I romanzi dimenticati di mons. Robert Hugh Benson (seconda parte)

di Luca Fumagalli

Continua in questo secondo e ultimo articolo la storia dei romanzi “dimenticati” di mons. R. H. Benson, piccoli grandi capolavori che non sono più pubblicati in Italia da decenni o che ancora attendono una traduzione nella nostra amata lingua. Per chi si fosse perso il primo articolo: https://www.radiospada.org/2020/06/i-romanzi-dimenticati-di-mons-robert-hugh-benson/

… A Winnowing è un volume cupo, scritto e pubblicato nel 1910. Il titolo allude a una metafora di derivazione evangelica che parla della separazione tra i beati e i peccatori.

Il racconto – caratterizzato da uno stile alla P. G. Wodehouse e da un humor nero simile a quello impiegato da Evelyn Waugh ne Il caro estinto – si apre con la morte di Jack Weston, un giovane possidente terriero. Dopo essere miracolosamente ritornato in vita, quest’ultimo abbandona ogni vezzo mondano per dedicarsi completamente a Dio attraverso la preghiera, i sacramenti e le opere di carità (arriva addirittura a far costruire un convento per accogliere delle povere suore clarisse). Anche la moglie Mary torna alla pratica religiosa, giusto in tempo per vedere il marito perdere poco alla volta lo zelo iniziale fino alla sconforto e alla seconda e definitiva morte. Alla vedova, ora attratta da quella vita contemplativa che un tempo detestava, non resta che farsi suora.

Secondo Greaney, A Winnowing ricorda come «la vita senza la morte, o anche solo senza uno scopo, […] sia, in ultima istanza, priva di significato». Quando piccoli uomini affrontano grandi imprevisti, sono in pochi quelli che, in virtù della perseveranza, riescono infine a riconciliarsi con Dio passando attraverso le strette e dolorose maglie della vita.

Dello stesso anno è anche None Other Gods. Incentrato sulle difficoltà del post-conversione, il romanzo – pubblicato in Italia nel 1950 dall’Istituto di Propaganda Libraria col titolo Il baronetto vagabondo – vanta una straordinaria forza drammatica.

Protagonista è Frank Guiseley, figlio cadetto del marchese di Talghat, da qualche giorno laureato in giurisprudenza al Trinity College di Cambridge. È un tipo gioviale ed è famoso in tutto l’istituto per i suoi scherzi. Improvvisamente, un mattino, annuncia all’amico Jack Kirby – che nella finzione letteraria è colui che fornisce il materiale del racconto all’autore – di essere diventato cattolico e, a seguito del ripudio paterno, di aver deciso di vendere i mobili della sua stanza, di abbandonare la promessa sposa Jenny Launton e di girare per qualche tempo l’Inghilterra da vagabondo. Ricevuta la notizia della sua fuga dall’università, il padre e il fratello Archie disapprovano fortemente il gesto, sollevati però dalla speranza che il ragazzo, scoperto quanto sia dura la vita di strada, possa tornare a casa dopo pochi giorni. Intanto Frank recupera qualche soldo compiendo lavoretti saltuari e sembra cavarsela piuttosto bene nei panni del vagabondo. Si fa però largo in lui una certa apatia religiosa, come se l’entusiasmo del novizio si fosse esaurito. Dopo qualche settimana incontra due senzatetto, il Maggiore Truscott e Gertie. Da questo momento le avventure si susseguiranno a ritmo incalzante in una costante alternanza di dramma e commedia che metterà a dura prova il corpo e l’anima di un protagonista sempre più tormentato e in difficoltà.

L’esistenza di Frank, uno dei personaggi più suggestivi ideati da Benson, ricalca un percorso di progressivo perfezionamento morale: abbandonata la via piana della brillante carriera, degli agi dell’aristocrazia e di un matrimonio imminente con una splendida ragazza, il giovane si mette in cammino, sia fisicamente che moralmente. Con un gesto folle, almeno secondo la logica del mondo, rinuncia a tutto per seguire l’unica cosa vera: il Dio a cui la Chiesa di Roma lo ha avvicinato (il titolo inglese del romanzo significa proprio «Non avrai altro Dio»).

