La Chiesa imbarcata: i cappellani dell’Armada Invencible

Tutti conoscono almeno a grandi linee la storia della Armada Invencibile di Filippo II, che però non si chiamava Invencibile ma Grande y Felicisima. Di come il Re Cattolico fra il 1587 e il 1588 abbia armato, con l’appoggio di Sisto V, un’imponente flotta per invadere l’Inghilterra e rovesciare il governo della regina Elisabetta, fresca dell’assassinio di sua cugina Maria Stuarda e sempre in prima linea per turbare l’ordine dei regni cattolici e per saccheggiarli coi suoi pirati travestiti da ammiragli. Di come infine questa flotta sia stata sconfitta. Alcuni anni fa questo grande avvenimento storico fu pure mostrato al grande pubblico a mezzo di una pellicola “agiografica”, Elisabeth. The golden age, tutto fuorché storicamente verace. Noi oggi vogliamo raccontare la storia dei religiosi imbarcati sulle navi spagnole e a tal fine riprendiamo in traduzione nostra un interessante articolo di Pedro Luis Chinchilla su armadainvencible.org.

[foto da qui]

L’Impresa d’Inghilterra è in gran parte concepita come un’impresa religiosa, quasi come una crociata. Il duca di Medina Sidonia lo dichiarava già nel suo ordine generale: “Il fondamento principale per cui Sua Maestà si è mossa per compiere e intraprendere questo viaggio è stata, ed è, servire Dio nostro Signore e ricondurre alla unità della sua Chiesa molti popoli e anime che sono oppresse dai nemici eretici della nostra santo fede cattolica, che li tiranneggiano e li sottopongono a mille disgrazie”.
Pertanto, tutti i partecipanti avrebbero dovuto salire a bordo “confessati e comunicati, con gran contrizione dei propri peccati, come spero che tutti facciano”.
E in effetti si fece così. Il 15 luglio 1588, il duca stesso informava il re di come avesse disposto che su un’isola presso La Coruña, l’isolotto di San Antón, fossero installati tende e altari in modo che tutti i frati imbarcati nell’Armada Invencibile potessero confessare e dare la comunione a tutte i soldati che vi si erano recati.
Riaffermando il significato spirituale dell’Impresa d’Inghilterra, era stato incluso nell’ordine generale quanto segue: “Nessun soldato, marinaio o altra persona che serva e si arruoli in questa Armada, bestemmi e rinneghi Nostro Signore, Nostra Signora e i santi”.
Era vietata anche la presenza a bordo di “donne pubbliche e private”, cosa che non si verificò nel caso delle “private”, come abbiamo già commentato nel nostro articolo “Le donne dell’Armada Invencibile“. Oltre alle donne imbarcate nell’orca Santiago, abbiamo notizie di altre donne a bordo. Infatti, Fernández Duro afferma che l’esplosione avvenuta alle quattro del pomeriggio del 31 luglio 1588 nella nave di San Salvador, l’ammiraglio di Oquendo, e causata da un artigliere della stessa nave, fu il risultato di un attacco di gelosia di questo. Questa gelosia prese la vita di oltre 200 uomini e causò la cattura del San Salvador da parte degli inglesi.
La seconda missione che avevano i religiosi a bordo era l’assistenza sanitaria dei malati e dei feriti. La migliore prova di ciò è che il libro del personale dell’ospedale della Gran Armada, include tutti i religiosi imbarcati.
I riferimenti alla missione sanitaria dei religiosi sono costanti anche prima della partenza dell’esercito invincibile. Frati di Sant’Agostino e del Carmelo furono inviati a Lisbona per prendersi cura dei malati colpiti dall’epidemia che si diffuse nelle navi ancorate là nel luglio del 1587.
I religiosi hanno garantito un’assistenza adeguata ai feriti a bordo mentre marinai e soldati svolgevano i loro compiti. I frati di San Giovanni di Dio avevano, infatti, quel compito come unica missione.
Tuttavia, vi era un terzo compito che giunge, in larga misura, a giustificare la presenza nella Armada del 1588 di membri praticamente di tutti gli ordini religiosi spagnoli del periodo.
È il Generale dell’Ordine dei Domenicani che ci fornisce gli indizi su questo terzo compito:
“E se il nostro Signore sarà servito per il fatto che attraverso l’esercito di cui sopra, verranno conquistati alcuni regni e province di infedeli che devono ridursi al cristianesimo, dove ora o in passato ci sono o ci sono stati monasteri del nostro ordine, incarico e comando che i suddetti monasteri siano ridotti all’ordine che li avevano in precedenza (…) e provino a ridurre i monasteri all’ordine di cui erano in precedenza, prendendo possesso di loro e dei beni e delle proprietà temporanee che possiedono”-
Molto probabilmente altri ordini religiosi avevano le stesse istruzioni, quindi è facile dedurre che questi avessero l’obiettivo, nel caso di occupazione l’Inghilterra, di riconquistare i loro vecchi monasteri.
Carmelitani, Francescani di Spagna e Portogallo, Francescani scalzi, Carmelitani scalzi, Mercedari, Trinitari, Gesuiti epadri della Vittoria, fino a un totale di 149 membri di diversi ordini, si unirono alla Gran Armada ancorata a Lisbona nel 1588.
Durante la permanenza della Armada a La Coruña, nei mesi di giugno e luglio 1588, si unirono anche 26 nuovi religiosi, tra cui tre del Terz’Ordine e sette di quelli recentemente creati dall’ex soldato Bernardino de Obregón, gli “Obregoni”, un ordine che è già scomparso e che ha mantenuto un rapporto molto forte con la Armada durante la sua esistenza.
In totale 175 uomini di fede disposti a prendersi cura, sanare e guarire, amministrare i sacramenti e dare sostegno spirituale, ma anche con la missione di restituire alla fede cattolica i monasteri delle terre conquistate.
Religiosi che hanno sofferto insieme a marinai, nobili e soldati, le stesse vicissitudini e le stesse pene. Era proprio per questo motivo giusto ricordarli.






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