolico costantemente in azione, non si accontentò semplicemente di criticare la civiltà liberal-capitalista del tempo nelle sue contraddizioni, ma volle elaborare teorie sociali economiche da sperimentare sul terreno. Oltre che vescovo di Magonza e barone di Ketteler, fu politico particolarmente attivo nel centro germanico(1), uno dei partiti cristiano-sociali particolarmente antagonista rispetto l’assolutismo e il centralismo soffocanti che permeavano la politica del Bismarck.

Wilhelm von Ketteler , a tal punto come vescovo e come esponente del partito cristiano-sociale del centro germanico, ha dato anima e corpo per la “questione operaia” da meritarsi l’appellativo di “vescovo sociale”. “La questione operaia e il cristianesimo”, a ragione considerata la sua principale opera, fu scritta nel 1864, pochi anni prima che Karl Marx scrivesse il “Capitale”, quattordici anni prima dell’enciclica di papa Leone XIII “Quod apostolici muneris” che risale al 28 dicembre 1878; è un’ opera che contiene in nuce i principali punti del pensiero sociale cattolico che di lì a poco papa Leone XIII avrebbe elaborato, per quanto riguarda categorie quali “profitto”, “capitale”, ” persona” , “proprietà” e “bene comune”. È d’ uopo non ridurre né l’ enciclica “Quod apostolici muneris”, né la concezione di Von Ketteler ad una generica quanto incerta “terza via” alternativa al liberismo e al collettivismo, sarebbe un approccio superficiale e riduttivo, in quanto in entrambi i casi si tratta di impostazioni originali e dinamiche.

La civiltà industriale dell’800′, nata in Inghilterra e sviluppatasi a gran velocità nei paesi di cultura anglosassone, molto più lentamente in quelli mediterranei, presentava drammatiche contraddizioni e sperequazioni sociali: in seguito all’introduzione delle macchine e della catena di montaggio nelle fabbriche (che avevano soppiantato le botteghe artigianali, a guisa di come il pesce grosso divora quello piccolo) si era determinata la spersonalizzazione e disumanizzazione del lavoro, a parte i ritmi e gli orari massacranti, l’operaio non era artefice o soggetto primo della produzione; a differenza dell’artigiano, del fabbro, del falegname, che avevano, prima che la rivoluzione industriale sostituisse al lavoro artigianale quello automatizzato, tutte le fasi della produzione nelle proprie mani, da quella iniziale al prodotto finito, l’operaio non era che un ingranaggio tra molti altri della stessa catena di montaggio.

La borghesia industriale aveva declassato la piccola borghesia di fabbri, fittavoli, artigiani, bottegai e costoro avevano finito per ingrossare le fila del proletariato industriale. Von Ketteler denunciò indefessamente questa civiltà capitalistica, esclusivamente volta al profitto; “la grandezza del successo non eclissa la grandezza dell’iniquità” ,” è fondamentale principio individuale e sociale che non debba farsi il male per conseguire il bene” ebbe a dire nel 1867, con buona pace dei benpensanti che lo accusavano di demagogia e populismo.

Con l’esito di sperequazioni sociali macroscopiche, la civiltà industriale capitalista aveva precisamente smentito la teoria liberista classica di Adam Smith, secondo cui la natura “egoista” stessa dell’individuo sarebbe la molla che determina il benessere collettivo, promuovendo ciascuno la libera iniziativa, per una sorta di “deus ex machina” o di “armonia cosmica” (corrispettivo della metafisica armonia prestabilita del Leibniz), si acquisirebbe l’utilità sociale come sommatoria degli utili individuali.

Nondimeno, il dramma di proletari e sottoproletari era lì a dimostrare due punti; in primo luogo, la libera concorrenza non regolamentata da correttivi statali, lungi dal promuovere il bene comune, avrebbe portato al consolidamento di monopoli di ricchezza, o nella migliore delle ipotesi di oligopoli, una cospicua percentuale di lavoratori subordinati sarebbe stata declassata in condizione di miseria; in secondo luogo, il concetto di “proprietà” si era rivelato irriducibile a quelli di “concorrenza” e “capitalismo”; nella civiltà industriale ottocentesca le grosse fabbriche dissolvono le piccole attività, come grossi pesci voraci che divorano quelli piccoli indifesi (è proprio il caso di ripetere la suggestiva metafora ittica) e la condizione di grosse sacche di popolazione piombate nell’indigenza materiale e spirituale contraddice il pensiero svolto da papa Leone XIII nell’Enciclica Quod apostolici muneris, secondo cui l’ “uguaglianza degli uomini risiede nel fatto che avendo la stessa natura, sono chiamati alla medesima eminente dignità di figli di Dio”.