Al termine del romanzo il rifiuto del mondo e il processo di santificazione raggiungono il culmine quando Frank si consegna fiducioso, con un ampio sorriso sulle labbra, alla morte che incombe su di lui: «Era contento, qualunque potesse essere il sentimento degli altri. […] Quelli che erano là lo videro muoversi così leggermente nel letto e alzare un pochino il capo. Poi il corpo ricadde, e il fallimento fu completo».

Nel 1912 venne pubblicato The Coward, romanzo moderno il cui protagonista è Valentine Medd. Il ragazzo – il codardo del titolo – è immaturo e umorale; in poco tempo passa dall’esaltazione alla depressione, dalla gioia più scomposta alla tristezza. Mentre si trova in vacanza in Svizzera, con sua grande soddisfazione impara a scalare, ma dopo aver disatteso il consiglio di una guida, viene umiliato e cade nello sconforto. Il medesimo atteggiamento lo si riscontra nei confronti della fidanzata, Gertie, più volte abbandonata e ripresa. Dopo l’ennesima brutta figura, quando il fratello maggiore Austin combatte un duello al suo posto, venendo ferito, Valentine è isolato dal resto della famiglia, considerato una vergogna. Il padre, il vecchio generale Medd, incarnazione dei valori tradizionali del casato, è talmente disgustato dalla vigliaccheria del figlio che è persino disposto a cacciarlo di casa. Il giovane, sull’orlo del suicidio, un giorno incontra casualmente un sacerdote, padre Maple, che prende a cuore la sua causa e lo educa all’irrobustimento fisico e morale. Valentine è ora desideroso di provare il suo coraggio, e l’occasione giunge presto. Rimasto solo in casa mentre i genitori sono lontani, scoppia improvvisamente un incendio: si impegna in tutti i modi per domarlo, ma finisce per essere ucciso dalle fiamme.

Con il suo sacrificio Valentine ha trovato la redenzione a lungo cercata; solo per gli orgogliosi familiari, emblema di un sistema sociale sull’orlo del collasso, il ragazzo rimarrà il codardo di sempre.

Anche An Average Man (1913) riprende e sviluppa il medesimo tema. Percy Brandreth-Smith, complici il denaro e il successo, abbandona l’idea di convertirsi al cattolicesimo. Lascia quindi gli amici, si separa dalla fidanzata e si dà alla bella vita. Si sposa poi con la figlia di un ricco protestante, una nuova occasione per far carriera presso i circoli più prestigiosi del Paese (da cui, naturalmente, il “papismo” è bandito). Diametralmente opposto a lui è Mr. Main, un ministro anglicano sposato con una moglie gretta e cinica. Perdente cronico, privo persino di un nome proprio, dopo aver sacrificato ogni opportunità di carriera viene infine accolto nella Chiesa di Roma.

Nella vicende dei protagonisti vengono sintetizzate le caratteristiche dell’uomo medio del titolo, di colui, cioè, che si accontenta della felicità su questa terra – come la maggior parte delle persone – trascurando Dio, l’unica cosa realmente importante. Per fortuna, pare suggerire Benson, la conversione è sempre possibile, così come quella della santità è una strada percorribile da tutti.

In Initiation, romanzo del 1914, viene invece affrontato il delicato tema del dolore che, come scrive il gesuita Martindale, «è capace di svegliare l’anima dell’uomo quando tutto il resto si rivela inefficace». Sorprendentemente, come in A Winnowing, la storia si risolve in un inno quasi francescano alla gioia di vivere, a Dio e a tutto ciò che di bello e di buono ha creato, morte compresa.

