>>> L’opposizione magisteriale a fascismo, nazionalsocialismo, liberalismo e comunismo <<<

Nuova recensione a cura di Luca Fumagalli

Troppo spesso, colpevolmente, ci si dimentica di Pio XI, relegato dalla scarsa memoria dei più al ruolo di “minore” tra due giganti del papato novecentesco quali San Pio X e Pio XII.

Eppure Papa Ratti fu il pontefice della condanna dell’ecumenismo, colui che, in tempi tutt’altro che facili, nella turbolenta parentesi tra le due guerre mondiali, ribadì le prerogative della Regalità Sociale di Cristo e la santità del matrimonio. Non poteva perciò che essere lui a rigettare le persecuzioni anticattoliche in Spagna e in Messico e a condannare ufficialmente le principali ideologie moderne, figlie di un mondo spiritualmente malato. Il capitalismo liberale venne messo alla berlina con l’enciclica Quadragesimo Anno (1931), tra le più illuminanti esposizioni della dottrina sociale cattolica, mentre in Non abbiamo bisogno, del medesimo anno, il Papa prese le difese dell’Azione Cattolica italiana in seguito ai tentativi del regime fascista di eliminarla. Nel 1937, invece, le encicliche Divini Redemptoris e Mit brennender sorge criticarono senza mezzi termini rispettivamente il comunismo e il nazionalsocialismo. Dunque Pio XI navigò puntualmente controcorrente: “Agere contra” potrebbe essere il suo secondo motto.

Queste lettere encicliche sono state radunate dalle Edizioni Radio Spada nel volume L’opposizione magisteriale a fascismo, nazionalsocialismo, liberalismo e comunismo, pubblicato per la prima volta nel 2015, con saggi introduttivi di Andrea Giacobazzi e Pietro Ferrari.

In un mondo ancora ingessato – tanto sul piano metapolitico quanto su quello delle relazioni internazionali – dagli esiti del secondo conflitto mondiale, se risulta vera la metafora di “liberalismo e socialismo, facce opposte della stessa medaglia”, andrà spiegato che fascismo e nazionalsocialismo sono anch’essi sistemi politici dovuti in parte significativa, sebbene non esclusiva, alla modernità.

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