di Massimo Micaletti

Nel 1985, Honda ha un problema non da poco: i motori V4 lanciati sulle VF500 e VF750 si rompono troppo spesso e questo inconveniente, unito a ciclistiche non molto efficienti, sta guadagnando alle moto una pessima fama. La Casa mette mano ai motori ma, per rilanciare l’immagine del prodotto, decide di avviare anche un programma corse col V4, il quale, però, pur molto potente si rivela fragile anche in pista sicché la versione corsa, la VFR750R, raccoglie meno di quanto potrebbe. Così, attraverso una serie di affinamenti e prototipi, Honda ripensa completamente la VFR750R che si allontana sempre più dalla versione stradale VFR750F che gode comunque anch’essa di sostanziosi miglioramenti.

La VFR750R “finale” è totalmente differente sia dalla moto da corsa che l’ha preceduta che dal modello di grande serie, tanto che Honda, per rimarcare la distanza tra i due modelli, aggiunge la sigla che il reparto corse aveva adottato: “RC30”.

Al debutto, nel 1987, la RC30 costa quasi il doppio della VFR750F ma va esaurita in pochissimo tempo. E’ un oggetto bellissimo che coniuga in ogni suo aspetto l’efficacia e la leggerezza di una macchina da corsa con la presenza e la fruibilità di una sportiva stradale. La potenza solo di poco superiore rispetto alla F (115cv contro 100) non deve ingannare: questa è una moto da gara messa su strada, sicché con pochissimi accorgimenti il motore può arrivare a potenze ben superiori e reggerle egregiamente, mentre sospensioni e telaio sono a livelli altissimi.

La VFR750R vince la prima e la seconda edizione del mondiale superbike, nel 1988 e nel 1989: ma nel 1990 il titolo piloti le viene portato via da una moto che di cilindri ne ha solo due e non quattro, che non ha una carena affiliata ed elegante e non ha neppure lo splendido forcellone monobraccio che la RC30 ostenta. Questa moto è rossa, il suo motore ha un suono cupo e pulsa che lo senti a venti metri e viene da una piccola fabbrica bolognese che, in tutto, ha meno dipendenti del solo reparto corse della Honda: è la Ducati 851.