La trama è semplice: Sir Nevill Fanning è un giovane baronetto inglese e ha tutto quello che un uomo del suo rango può desiderare, come una bella dimora, alte rendite e l’affetto della zia e del giovane cugino (dopo la morte dei suoi genitori, i due vivono in casa con lui). Solo la Fede cattolica sembra essersi affievolita, ridotta ormai a mera adesione formale. Durante un soggiorno a Roma incontra la bella e indipendente Enid con cui si fidanza. Tuttavia la ragazza – forse ispirata a Baron Corvo, scrittore eccentrico che fu, per breve tempo, amico di Benson – esercita su di lui una sinistra influenza: di estrazione protestante, Enid coltiva una religione del sentimento che si estrinseca nell’adorazione panica della natura e considera il cristianesimo un rozzo palliativo per coloro che non sono in grado di cogliere quelle forze spirituali che percorrono il cosmo. Nevill, sempre più lontano dalla Chiesa, non ascolta le raccomandazioni della zia, preoccupata per lui. La sua coscienza subisce un brusco contraccolpo quando gli viene diagnosticato un tumore al cervello (la causa dei suoi costanti mal di testa). La drammatica circostanza costringe Nevill a riconsiderare tutta la propria esistenza e, soprattutto, a riabbracciare la Fede.

Il libro, complice una trama che non presenta grandi colpi di scena, racconta con efficacia il riscatto di un uomo, l’iniziazione a un’umanità più vera, più profonda e più autentica attraverso la via stretta del dolore. Come Cristo, Nevill vive una passione che è, secondo l’etimo, sofferenza e, al contempo, fonte di inesauribile attrazione. Lo spettro della morte che incombe su di lui lo riporta con insperata provvidenzialità sulla via di Cristo a cui si affida per ridare significato a una vita che si avvia prematuramente lungo il viale del tramonto. Quello del protagonista è un abisso sfiorato per un soffio, un rischio scongiurato dal progressivo distacco da Enid che, col passare del tempo, si rivela essere una creatura fragile, sostenuta solamente da un egoismo luciferino.

Pubblicato postumo nel 1915, Loneliness? è l’ultimo libro scritto da Benson, un racconto moderno dalla forte caratura psicologica che ripercorre i temi della vocazione e della rinuncia di sé, due dei più cari e indagati dall’autore.

La giovane cantante Marion Tenderton ritorna a Londra alla ricerca di un contratto dopo mesi trascorsi in Germania per perfezionare le già brillanti doti canore. Quando la ragazza si innamora di Max Merival, la famiglia protestante del rampollo è molto preoccupata sia per la Fede cattolica di Marion che per la sua carriera di cantante d’opera, giudicata sconveniente. Il suo confessore le consiglia allora di chiedere a Max di convertirsi al cattolicesimo prima del matrimonio, facendogli promettere di educare nell’antica Fede anche i figli. L’uomo, però, non sembra molto convinto e la paura di perderlo fa vacillare Marion. Le difficoltà sono solo all’inizio: qualche tempo dopo, a causa di un incidente in scena, la ragazza danneggia irrimediabilmente la voce, che non ritorna neanche dopo una delicata operazione alle tonsille. Disperata e priva di qualsiasi sostegno, sta quasi per sposare Max con rito anglicano, ma all’ultimo si convince ad abbandonare il proposito e a rompere il fidanzamento. Nella meditazione silenziosa e nella preghiera si realizza finalmente quell’irrinunciabile legame con Cristo che da tempo cercava.

Il romanzo di congedo di Benson è una sorta di testamento umano e spirituale in cui riecheggiano le memorie e gli affetti di una vita. Sulle note di Wagner si dipana la storia di una conversione vissuta principalmente attraverso l’allontanamento da tutto, anche dagli effetti più chiari. Aiutata dalla fedele Maggie – un’anziana cattolica che ha preso a cuore la sua sorte – Marion vive dapprima il fasto della mondanità per poi perdersi nelle tenebre della commiserazione e dell’errore. Nonostante i limiti, la fedeltà all’ideale cristiano diviene l’appiglio per redimere un’esistenza vissuta incoerentemente e per ridare nuovo lustro alla propria umanità.

La solitudine, alla fine, assume un valore inaspettatamente positivo: la ragazza capisce che la parola non implica disperazione, ma può significare la presenza spirituale di qualcun altro al proprio fianco, come la solitudine di una stella che brilla cullata dall’immenso cielo.


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