Il socialismo reale scientifico teorizzato da Karl Marx nel “Manifesto del partito comunista” e nel “Capitale” era sorto come contraddizione in seno al liberismo stesso, di cui non era che un prodotto. Liberismo capitalista e comunismo si configurano in qualche modo come “fratelli acerrimi nemici”, dal momento che il loro comun denominatore è l’esaltazione del progresso e della civiltà delle macchine, la visione materialista dell’esistenza, l’annichilimento della dimensione spirituale. Ammesso che taluni socialisti abbiano voluto rivendicare l’istanza giusnaturalista di una maggior giustizia sociale, secondo il vescovo di Magonza, detta istanza perde qualsiasi valenza nell’orizzonte materialista e sensista del socialismo, segnatamente nella sua versione di socialismo reale scientifico. L’ esito della dottrina socialista è non già una più equa ripartizione sociale della ricchezza, bensì l’annacquamento del concetto stesso di persona, il suo annichilamento nella materia sociale (la coscienza è sempre prodotto della materia sociale per Karl Marx) . Wilhelm von Ketteler critica altresì l’ opzione socialista per il dirigismo statalista accentratore, per la burocrazia statale elefantiaca che questa teorizzazione comporta. L

In parole semplici, il collettivismo prometteva “proprietà per nessuno” e concentrazione delle ricchezze nelle mani di un’élite di funzionari burocrati, invece il pensiero sociale cattolico di Von Ketteler proclamava la subordinazione del capitale al lavoro, il principio della partecipazione degli operai agli utili d’azienda e l’opportunità’ di un progressivo miglioramento della loro condizione sino a sollevarsi dallo status di salariati a quello di proprietari (ciò che si evince dalla lettera che il vescovo di Magonza inviò al Lassalle).

La “Questione operaia e il cristianesimo”, pietra miliare del pensiero sociale cattolico, come già accennato, venne scritta nel 1864 e il fatto che l ‘unica traduzione in italiano sia rimasta per lungo tempo quella risalente al 1870 (!!), ha reso di non facile reperibilità un’ opera introduttiva per eccellenza al pensiero sociale della Chiesa; recentemente, grazie al benemerito contributo del Centro Studi “Igino Giordani” (2), è stato possibile divulgarne un’ dizione aggiornata; nonostante questo, tuttora non è facile reperire l’opera e ,ad esempio, nelle biblioteche non vi è traccia di essa.

Alla difficile reperibilità dell’importantissima opera di Von Ketteler, si aggiunge il fatto che la pubblicistica cattolica modernista post conciliare è certo refrattaria a divulgare il pensiero di questo geniale maestro del cattolicesimo tradizionale sociale dell’ 800′, troppo frettolosamente catalogato nella temperie dell’oscurantismo e assolutismo clericale ottocentesco. Tuttora giudizi storiografici affrettati o condizionati da pregiudizi ideologici prevalgono purtroppo sullo sforzo di una interpretazione oggettiva della concezione di Wilhelm von Ketteler; ora si confonde la sua mistica opera d’ azione contro le sperequazioni sociali, il suo appello alle istituzioni statali a prendersi cura della “questione operaia” con una impostazione demagogica o grettamente statalista, ora si considera il vescovo di Magonza una delle tante voci dell’800′ clericale assolutista, in ogni caso si tratta di superficiali valutazioni che non fanno luce sulla portata della sua visione; le battaglie culturali e militanti della nostra comunità devono ricalcare le sue…la sua voce tuonante contro l’ideologia liberale, oppressiva della libertà della Chiesa apostolica romana, la sollecitudine a dar voce a “coloro che non avevano voce”, oppressi, sfruttati e diseredati, infine la sua indefessa lotta per il Papato e l’infallibilità pontificia, vera tutrice della centralità della persona oltre che delle autonomie locali o nazionali, contro ogni statolatria. Grazie!

(1) il partito di Centro tedesco, altrimenti noto come Zentrum, nacque in Germania nel 1871, con una netta ispirazione cattolica, si segnalo’ per le campagne numerose volte a difendere i diritti della minoranza cattolica, conculcati dal cancelliere Bismarck in seguito alla proclamazione del Kulturkampf. È d’ uopo rimarcare che alcuni suoi esponenti, come il barone di Ketteler stesso e il Windthorst si erano dedicati alla politica ben prima della nascita dello stesso partito; conducendo battaglie a salvaguardia delle autonomie locali ed etniche contro ogni forma di assolutismo accentratore

(2) Igino Giordani fu giornalista e politico italiano, nonché uno dei fondatori del movimento dei Focolari di Chiara Lubich, scomparso nel 1980; aldilà della sua adesione al “concilio vaticano secondo”è doveroso segnalare la sua paziente opera di ricostruzione e divulgazione della concezione di Wilhelm von Ketteler

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